4.5.11

La meravigliosa, esagerata, spudorata nuvola bianca

Susino - Prunus domestica L. Da Wikimedia commons, foto di Rasbak
Nella primavera di una decina di anni fa la Nonaddetta, appena giunta nella Piccola Città per i suoi studi universitari, pedalava tra l'appartamento e il centro studi quando un albero è fiorito e l'ha fatta innamorare.
Da un giorno all'altro si è trasformato da una muta e immobile statua di rami in una esagerata nuvola bianca, sfacciatamente strabordante di fiori spudoratamente profumati. Dopo l'inverno più piovoso che avesse mai inzuppato la Nonaddetta (o forse era il fatto che in bici ti accorgi se piove ben più che in auto?!), la fioritura di questo albero lungo la stradina campagnola era un graditissimo segno che la stagione si avviava a diventare più clemente (tsè, non conoscevo ancora l'andazzo meteo locale!). Nei giorni successivi la Nonaddetta rallentava le pedalate quando passava sotto l'albero per riempirsi gli occhi di fiori, respirare il profumo e ascoltare le api. Poi i fiori sono spariti, sono comparsi i frutticini e la Nonaddetta, pazientemente, ha aspettato che maturassero e poi ha ampiamente mostrato all'albero che apprezzava i risultati del suo lavoro. L'albero doveva essere lì da molto tempo e, anche se il campo a fianco era ancora coltivato, nessuno si curava più di aspettare e raccogliere le susine.
L'inverno successivo era diverso perchè conteneva un segreto: la Nonaddetta sapeva cosa si preparava sui rami muti e aspettava la nuova nuvola bianca e profumata. Senonchè. Giusto prima che l'albero fiorisse è stato tagliato.

Sorvoliamo sul magone. Per un po' di giorni la Nonaddetta pedalava e arrivata alla curva lanciava uno sguardo triste al ceppo, poi un giorno l'ha visto: un sottile pollone in mezzo all'erba. E poi altri. Ah-ah, l'albero non si era arreso. Ma era chiaro che al primo taglio dell'erba i germogli sarebero stati falciati. Li tenevo d'occhio passando, sperando che gli altri non li avessero visti, aspettando che crescessero un po'. Poi ne ho tagliati alcuni e li ho portati in appartamento, ri-sperando che radicassero. Nel frattempo l'erba è stata tagliata e, anche se sono tornata spesso a controllare nel periodo successivo, non ho più visto germogli. Ma uno dei miei, dopo due settimane di suspance, ha fatto radici e si è trasformato in un nuovo piccolo albero. Non un figlio del vecchio ma un nuovo se stesso, uguale al primo: come se mi fossi tagliata un dito e da quello fosse ricresciuta un'altra me. Passando alla curva guardavo il ceppo e gli dicevo: sei salvo, sei stato testardo e hai avuto fortuna, vedrai altri posti attraverso i fiori di una specie di fratello.
L'alberello è cresciuto e quando ha avuto un paio d'anni è stato accolto nel giardino dei miei. La pianta ha già un bel tronco, sfoggia l'enorme vigore tipico dei pruni e fa una bella figura: le foglie rossastre in tutte le stagioni hanno un bell'effetto ornamentale e la fioritura si è già fatta notare da umani e api. Quest'anno porta anche un bel numero di frutticini. Ieri, di passaggio dai miei tra la Città delle Bambole e la Piccola Città, volevo fare all'alberello una potatura a verde, perchè è talmente vigoroso che la può sopportare bene.
Artista sconosciuto, USDA, 1889.
Da NCGR-Corvallis
Senonchè. Mi è caduto l'occhio su un rametto. Secco. Con le foglie attaccate. Curvo "a pastorale". Con una gocciolina di liquido che fuoriusciva.
No.
No.
No.
Aiuto.
Anni fa il magnifico biancospino dei miei, alto oltre due metri, si è ammalato dell'innominabile. Nonostante il mio consiglio da dottore delle piante (taglialo a zero e brucia tutto perchè può contagiarti qualsiasi rosacea, cioè metà del giardino: meli, peri, susini, l'altro biancospino, e beh per assurdo non credo le rose), il babbo che gli era molto affezionato ha insistito per cercare di salvarlo, e adesso lo capisco. Abbiamo cercato tutti i rami con i sintomi della malattia e li abbiamo tagliati 70 cm più in basso del sintomo visibile. Quelli che mostravano macchie scure interne li abbiamo tagliati ancora, fino a raggiungere legno apparentemente sano. Abbiamo disinfettato e sigillato tutti i tagli. Abbiamo bruciato i pezzi malati. E abbiamo sperato. La pianta, martoriata, si è pazientemente messa a ricrescere e non si vedevano sintomi nè su di lei nè su altre piante del giardino.
Wikimedia commons, foto di Trachemys
Fino a ieri. Avevo smesso di tener d'occhio il biancospino e ieri mi sono resa conto che è secco per metà. Con alcuni rametti come fulminati, curvi su se stessi che si tengono strette le foglie nere. Non so se bisogna fare denuncia della malattia, non siamo in una zona frutticola, ma so che è meglio tagliare e bruciare di nuovo tutte le parti malate. E so che vorrei salvare il mio albero.
Ho tagliato senza pietà due dei rami principali. Uno aveva una macchia scura interna e ho tagliato ancora. Non vedo altri sintomi. Spero, di nuovo. Quest'albero è tutto una speranza. Ho preso tre rametti giovani e proverò a farli radicare di nuovo, ri-sperando che non abbiano nessun @#£$%&*ç batterio sopra. Difficile dargli l'antibiotico, anche se ci sono paesi dove lo fanno!
Voglio vedere altre nuvole spudoratamente profumate ancora per molti, moltissimi anni.
Tutti, se è possibile!

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