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14.3.13

C'era una volta una Mamma Gatta, con 4 gattini che...



Ho scoperto che quando c'è il sole i prati dei vicini diventano viola e azzurri. Se invece il sole si nasconde, scompare anche l'azzurro perchè le corolle si richiudono e aspettano. E' già primavera!

Da qualche giorno non vediamo Mamma Gatta e ci stiamo chiedendo se sia nascosta con una nuova nidiata o se le sia capitato qualcosa. E' una questione importante, a livello locale... finchè non avremo tempo di mettere seriamente il naso fuori di casa - i lavori urgenti sono ancora molti e la data della nascita si avvicina - la nostra conoscenza di questo buchetto dove siamo andati a comprar casa è limitata al giardino e al cortile: e in cortile la presenza più assidua sono i gatti del vicinato.

La nostra esce di casa ostinatamente, ora che può, ma paga l'aver passato l'infanzia in appartamento: è ben meno sveglia degli altri. E soprattutto: non è affamata. Mai. Gli altri lo sono sempre. Qui siamo "in campagna" ed è comune, pare, non sterilizzare il proprio gatto nè tantomento curarsi dei gattini che poi, guarda un po', arrivano. Si mette del cibo fuori casa, alla mercè di qualsiasi bestia passi, e la quantità di cibo non cambia sia che di gatti ne giri uno (impossibile) sia venti. E' difficile stabilire se un gatto "è di qualcuno". La conseguenza sono gatti affamati ed elemosinanti, aggressivi tra di loro per sopravvivenza - la nostra è generalmente molto più sul vivi e lascia vivere, finchè stan fuori di casa sua - e molto territoriali (oh, come puzza la nostra porta, maledetto gatto grigio!). Una certa parte non ce la fa, si trasforma in un relitto spelacchiato che nessuno si sogna di curare, e poi sparisce. Se proprio diventano troppi, un po' di veleno abbassa la popolazione O_o

L'anno scorso Mamma Gatta ha avuto le sue prime cucciolate. La prima l'ha portata nel giardino della Vicina Bionda, ma sono morti tutti i micini, con grande strazio della Vicina che ha tentato invano di aiutarla a salvare l'ultimo. La seconda cucciolata è stata nascosta finchè i 4 micini sono cresciuti un po', poi li ha portati da noi. Il Nonaddetto si è intenerito perchè i gattini insieme pesavano quanto la mamma e ha permesso loro di entrare nella vecchia stalla; la Nonaddetta ha approvato telefonicamente da Nebbialand. Tragico errore - per noi! Loro sono stati benissimo, sono cresciuti in un vero parco giochi, con latte e crocchette a volontà, ma le loro pulci si sono trovate altrettanto bene e alla fine, nonostante le fialette antipulci, siamo stati costretti a buttarli fuori, fumigare la stalla e la casa (!!) e irrorare il cortile con insetticida da stalla! Che ne sapevamo noi di pulci? Prendete nota: MAI lasciar stare dei gatti pulciosi in luoghi chiusi e protetti.



Sterminata la gran massa di pulci, restava il problema di cosa fare dei gattini. Uno più bello dell'altro. Tre femmine, che nessuno vuole. E la nostra dimostrava ampiamente di non avere la minima intenzione di dividere casa con chicchessia dei nuovi arrivati. "Portateli in qualche campo e liberateli lì" era la risposta più magnanima alla domanda "Vuole un gattino?". A farli morire di stenti?
Il primo passo è stato acchiapparli uno a uno per spulciarli. Sapete quei due che tra mezzanotte e l'una e mezza di venerdì sera, lei dopo un viaggio di 5 ore in auto, si mettono a imparare a spulciare un gatto? Siamo noi. (Se vi servono istruzioni, siamo molto bravi ora. Veniamo anche a domicilio)
 
E una volta puliti e profumati? Li abbiamo chiusi in bagno: era l'unica porta interna che avevamo! E non potevamo lasciarli girare per casa: la nostra gatta aveva già cercato di suicidarsi buttandosi dal terzo piano - ci ha ripensato in tempo.
I dottorandi di Nebbialand si sono dimostrati le persone più aperte e sensibili... Sally ha viaggiato per un po' nella nebbia per poi proseguire verso il sole siculo e Furia se ne è andata a mangiar tortellini e mortadella.
Ne restavano due, chiusi in bagno. In quel momento io ho scoperto la gravidanza. Sapete quella che il ginecologo le dice "limiti i contatti con la sua gatta e non ne abbia con gatti sconociuti", e lei fa la faccia di bronzo e pensa a quei due che si arrampicano sul suo accappatoio in quei pochi minuti di doccia in cui non può tenerlo in camera, deve proprio averlo in bagno? Sono io, ed ero molto infelice e molto spaventata finchè non ho visto gli esami a posto. D'altra parte, Cuordipietra il fidanzato della Vicina Bionda si era offerto di risolvere la questione... lasciarli uscire di nuovo era una condanna a morte: e quindi?

Poi la Vicina Bionda ha trovato un'altra famiglia generosa: Notte Stellata poteva andare ad abitare con una mamma e il suo ragazzino che litiga con le parole, ed era francamente del tutto terrorizzata all'idea; ma quando sono venuti a prenderla, il ragazzino si è innamorato anche di Indiana Jones, che non aveva paura di niente, e la sua mamma ha deciso di non separare i due micini.
E vissero tutti felici e contenti e spulciati... tranne Mamma Gatta, che non abbiamo avuto il coraggio di provare a cacciare in acqua perchè ci aspettavamo una reazione ben diversa da quella dei gattini... E ora, dove sarà lei, che nelle scorse settimane girava con un codazzo di ammiratori che neanche le dive di Hollywood?
... qualcuno vuole un micino?

11.12.12

A casa

Ehi Pip.
Ti sarai accort* del cambiamento, immagino. Com'è come non è, perfino l'idraulico che ti dice che ha finito il bagno notte e invece ti accorgi che se svuoti la vasca ti piove in cucina, ecco, perfino questo non sembra così terribile come se me l'avessero scritto via sms mentre stavo a 400 km da qui. Meno male che il piastrellista è un po' più accorto e, snocciolando improperi all'indirizzo dell'incauto collega, ha rappezzato col suo sigillante magicissimo.
Adesso il difficile è decidere da dove cominciare. Ci sono tante cose da fare in questa casa, e ancora di più da pulire, che corro il rischio di portarti a spasso a caso da una stanza all'altra dimenticando qualcosa che era da fare prima. La spesa, per esempio.
Forse non serve pensare troppo. Basta fare una lista delle persone da chiamare e dei posti dove andare, e nei buchi tra una chiamata e un'uscita scegliere un'estremità della casa e venire avanti, in sella all'aspirapolvere e al mocio. Per la gioia della Gatta, che si ostina a cacciare il mocio, e mia che ho la conferma che il pavimento scelto nasconde le sue zampettate umide ;)
Di tempo ne ho. La superfantastica ditta localizzata nella cantina del Mago di Oz, location che mi aveva dato qualche dubbio sulla professionalità globale, mi ha lasciato a casa. Peccato, perchè il signore coi capelli rossi e pazzi e la felpa di pile sdrucita mi aveva buttato qualche bon bon che mi aveva fatto venire l'acquolina (LCA, bioenergie, biomateriali...). Peccato, perchè ci avevo creduto, perchè giurerei che il colloquio era andato meglio che agli altri. Peccato soprattutto perchè mi hanno dato l'impressione di aver scelto l'uovo oggi e io speravo che, se non per questo stage, si potesse collaborare per altre cose, ma se non sono seri forse non si potrà. E' andata che: "Scusi, buongiorno, sono sempre io. E' passato altro tempo. Avete poi scelto questo stagista?" "Ehm sì. In effetti dovrei mandare una comunicazione ufficiale. Abbiamo preso la persona che abitava più vicino, così ha meno difficoltà a prendersi un appartamento". Prego? Se abita vicino a cosa le serve un appartamento? Non abitate mica in Lapponia, io e - scommetto - tutti gli altri non avevamo bisogno di cambiare casa per venire da voi. E poi chi potrebbe prendersi un affitto, per fare uno stage pagato 4.80 euro l'ora che ti vengono erogati al 70% del monte ore pattuito? Dì piuttosto che hai scelto una persona già disoccupata al momento dell'annuncio, a differenza di me, così questi 4.80 euro te li passa la regione. E come la manterrai questa persona dopo lo stage, quando presumibilmente dovrai pagarla di più? E perchè non hai chiesto i contributi INPS per avviare un contratto decente? Mistero. Avranno senz'altro i loro motivi che io non posso conoscere; so però che la comunicazione ufficiale non è mai arrivata. E che io speravo di vedere cosa si poteva imparare in quella cantina di Oz.
Sai che c'è, Pip? C'è che questo colloquio iniziato bene e finito male mi ha comunque restituito un po' dell'autostima persa nell'ultimo anno e mezzo in cui mi hanno tenuta a girare la macina di pietra. E meno male che ogni tanto arrivava qualcuno da fuori, guardava per un po', e poi mi diceva: "Ma qui è sempre così? No perchè è da pazzi" e io mi rassicuravo sulla mia, di salute mentale. E allora va bene così, io e te passeremo del tempo insieme, il tuo primo tempo, che è prezioso. La pancetta si vede già e non credo proprio che avrò altre offerte per parecchi mesi. Godiamoceli allora. Magari vediamo se non c'è un corso che posso fare per imparare qualcosa che magari va un po' più di moda della green economy per ladies, per esempio fare la segretaria o l'impiegata contabile. Ho pur sempre fatto lo scientifico e io e excel facciamo colazione insieme ogni mattina; e per i corsi non importa se hai la pancia, tanto sei tu che paghi. E adesso andiamo a fare una torta con tutto quello yogurt che scade e poi andiamo a cercare il falegname e a parlare con la vetreria e a fare la spesa; e poi se facciamo in tempo torniamo a casa a pulire... ma credo che puliremo domani. E va bene lo stesso, tanto non finiremo mica in un giorno, cosa credi?
Un bacino.

14.6.12

Era solo per riordinare il garage


Nota: è un post lunghissimo, ma è un periodo intenso tra lavoro fuori sede, weekend a lavorare nel cantiere  (abbiamo finalmente la porta d'ingresso!) e un tentativo di organizzare il mio prossimo lavoro con degli spagnoli.
Allora stasera mi sono impegnata e lascio qualcosa da leggere... perchè sto per andarmene negli USA per 15 giorni al seguito del Nonaddetto che ha un congresso nella città di A, quella dove va sempre l'Elasti-famiglia. E noi ci attacchiamo una settimana a NYC. In una stanza affittata in un appartamento, perchè per gli americani il concetto di "hotel low cost" significa "meno di 250$ a notte". Spero che torniamo vivi ed entusiasti! Proverò a connettermi da là ma non si sa mai. Almeno allora lascio i saluti... ci si vede a luglio!

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Succedono fatti che sono come domande
passano giorni, oppure anni
e poi la vita risponde.
(non mi ricordo chi l'ha detto)

I Nonaddetti hanno deciso di buttare l'Everest di scatoloni che l'Ingegnere, ex proprietario-meteora della casa, aveva lasciato in garage. Non le porte in legno di 100 anni fa che avrebbe dovuto lasciare, ma scatoloni di scartoffie, vestiti vecchi e tutto quello che non si ha il coraggio di buttare anche se non ci ricordiamo neanche cos'è. La pazienza ha un limite, in questo caso un anno e mezzo, la stagione inizia a far rischiare grandine, avere un garage e non poterci metter l'auto è fastidioso e quindi...

Tra il ciarpame, separato in carta/plastica/indifferenziato, come si poteva aspettarsi c'era un po' di pornografia. Poca roba e innocua, qualche videocassetta etichettata con uno scarno "VM18" e un paio di fumetti. Ho guardato qualche pagina dei fumetti e poi li ho aggiunti al mucchio  della carta da riciclare.
Mentre buttavo gli scatoloni successivi, però, pensavo e mi venivano domande. Così poi ne ho parlato con il Nonaddetto. Ci siamo scambiati le nostre esperienze (e inesperienze) al riguardo, le nostre opinioni, le esperienze e le opinioni di amici che ce ne avevano parlato... tipo quelli che abitavano sopra il night club.

Il succo del discorso è stato: puoi anche non essere mai stato un fruitore di materiale pornografico, eppure appena ne vedi un briciolo lo riconosci. Dentro di te. Riconosci gli stereotipi, l'impostazione dei ruoli, le (brevissime e iper-ripetitive) narrazioni.
Se lo riconosci senza averci mai avuto a che fare, vuol dire che non sta solo lì dentro. E' anche fuori. E a pensarci, è dappertutto, la pornografia è lo schema mentale che domina le relazioni spicciole tra le persone nel quotidiano. Sono incredibilmente familiari, quei personaggi e quei copioni.

Qualche sera dopo, passati dal Fratello, la TV in sottofondo mandava uno 007 con Connery (che è indubbiamente meglio da vecchio di allora). E io guardavo distratta, e poi mi sono resa conto che era lo stesso copione, anche se si fermava prima di mostrare alcunché di esplicito. Lui seduce per definizione, lui è un dio in terra, lui non si può non volerci andare a letto, lui non ha bisogno di corteggiare, non deve dire niente, si siede al tavolo da gioco e voila, la signora gli dice possiamo vederci? E lui se la trova poi in casa già spogliata. "Guardi che devo partire subito... beh, quasi subito". Finito, non c'è altro. (Anzi spesso in 007 lei moriva direttamente, così faceva spazio)

La conclusione è stata: il modo di essere (? non essere?) e di relazionarsi (??) che propone non mi piace, non fa per me, mi fa sentire male.
PERO'.
Mi trovo a corto di modelli alternativi.
Voglio dire... posso pensare a decine di altri film e libri con trame simili. Tutti buoni per dire "ecco, se tu avessi fatto così con me... col cavolo che concludevi qualcosa".
E neanche mi piacciono i romanzi rosa, con 350 pagine di pippe mentali di lei, lui che è un incrocio tra il principe azzurro e lo stesso maschio di cui sopra, e  finisce con "e vissero felici, appassionati e contenti".
Ma sono in difficoltà a dire "potresti leggere questo libro o potremmo guardare questo film, ecco, quella coppia è proprio... proprio... sono innamorati. Si amano. Capisci? Sono capaci di amare, imparano questo!". Mi viene in mente solo L'amante di Lady Chatterley, o al limite L'amante, anche se mi sento più  in sintonia coi gusti di Connie che di Marguerite.

Poi l'altro giorno mi imbatto nell'ebook La fine del desiderio, e collego che è la stessa autrice di Sii bella e stai zitta, e che c'è un terzo ebook sulla sua esperienza attraverso l'anoressia. Scopro che è una filosofa uscita dalla Normale, trasferita in Francia e che lì è una voce nota. La sinossi dice "Cos'è la pornografia? Cosa la differenzia dall'erotismo? La filosofa Michela Marzano indaga le basi della rappresentazione del corpo umano e della sessualità...".
L'introduzione al libro è prolissa e macchinosa. Ma è arrivato con un tempismo troppo perfetto. Sta sulla mia libreria dei desideri e penso che passerà presto in quella degli ebook.

A far compagnia al suo libro personale... che dimostra un tempismo altrettanto perfetto. Lo prendo. Lo inizio. Non ho mai avuto problemi col cibo se non da piccolissima, ma i meccanismi che descrive li riconosco, in me, in molte persone che mi sono vicine e meno vicine. Siamo simili, viviamo tutti gli stessi problemi e abbiamo le stesse paure, poi ognuno reagisce a modo suo.
Quelle parole mi hanno fatto luce su alcune cose che confusamente cercavo di sbrogliare da me.
E oggi la Mamma, la Sorella e il Papà erano in crisi. Niente problemi di cibo, ma tante paure. Mi è arrivato un sms di quelli che chiamano emergenza. Ho preso una pausa e ho scritto loro. Con le mie parole, che dopo anni fuori di casa riesco finalmente a rintracciare, e aiutata dalle riflessioni di questi giorni sul libro.
Spero di aver aiutato un poco. Spero di non aver fatto del male. Pare di no, dai primi commenti, pare che  in un momento di nebbia abbia parlato di sole e cielo azzurro. Meno male. Avevo lacrime dietro gli occhi e un vuoto, un buco, nella pancia, dove ti prende la paura. Voglio bene alla mia famiglia.
La sera ne ho discusso col Nonaddetto e siamo stati d'accordo: ho un bravo papà e una brava mamma e un fratello e una sorella a cui voglio bene. Sono, siamo, lontani dalla perfezioni e pieni di vuoti, di buchi, ma ci vogliamo bene e, nonostante gli scivoloni, di base sentiamo che non mettiamo condizioni al volerci bene. Ti voglio bene anche se non sei perfetto e non fai quel che vorrei io, non solo se sei come vorrei.

E penso a Tè allo Zafferano e Nonhaicapito, che non leggono libri. Devo trovare loro un libro per ciascuno che faccia loro venire il dubbio di perdersi qualcosa di importante...

E pensare che volevamo solo mettere l'auto in garage!


10.4.12

Weekend

Questo post è allo stadio di bozza da 2 settimane. Non sono riuscita a scrivere altro, perciò propino questo. Oggi ho bisogno di sfogarmi, per cui potrei scrivere ma potrei giudicare quel che scrivo più indigesto di questo che avevo scritto: e cestinare! Spero di non fare come il classico marito (non il mio) che con 37°C è in fin di vita sul divano.

Il mio weekend è iniziato venerdì alle 23, quando ho rimesso piede a casa dopo quattrocento km e spiccioli. Un bacio al Nonaddetto, la Gatta che mi ignora bellamente - ehi felino, insinui che non sono più di casa qui, io?, una tazza di latte per completare la cena a base di crackers in auto, ci metteremmo a chiacchierare ma è tardi, doccia e nanna.

Sabato mattina si dorme. I lavori non si fanno da soli ma siamo stanchi. Il pomeriggio torniamo a vedere la cucina. Mentre noi ci dedichiamo a simili  inaudite gozzoviglie passa da noi, senza una telefonata preventiva, il vecchietto Idraulico con l'anca sbilenca che si lamenterà molto per non averci trovati a casa. La Cucina. Nonostante fossimo partiti ancora un po' dubbiosi, piano piano all'unisono decidiamo. Abbiamo ordinato la cucina. Dico! E' bellissima (somiglia a quella della foto, ma di un'altra ditta. E c'è del rosso), è ben fatta, è garantita 10 anni, è un passo grosso, fa tanto casa, siamo emozionati. Andiamo a dormirci su. No, un sms cambia il programma, il Fratello è nella Piccola Città, pizziamoci così possiamo portargli il suo regalo di compleanno. Torniamo contenti ma sfiniti. La lavatrice è pronta da stendere. Stendiamo. Crolliamo.

Domenica mattina si ridorme. Si lavoricchia, la malta, il colore, carteggiare, pulire, ci sono troppe cose da fare per due soli giorni a settimana. Si cerca di mettere insieme un pranzo della festa, di appianare le piccole incomprensioni del non vivere vicini, noi che condividevamo le 24 ore e adesso abbiamo un telefono sempre di mezzo. Le cose che facevano casa, che facevano noi, la sua musica dallo stereo, cucinare insieme, i suoi videogame, il mio giardinaggio in salotto, lanciare i topi di peluche alla Gatta, farci la lotta, farle le foto, farci un gelato, andare a passeggio - a quando? E' vero, adesso abbiamo la casa che prende forma - la nostra forma, però ci mangia tutti i weekend e il weekend è l'unico momento che abbiamo insieme, serve trovare un equilibrio e a volte viene un po' meno bene altre volte meglio.

Domenica sera si cena presto e poi riparto, perchè sono le settimane delle lab classes alla Città delle Bambole e per spezzare la strada mi appoggio ai miei, che son a metà strada tra me e il resto del mondo. Il mio weekend finisce domenica alle 20. Centottanta km. Un bacio alla Sorella, un po' di chiacchiere con la Mamma, Papà che già dorme, nessuno che mi dica questa casa non è un albergo. Crollo, sono già due ore che mi si chiudono gli occhi.

Lunedì mattina centosessanta km, con gli occhi che bruciano e si chiudono, ma perché ho così sonno stavolta, su verso gli abeti e le eriche e il cielo, poi giù verso i meleti e la gente che fa jogging sul terrapieno a fianco dell'autostrada, e verso 16 ragazzetti che non si aiutano a vicenda, mi guardano dall'alto in basso, qualcuno è in piena fase adolescenziale ritardata - mi do arie da persona adulta e competente (ringrazio di avere un buon inglese: un appiglio in meno!) mentre mi scaglio contro chiunque contesto tutto e vedo se reggi. Ma io non sono ingegnere, convivo bene con la scarsa affidabilità dei sistemi biologici: sono sedici 22enni e li preferisco mille volte caotici, rumorosi, sfiancanti, irrispettosi e piuttosto maleducati, piuttosto che militarescamente inquadrati, silenziosi e ordinati - che angoscia sarebbe. Pian piano puntualizzo cosa mi aspetto da loro, mi stupisco nel trovare risposta - oggi hanno aspettato il loro turno allo spettrofotometro senza proteste e lasciato il laboratorio quasi perfettamente pulito. Pian piano si accorgono che mi accorgo di chi di loro sa fare e chi no, cosa sa fare e cosa no, che cerco di spiegare in modo mirato, spero che qualcosa imparino. Tanto per dire, che è giusto ricevere un protocollo, e che è lecito chiedersi che cosa di quel che è scritto si può modificare, e perché. Esco stanca e non vado in mensa, sono stufa di mangiare da sola cibo mal cotto e di non poter sapere i prezzi, maggiorati rispetto ai professori, che toccano a me in qualità di collaboratore intellettuale dell'università. Un altro contratto che non c'è in nessuno dei moduli a crocette che mi capita di dover compilare, che so, al centro per l'impiego o per l'ISEE: io non esisto mai.

Lunedì sera trecento km, sono le nove passate, ho fame ma appena metto piede in Foresteria mi investe Maschiaccio con lo smalto rosa shocking alle unghie dei piedi e richieste di traduzioni in inglese di concetti come certificato di residenza storico, che non so cosa sia manco in italiano, e con racconti di decapottabili del '72 lanciate verso un concerto con lei dentro, che però finiscono la benzina in autostrada e bisogna spingerle e poi cercare la benzina ma invece arriva la polizia e tocca salire sul carroattrezzi stando dentro l'auto e tutta la gente ride, e non è un sogno ma il suo weekend.

Ho squillato al Nonaddetto ma non mi richiama, mi appendo al telefono per controllare se è caduto in un videogame, tra le braccia della rossa, la bionda o la mora, oppure giù dalla scala a pioli: è già successo e mi vien l'ansia a pensarci.

Buonanotte!

11.11.11

Felicità è

arrivare a casa...
cenare con il Nonaddetto, il ragu della mamma e una candelina sul tavolo...
parlare insieme e poi incagliarsi sempre sullo stesso punto: neanche stavolta salveremo il mondo, vabbè...
mettere le bucce di mandarino sulla stufa ...
una sessione di giochi con la Gatta e vederla perdere il suo contegno e lasciarsi andare al divertimento puro di rincorrere il suo adorato antistress della Sigma, che forse non lo sapeva ma ha creato il giocattolo felino preferito, morbido, lanciabile e dai rimbalzi imprevedibili...

17.10.11

Alea iacta est!

Non è affatto così confettoso. Non è rosa.
Sarà il nostro bagno lungo e stretto.
Anche qui un effetto pietra.
Una righina di mosaico e un decoro nella doccia.

Il bagno sopra mi piace molto 
ma il sito è perennemente inesistente, quindi nessuna anteprima.
Altro effetto pietra, comunque.
Un decoro di foglie stilizzato, che cambia con la luce.

E per il piano terra, loro, 30x60, posa diritta sfalsata a correre.

Tutto gres porcellanato.
Ci raccomandano il trattamento acido di pulizia sporco da cantiere
e un trattamento successivo di impermeabilizzazione
altrimenti si vedono macchie di calcare appena cade una goccia d'acqua.

Stile?



I Nonaddetti si sono innamorati dei mobili degli Artesanos Don Bosco, fatti nelle Ande, ciascun pezzo un pezzo unico realizzato da un solo artigiano-artista, appena li hanno visti a una mostra qualche anno fa.
Quando hanno deciso per una porta scorrevole che separi la cucina dal soggiorno, entrambi hanno pensato che l'avrebbero voluta con un disegno tondeggiante, a luna, a goccia, a non-sapevano-cosa ma probabilmente entrambi avevano in mente queste librerie. Fatevi un giro sul sito, che definirli mobili è riduttivo e "opere d'arte e di design" sarebbe più appropriato.
Comunque, prima della porta scorrevole i Nonaddetti devono ordinare al falegname quella d'ingresso. Presto, che fuori fa freddo e urge chiudere questa casa onde non congelarsi insieme a lei.

Ieri sera il Nonaddetto è stato improvvisamente ispirato.
Questo è, per noi, il portoncino perfetto.
Per il lato anteriore della casa,
ma anche per il retro,
ma anche per la porta scorrevole,
ma anche per le porte interne
(magari due affiancate, eh,
che ricompongono il tondo? no?).
Perfezione.

C'è solo il dettaglio che è moderno.
E la facciata molto rustica.
E al falegname verrà un colpo apoplettico,
con i suoi standard di classico e moderno...
E la mamma dice che non è sicuro.
Per ora queste quisquilie non ci dissuadono.

14.9.11

Sgranchirsi le dita dei piedi

Un bagno in cui fare la doccia. Con l'acqua calda.
Una scala con gli scalini invece dei pioli.
Una cucina. Dei mobili in cui mettere i piatti e le pentole, invece degli scaffali di metallo in camera.
L'acqua in cucina, invece che nel bagno al piano terra. Anche calda.
Un piano cottura a gas, con 4 fuochi, invece del fornellino da campeggio con un fuocherello solitario.
Il copriletto ricamato dalla nonna, di cui finalmente dopo anni capisci la bellezza. Magari è il caso di dirglielo.
Un inatteso mese di ferie.
Passare il mese di ferie facendo lavori alla Casa, beneficiando dell'aiuto di parenti e amici.
Inaugurare il barbecue per i parenti e gli amici.
Interrompere il mese di ferie-lavoro per un matrimonio. Aspettarne un altro in settembre.
Parlare un po' con tre mamme-in-attesa. Felici, spaventate, pazze di ormoni, stanche, curiose.
Passare da soli, io e il Nonaddetto, quasi tutti i giorni dell'ultima settimana del mese di ferie-lavoro.
Tornare alla Foresteria e scoprire che la Dracena e la Pachira non sono ridotte a un seccume mummificato ma sono fresche come se le avessi lasciate il giorno prima. Consigliatissime.
Ritrovare facce felici a ricordare le vacanze, e altre che per esorcizzare un po' di malinconia si sbottonano un po' a raccontare di casa.
Assaggiare dolcetti tunisini, dolcetti egiziani, dolcetti iraniani e cioccolato svizzero e di Modica in una specie di follia collettiva di festicciole di rientro.
Regalare cioccolato e vedere i sorrisi delle persone che non si aspettavano di riceverlo davvero.
Sentirsi offrire piantine per il giardino. O frutta.
Fare due parole con una persona che finora avevi solo salutato passando.
Scoprire con incredulità che il paesaggio ti sembra di nuovo bello, belli gli ippocastani cresciuti a formare un'unica enorme chioma come una coppia dopo tanti anni di matrimonio, bello il cielo, belli i colori.
Spedire mail a persone che non vedi da molto e ricevere una bella risposta.
Leggere un bel libro.
Averne una pila che aspetta.
Scoprire un'associazione dall'altra parte del mondo che lavora in un Paese che ti sta a cuore e sperare che pian piano si costruirà una rete.
Scoprire un video che ti piace per una canzone che ti piace.
Comprare piccole meravigliose piastrelline fatte a mano in USA e ricevere il pacco.
Trovare altre piastrelle per la Casa. Finalmente quelle giuste. Al prezzo giusto.
Destinare le piastrelline artigianali a quadretti, e intanto prenderci gusto a chiacchierare via mail con chi le ha fatte.
Ricevere dei CD che ti piacevano tanto e ti mancavano.
Vedere i lavori alla Casa progredire con ritmo lento o serrato, ma progredire sempre.
La micia che quando torni al venerdì inizia a miagolare che sei ancora in cortile e poi si arruffiana fino alla mattina successiva, dormendo ai tuoi piedi.
Ricordarsi di quell'amico, marito di amica e ora papà di tre, che ti diceva scherzando: la vie c'est fantastique, pourquoi tu te la complique?

Ah non era proprio così? OK. Il dialogo vero, bellissimo, tra i due angeli del cielo sopra Berlino è circa questo...


Damiel: È  bello vivere di spirito, testimoniare per l’eternità soltanto quello che c’è di spirituale nella mente degli uomini. Ma a volte sono stanco della mia esistenza spirituale. Invece di aleggiare sempre lassù vorrei sentire un peso crescere in me per porre fine all’infinito e legarmi alla terra. Vorrei essere capace, a ogni passo, a ogni soffio di vento, di dire “ora”, “adesso”, e non più “per sempre” e “per l’eternità”. Sedermi a un tavolino ed essere salutato, anche solo con un cenno. Ogni volta che abbiamo preso parte alle cose umane, era per finta. La lotta con un uomo, l’anca lussata: per finta. Prendere un pesce: per finta. Sedersi a tavola, mangiare e bere: per finta. Agnello arrostito e vino, là nelle tende nel deserto: soltanto per finta. No, non chiedo di piantare un albero o di concepire un figlio, mi basterebbe tornare la sera dopo una lunga giornata e dar da mangiare al gatto, come Philip Marlowe. Avere la febbre. Le dita annerite dal giornale. Commuovermi non soltanto con la mente, ma per la linea di una nuca, per un orecchio. Mentire! Sfacciatamente! Sentire le ossa che si muovono con te mentre cammini. Tirare a indovinare, invece di sapere sempre tutto. Poter dire “aah”, “oh”, “ehi”, invece di “sì” e “amen”.

Cassiel: essere capace, per una volta, di entusiasmarsi per il male. Tirare fuori dai passanti tutti i demoni della terra e scacciarli nel mondo. Essere selvaggi.

Damiel: O almeno sapere che cosa si prova a togliersi le scarpe sotto il tavolo e sgranchirsi le dita dei piedi.

9.8.11

Nome: Scorpio. Cognome: avreipreferitononincontrarti

A traslocare nelle Bucoliche c'è anche il rovescio della medaglia. Di solito lo riconosci perchè ha troppe zampe.
Regola aurea: dove abito io, chiunque sia sorpreso in casa e risulti possessore di zampe in numero pari a sei, otto o superiore è condannato a subita e istantanea morte.
Potrei anche concedere la grazia, possibilità molto più concreta se sei una coccinella o una farfalla, ma in linea generale: SPLAT!
Va da sè che se sei un ragno gigante che manco un film dell'orrore, o uno scorpione, le possibilità di cavartela oscillano tra lo zero assoluto e il nulla. Infatti la lista dei valorosi caduti ha già una sua consistenza.
Eppure.
Codesta orrida creatura è la prova vivente (almeno quando l'ho vista per l'ultima volta) che mai dire mai.
In considerazione del fatto che stava in uno scatolone di viveri che io, ignara, ho svuotato a mani nude senza riportare punture...
In considerazione del fatto che magari ha provato senza successo a pungermi, ma non l'ho colto sul fatto e quindi vale il beneficio del dubbio...
In considerazione del fatto che quando l'ho visto (=quando ho riguardato nello scatolone dopo aver fatto un salto indietro) se ne stava rincantucciato e spaventato, in trappola...
In considerazione del fatto che, essendo appunto lui/lei in trappola, ho avuto il tempo di pensarci su, e uccidere a sangue freddo è più difficile...
Ebbene, la pena di morte è stata commutata in reclusione in un vasetto puzzoso di pomodoro scarpariello (buono, lo so, ma non per farci l'aerosol) e successivo esilio, spero perenne, a 20 km di distanza.
La seduta è tolta, ma i prossimi si ricordino che l'eccezione conferma la regola: SPLAT!

8.8.11

Un po’ castello, un po’ villa, un po’ casa sull’albero







Un castello con mura di pietra in cui dama e cavaliere cenano al lume di candela, perché l’unica lampadina non è sufficiente e anche i lampioni fuori son tanto pochi che le stelle si moltiplicano. È la Via Lattea quel chiarore? Poi il pavimento si popola di fili, triple e prolunghe e il XXI secolo riesplode in tutti i suoi watt. E siamo in rete!
Una villa di campagna, viti e alberi e orti e galline e mucche per vicini, vetri ondulati dal tempo, scuri di legno, San Giuseppe guarda il cortile dal mosaico, un pavimento in cementine uscito dritto da un film di Tim Burton (Johnny Depp non incluso) che bianco non torna ma lucido abbastanza, altri in cotto che aspettano il loro turno di pulizia per mostrare il loro colore. Un terrazzino da cui la micia osserva il mondo nuovo che la aspetta. Con punte di scarsissima approvazione in concomitanza con il transito di altri gatti in cortile.



 

Una casa sull’albero in cui arrampicarsi su scale a pioli per raggiungere il primo piano o la mansarda. Un po’ circo, anche, se contemporaneamente ti improvvisi equilibrista per portare da basso i piatti da lavare o di sopra quelli puliti. Finché il suocero (sant’uomo) passa a vedere e sentenzia che “non è molto pratico”: la scala di legno a gradini riprende il suo posto e la casa è un po’ meno sull’albero e molto più user friendly.




 

I Nonaddetti hanno traslocato. Due settimane fa e con una settimana di anticipo sulle previsioni, causa inattesa solerzia delll’omino incaricato di piombare il contatore del gas nell’appartamento. Sono stati aiutati da diverse persone tra cui spicca l’assenza dei genitori della Nonaddetta, tenuti all’oscuro di tutto (credo) onde evitare crisi di ansia (loro e poi mie) e il rischio di eliminazione delle loro ferie per aiutare nel trasloco. Sono incerta se quando glielo dirò saranno solo sorpresi (traslocato? davvero?), anche tristi (tu non ci vuoi, ah, mondo crudele!) o decisamente furiosi (siete pazzi!).
 
Si sono accampati in un’ala della casa che per ora non sarà coinvolta nei lavori di restauro. Adesso, con parenti e amici, sono addettissimi a procedere con i lavori e, intanto, nel trasformare quest’accampamento in un campeggio a due stelle: una per l’acqua corrente, l’altra per il wi-fi. L’importante è poterci sopravvivere fino al prossimo trasloco, che si spera arrivi prima del freddo: pochi metri più in là, nella stessa casa, una casa vera – la nostra!

19.7.11

Piastrelle!

Il cantiere sboccerà in una casa abitabile, un giorno!
Ma noi ci andremo ad abitare prima, come testimoniato dal countdown che dice che manca una settimana circa.
Ed è vero.

Era una casa molto carina, senza soffitto
(no, quello c'è!)
Senza cucina
(il Nonaddetto ne porta a casa una usata domani col furgone
e l'aiuto dell'amico X. Passano anche all'ikea
a prendere materasso e mobiletto per bagno,
entrambi rigorosamente in offerta)
Non si poteva entrarci dentro
perché non c'era il pavimento...
beh, se ci si accontenta del cemento c'è! 

Ma stiamo anche vedendo per le piastrelle. Potendo metteremmo solo legno e zero piastrelle, ma il cortile di ghiaia sconsiglia di mettere i teneri, economici, bei listoni di pino a piano terra. E in cucina e soprattutto bagno vogliamo poter pulire con detergenti aggressivi. Quindi piastrelle.

Queste ci piacciono proprio.
Forse un po' meno quando ci avranno comunicato il prezzo.



Effetto pietra, ma non rustico.
Elegante, ma non pretenzioso.
La versione opaca ha i piccoli riflessi di certi sassi al sole.
Il lappato sembra più facile da pulire, e non sfacciatamente lucido.
Le venature leggere potrebbero confondere un minimo le impronte
di zampette bagnate di gatto o di bambini.



Ci piace il rettangolare, ma posa sfalsata.
Questo è troppo beige però.


Oppure un finto travertino bianco.
Neanche di lui sappiamo ancora il costo.
Emotivamente meno attraente, ma più liscio e pulibile.
Il rettangolo costa troppo, qui si andrebbe sul quadrato.


Se qualche sperduto visitatore ha esperienze di pulizia sul gres porcellanato lappato o opaco i commenti sono benvenuti, anche se ogni piastrella è a sè...

17.6.11

Chiudi gli occhi e immagina...

Il sabato (di 2 settimane fa. Sono un po’ presa tardi…) dei Nonaddetti è stato addetto alla rimozione dei vecchi infissi della casa. Una parte, almeno… soprattutto quelli che mi ostinavo a voler salvare, fosse per me riutilizzerei i davanzali interni in legno, scavato e ondulato dal tempo che ha ottenuto sul legno lo stesso effetto che le onde ottengono sulla sabbia del fondo vicino alla spiaggia… Vorrei mettere le foto ma non le ho con me, né ho uno scanner per abbozzare un disegno… quindi consiglio di chiudere gli occhi e immaginare le ondulazioni marine e poi trasformarle in legno. Poi metterò anche le foto…

E le finestre? Sono ad arco ribassato, noi terremo la forma della luce e non la faremo rettificare come si faceva qualche decennio fa, ma i nuovi infissi saranno rettangolari perché arcuati costano molto di più e perché non sarebbero compatibili con le zanzariere. Però quelli vecchi, con l’archetto e le inglesine, son troppo belli per buttarli via. Magari si possono reinventare come ante a vetro di una libreria  in cui la gatta non possa raggiungere i libri per buttarli a terra se vuole infilarsi al loro posto o attirare l’attenzione? (foto immaginaria...) Ce n’erano 5 scampati alle precedenti revisioni della casa (quelle in cui le finestre erano state rettificate) e i Nonaddetti li hanno pazientemente liberati dai chiodoni che li fissavano al muro e poi sfilati dalla loro sede, scoprendo così il sistema costruttivo adottato all’epoca… (foto immaginaria...). Degno di nota il fatto che la cornicina inferiore decorativa dei davanzali fosse fissata al blocco principale tramite spine di legno e non da chiodi di metallo… sistema che sembra reggere molto meglio all’umidità: i chiodi, decisamente più recenti , erano decisamente divorati dalla ruggine mentre le spine di legno erano intonse. Con 5 infissi di quelle dimensioni si ospita una discreta biblioteca! (immaginare, immaginare…) 

La domenica è stata devoluta all’organizzazione last minute della mia partenza alla volta della Grande Città, ahinoi troppo lontana da quella Piccola e dal Nonaddetto e dalla casa e dalla gatta e, e, e. La Nonaddetta, nonostante si fingesse garrula e impegnata in mille futili e quotidiane faccende, ha finito per sfogare il subbuglio interiore sulla macchinetta fotografica, sperimentando che in effetti se la molli cade e magari si silura lo schermo. E di botto ha pianto, per la macchinetta che è un regalo di lui, per la paura del giorno dopo e di quelli successivi per i successivi 18 mesi, e già che c’era anche dei giorni che verranno dopo la fine del contratto, e per la nostalgia preventiva di lui, per la coscienza di lasciarlo da solo a gestire in prima persona i lavori alla casa, per la coscienza che lui crede in questo contratto più di quanto ci creda io, anche se preferisce non trovare solo la gatta quando rientra la sera e anch’io lo preferirei.  Quando la Nonaddetta è turbata piange e si dispera e proclama “ah, moriremo tutti!”, quando è turbato lui alza un sopracciglio e dice “andrà tutto bene”. Per fortuna poi entrambi fanno la stessa cosa, si rimboccano le maniche e fanno quel che c’è da fare.

26.5.11

Faccia da pitbull e carriolate di terra

Ridendo e scherzando... i lavori alla casa sono partiti. Non è che non ne ho parlato per scaramanzia (ma in ogni caso adesso che ne parlo subiranno una battuta d'arresto?), è che non avevo proprio tempo. Nell'ultimo periodo ho diviso il tempo fra le seguenti attività, in ordine crescente di ore:

- colloqui di lavoro: in numero pari a uno e di durata esagerata, considerato che ho ottenuto un solo risultato: ho chiarito che, per bilanciare la mia faccia da mocciosa, devo rinunciare a dormire nella cella criogenica + imparare a ringhiare come un pitbull. Perchè adesso come adesso non do' l'impressione di essere capace di prelevare campioni di cacca di mucca e mais per misurare se stanno marcendo per bene, e di sopravvivere a cotale tremenda esperienza. Embè, ho voluto studiare in un ramo tradizionalmente maschile e per di più in un ambiente certamente non cravattato... pensavo di sopravviverci senza imparare a bestemmiare in lingua locale ogni 3 parole almeno? Sbagliavo. Devo diventare cattivissima. Ah ah ah. Io. Seriamente? Mmmm. Mettiamola così: meno di adesso è impossibile, quindi posso solo migliorare! Tra 18 mesi devo essere una bbestia.

- treno. Per andare nella Grande Città e finalmente ottenere un contratto. Prossima gita prevista per la settimana prossima per la firma, dopodichè la settimana dopo si inizia a ballare. Kick-off meeting politico. Kick-off meeting scientifico. Io sarò frastornata da tonnellate di informazioni tutte in un colpo, ma cercherò di ricordarmi che magari un po' di faccia da pitbull non fa male neanche in ambiente accademico. Mmmm.

- Città Vicina a esercitarmi nell'europroject management. Non male, va'.

- Città delle Bambole a esercitare studenti più o meno volenterosi che non mi capivano un granchè. "Prendete il mortaio e pestelliamo il campione": sguardi disperati saettano da uno all'altro degli oggetti ordinatamente disposti sul bancone cercando di indovinare quale di essi sia il mortaio, manca solo la colonna sonora di un quiz televisivo in sottofondo. La maggior parte opta per prendere in mano un beaker di vetro, che sanno benissimo chiamarsi beaker. Inutile anche switchare all'inglese, "mortar" risulta altrettanto sconosciuto (e beaker si chiama sempre beaker). Sapevo che sarebbe stato utile imparare il tedesco, ma adesso ho il francese come priorità.

- casa/studio del Perito/uffici di svariati enti/negozi che vendono materiali edilizi di qualsiasi tipo. Mollato il Geometra (oh, come me la sto prendendo comoda a chiamarlo per sapere quanti soldi vuole), il Perito è decisamente un altro ritmo (non per alimentare diatribe professionali! è un caso!). I Nonaddetti hanno speso parecchi weekend alla casa e rotto il pavimento preesistente (soprattutto Lui), poi scavato, scavato, scavato, scavato, scavato, scavato, scavato, scavato, scavato, scavato, scavato, scavato, scavato, scavato, scavato, scavato, scavato, scavato, scavato, scavato, scavato, scavato, scavato, scavato, scavato, scavato, scavato, e portato fuori un imprecisato numero di carriole di terra e di sassi, con l'aiuto del Babbo che è venuto in trasferta un paio di giorni. Nessuna pentola d'oro del trisavolo sotto il pavimento della cucina: solo una vecchia maniglia rugginosa, ma senza baule del tesoro attaccato. Poi sono subentrati i due Muratori che, veloci e adorabili (spero non sia un'illusione), hanno spostato la scala ma senza romperla e preparato il vespaio aerato. E chiamato 2 camion e 2 bobcat che finalmente hanno rimosso l'enorme cumulo di macerie (e pipì di gatto e scorpioni) dal cortile. L'Idraulico sembra mastro geppetto a cui hanno appena operato l'anca (davvero. Zoppica e non regge più di un'oretta, ma conosce il vecchio impianto della casa, e adesso dovrà raccapezzarsi col nuovo). L'Elettricista speriamo venga subito a tirare i fili. Il Falegname preparerà i serramenti anche se dubito potremo davvero installarli prima che facciano ferie (loro, mica noi). E nonostante la mia mania della privacy, ecco un po' di foto che non rendono giustizia a quanto abbiamo scavato, scavato, scavato...

28.4.11

Tarli III - Disinfestazione semibiologica fai da te


Dicevo che nella casa pare ci sia lui: il tarlo grosso, bastardo, che mangia abete, vola e se gli gira vive 20 anni.

L’eradicazione rapida e totale di un infestante biologico (vivo: un insetto, un virus, un fungo) è difficile e costosa. Per i tarli nel legno in opera ci sono i trattamenti con l’azoto, che li soffoca, o con l’aria calda, o con le microonde, sarebbero risolutivi e veloci ma costano una fortuna.
Optiamo per una lotta a intensità minore ma prolungata: prima si abbatte la maggior parte dell’infestazione, in modo che non sia più pericolosa, e poi con calma si fa in modo di eliminare gli ultimi focolai, anche sperando che effettivamente l’infestazione sia agli sgoccioli per via dell’età del legno. Dopotutto, sono vivi: prima o poi muoiono anche da soli, l’importante è che non si riproducano. E che non ne arrivino altri: basta mettere le zanzariere; se volessero le bucherebbero in un momento, ma è più probabile che se ne vadano tranquillamente altrove, e per me possono stare in pace basta che non siano in casa.
Per quelli che già son dentro si crea un ambiente sfavorevole: basta viverci, così si pulisce (stiamo aprendo tutti i posti martoriati ed eliminando la segatura, che assorbirebbe a litri qualsiasi prodotto dato ai travi impedendogli di arrivare al legno buono. Alcuni puristi grideranno al massacro dei travi, ma noi vogliamo pulire e non ci spiace il merletto delle gallerie. Basta che non ne facciano altre), si leviga, si vernicia, si illumina e si fa rumore, si tiene asciutta la casa. A loro non piace: sono creature dei boschi, in fin dei conti, amano le superfici irregolari, il buio, il silenzio e l’umidità. Prego, andatevene. Poche volte, purtroppo, ma escono, e per uscire (e comunque per entrare) devono mangiare il legno superficiale. E noi, cattivissimi, lo avveleniamo.
Non daremo l’antitarlo classico perché è inutile: lo spessore dei travi è tale che non raggiungeremmo mai l’interno con concentrazioni sufficienti e durevoli al punto da ammazzarli, specialmente se sono insetti grossi (insettario docet, ammetto). E poi non vogliamo trasformare i travi in diffusori di antitarlo che respireremmo anche noi. Proveremo a farci da noi l’antitarlo della bioedilizia, a base di boro. È un sale, lo si scioglie in acqua e si impregna il più possibile il legno. Non evapora, non è tossico per contatto (a meno di farci il bagno) ma per ingestione: e noi non mangiamo il legno… Si fa con il borace (che la nonna usava come sapone) e l’acido borico (che la nonna usava come disinfettante, anche se è classificato come teratogeno quindi c’è da capire bene prima di usarlo). Speriamo di trovarli, dovrebbero costare poco – a differenza dell’antitarlo pronto che, dato che è etichettato per bioedilizia, costa una fortuna. E speriamo di trovare un modo per iniettarlo nelle parti dei travi innestati nei muri, le preferite dai tarli.

Nel frattempo oggi dovremmo salutare il nostro Geometra, tanto ninino quanto inconcludente, e affidarci al Perito del paese. E io dovrei finire la domanda per il concorso nella Grande, lontana Città. Gritch-gritch-gritch

Tali II - Identikit dei NOSTRI tarli

Dicevo che i tarli non li vedi quasi mai e devi capire con chi hai a che fare – e come silurarli – a partire dai danni che trovi.

Sono insetti, cioè truppe scelte dei marine: sei zampe, scheletro esterno al corpo e non muoiono mai. Ho odiato l’esame di entomologia per colpa dell’insettario, che mi costringeva a vedere le bestioline soffrire per giorni finché ho optato per raccattare quelle che trovavo morte in giro (era vietato perché erano irrigidite in pose assurde e di solito mancanti di qualche pezzettino).
Sono coleotteri: non succhiano come le farfalle ma hanno una bocca che mastica e mandibole in grado di graffiare il metallo. Grazie tante che mangiano anche legno, che non è manco facile da digerire: alcuni hanno batteri simbionti nell’intestino e possono mangiare anche legno vecchio di secoli. Altri no, e quando il legno ha 80-100 anni si rivolgono altrove.
Alcuni camminano, e sono i più lenti perché non corrono come le blatte, ma altri sono ottimi volatori.
I tarli, dalle nostre parti, sono soprattutto 4: due piccoli e due grossi. Uno piccolo (quello classico) e uno grosso lasciano gallerie vuote e graziosi mucchietti di segatura all’esterno. L’altro piccolo e l’altro grosso sono più bastardi, capaci di ridurre a un colabrodo il legno lasciando la segatura all’interno e la superficie intatta: tu credi di guardare un pezzo di legno, invece ormai è un velo che copre segatura. Questi sono in grado di compromettere il legno che ha funzione strutturale (i travi, per capirsi).
Le fonti si contraddicono, ma dovrebbero avere ciascuno i propri gusti. I nostri travi sono probabilmente di abete, e non tutti i tarli mangiano legni resinosi. Manco a dirlo, quello grosso e bastardo mangia conifere.
In condizioni avverse le larve se ne stanno quiete nel legno. Quelli piccoli vivono poco (2-3 anni al massimo), ma quelli grossi sono stati trovati vivi anche dopo quasi 20 anni.
Li si sente a orecchio, di notte quando c’è silenzio: senti il gritch-gritch ritmico e ti dici noooo, la specchiera della prozia! Oppure senti piccoli tonfi ritmati chiamati, con allegria medievale, l’orologio della morte… invece è solo il povero tarlo che molla craniate sulle pareti della galleria. Non sto scherzando: si sveglia un giorno con l’ormone impazzito e in quella si rende conto di essere in un labirinto e che non troverà mai la sua bella… per la disperazione giù craniate, che i medievali ascoltavano atterriti chiedendosi se magari non avevano anche incrociato un gatto nero e se era vicina la loro ora. Intanto la tarla seguiva le craniate per rintracciare il focoso pretendente e disseminare di nuove bestioline la capanna dei superstiziosi.

E secondo voi quali tarli ci sono nella casa? Ecco. Esatto. Lui: quello grosso, bastardo, che mangia abete, vola e se gli gira vive 20 anni. Hylotrupes baiulus, capricorno delle case. Quel che non è chiaro è se ce ne sono di attivi: i nostri travi hanno superato i 100 anni, quindi non dovrebbero più essere aggredibili da parte sua e fondamentalmente dovrebbe andarsene da solo o morire di fame. Spero che non abbia scoperto lo yogurt col Bifidus.

Tarli I - Millanta e uno travi da salvare


tarlo s. m. [prob. lat. tarmes (v. tarma), incrociato con *cariolus «tarlo»]. (Confermo l’etimologia del Treccani online: il legno tarlato, da noi, è incarolà)
a. Nome con cui sono indicati comunem. gli adulti e le larve di alcuni insetti che vivono nel legno secco o fresco, scavandovi gallerie: sono per lo più coleotteri delle famiglie lictidi e anobidi (danno il nome al social network dei libri, Anobii - il tarlo della lettura) […] sono compresi tra i tarli anche alcuni cerambicidi […]
b. In similitudini, come termine di raffronto di pene segrete e continue: Ché legno vecchio mai non róse tarlo Come questi [Amore] ’l mio core (Petrarca). Quindi, metaforicamente, dolore, tormento continuo e segreto […]

Da mesi è in atto una guerriglia strisciante contro i tarli. Ho scoperto di sapere poco su di loro; quel che è peggio, sono in buona compagnia in questo mare di ignoranza e questo è male: sono un nano abbastanza abile a salire sulle spalle dei giganti, ma se i giganti scarseggiano… per es. per catturare i tarli non c’è traccia di trappole a feromoni (come quelle per le farfalline della farina, per capirsi): strano, mica è un problema solo nostro!
Sono stupita dalla performance dei travi: lì da più di un secolo, chiusi in un controsoffitto per decenni (e l’Ing ce ne avrebbe richiusi una parte senza manco pulirli e dare un po’ di antitarlo), abbandonati per un decennio, la gran parte sono intonsi e quelli attaccati hanno perso solo uno o due cm esterni. È anche impressionante la differenza fra i travi ben fatti, che non hanno un solo buchetto (tagliati e stagionati con la luna giusta? sgrezzati bene?) e quelli malfatti, che sono stati divorati tutto attorno.
Divorati da chi, esattamente? I tarli non li vedi quasi mai e devi capire con chi hai a che fare – e come silurarli – a partire dai danni che trovi. Un po’ NCIS.
Continua.