Dato che non trovo le parole per incunearmi nella realta', svellerla, interpretarla e offrire una via d'uscita, per il momento le parole le prendo a prestito e le riporto pari pari.
Laboratorio, una mattina qualsiasi. Tono: urlato, con vibrante disprezzo e pause ad effetto.
Sei una ciste!
Cretino!
Non capisci niente!
Farei meglio a scendere e prendermi il primo stronzo che passa per la strada!
Sei una scimmia!
E' meglio avere la morte in culo che te a fianco!
Sei un tumore!
La scena dura minuti interminabili. Il tutto all'indirizzo di Puntaspilli, che tace con gli occhi bassi, rigido.
E all'indirizzo mio, indirettamente, che sono li' a fianco e devo fare da pubblico: si parla a nuora perche' suocera intenda, era questo il detto?
In genere Puntaspilli non ha fatto niente di grave, spesso nemmeno sa cosa abbia fatto, e quindi come difendersi. Non reagisce perche' sa che dopo la sfuriata non succede niente di particolare, perche' ancora crede che ci sia motivo di fidarsi, perche' in ogni caso ormai vuol finire il dottorato.
A volte non ha fatto proprio niente: Lui e' nervoso per un operaio che ha sbagliato una misura da qualche parte, per esempio. O ce l' ha con me ma a me non si rivolge in quel modo, o io vado a scrivere le dimissioni seduta stante.
Sono stanca. Mentalmente e fisicamente.
Mi e' stato suggerito che, dato che trovo difficile aprire bocca per interpormi senza scatenare la terza, quarta e quinta guerra mondiale tutte insieme, potrei almeno segnalare nonviolentemente la mia totale disapprovazione per gli insulti urlati girando sui tacchi e andandomene. Vuoi rapportarti con me? Non cosi'. Questo sarebbe il messaggio. Non credo sarebbe preso bene, ma non ho davvero piu' molto da perdere. E in ogni caso, scommetto che avrebbe difficolta' a corrermi dietro e fare la scenata di fronte a testimoni di altri gruppi.
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23.2.12
Andante, ma non troppo
Salveroilmondo è la terza dottoranda.
Al limite del temerario, va ovunque e fa tutto
e ovunque vada e qualsiasi cosa faccia ne è così convinta
da imporre a chiunque le sue esperienze.
Il suo ciao assomiglia a qualsiasi altro, ma in un attimo sei muto ascoltatore
un monologo ampio e dettagliato di cui non si intuisce la fine
in cui si sente la passione
di cui è difficile interrompere il flusso, tanto più per dire: a me non sembra così straordinario, scusa ho da fare.
Ha dietro, dentro, per mano, due o tre dolori che fanno la strada con lei
e forse il passo deciso serve a trascinarli meglio.
Io invece
mi ostino a imitare il gatto che passa sulla mensola fitta di soprammobili e tu non saprai che è passato
perché tutto è rimasto com'era.
Ma del tuo gatto l'affetto dovresti saperlo bene.
Dovrebbe non esserci alcuna gara tra noi
eppure a volte qualcosa stride.
Oggi ho puntato i piedi due volte.
Non ci sto
a farmi dipingere da qualcuno che non mi guarda attentamente - ma Ricercatore1 ha capito e girato in ridere, e mi è bastato,
ad accettare compiti noiosi, se chi me li sollecita non è cosciente che miei non sono - ma Ricercatrice ha preso l'iniziativa e ha cominciato, e allora io più volentieri ho finito.
Forse questa è la mia lettura e loro non si sono accorti di niente
ma oggi sono stati giusti, e leggeri nel disperdere lo stridio.
Grazie.
Al limite del temerario, va ovunque e fa tutto
e ovunque vada e qualsiasi cosa faccia ne è così convinta
da imporre a chiunque le sue esperienze.
Il suo ciao assomiglia a qualsiasi altro, ma in un attimo sei muto ascoltatore
un monologo ampio e dettagliato di cui non si intuisce la fine
in cui si sente la passione
di cui è difficile interrompere il flusso, tanto più per dire: a me non sembra così straordinario, scusa ho da fare.
Ha dietro, dentro, per mano, due o tre dolori che fanno la strada con lei
e forse il passo deciso serve a trascinarli meglio.
Io invece
mi ostino a imitare il gatto che passa sulla mensola fitta di soprammobili e tu non saprai che è passato
perché tutto è rimasto com'era.
Ma del tuo gatto l'affetto dovresti saperlo bene.
Dovrebbe non esserci alcuna gara tra noi
eppure a volte qualcosa stride.
Oggi ho puntato i piedi due volte.
Non ci sto
a farmi dipingere da qualcuno che non mi guarda attentamente - ma Ricercatore1 ha capito e girato in ridere, e mi è bastato,
ad accettare compiti noiosi, se chi me li sollecita non è cosciente che miei non sono - ma Ricercatrice ha preso l'iniziativa e ha cominciato, e allora io più volentieri ho finito.
Forse questa è la mia lettura e loro non si sono accorti di niente
ma oggi sono stati giusti, e leggeri nel disperdere lo stridio.
Grazie.
21.2.12
New look
Ho tagliato i capelli. Circa 25 cm, tutti in un colpo.
Una signora un po' anziana, entrando dalla parrucchiera e vedendo il mucchietto ai miei piedi, ha commentato "Oh oh, c'è un bel cambiamento qui".
E' stato un rischio.
Non sapevo come sarei stata e per ricrescere passeranno dalla fase di totale ingestibilità.
Ma. Era da tanto che volevo provare. Proverei ancora più corto, cortissimo. Devo aspettare di avere i capelli bianchi? A quel punto diranno che una brava nonna non li tira su col gel.
Il piccolo cane dei miei mi ha abbaiato. Poi mi ha riconosciuto e ha preteso le coccole di sempre.
La Sorella si è entusiasmata.
Il Nonaddetto si è prodotto in un malinconico preferisco i capelli lunghi, ma riconosce che la giurisdizione sul mio cuoio capelluto è mia, segretamente confortato dall'evidenza che i capelli ricrescono.
Gli altri Forestieri, quando mi hanno riconosciuta, si sono prodotti in lodi sperticate, e si sono già abituati. D'altronde non sono stata la prima a tagliare.
Poi sono andata al lavoro.
I Dottorandi hanno apprezzato, chi più scioccato chi meno.
Qualcuno non ha ritenuto la faccenda degna di commenti, e gliene sono grata.
Una persona ha commentato: un tentativo da rimediare al più presto.
Me l'aspettavo ma non ho replicato, perchè avrei solo potuto dire mi devo essere persa la mail del personal styler di gruppo e così non l'ho consultato.
Simboli di rischio chimico o pittogrammi di pericolo: Irritante
Classificazione: sostanze o preparazioni non corrosive che al contatto immediato, prolungato o ripetuto con la pelle o le mucose possono espletare un'azione irritante.
Precauzioni: i vapori non devono essere inalati e il contatto con la pelle deve essere evitato.
In effetti i cibi piccanti, a piccole dosi, non danno nessun fastidio e anzi sono gustosi e appetitosi. E io, che non mi permetterei mai di commentare in negativo i vestiti, i capelli o alcunchè di chicchessia (se non per dirgli guarda che hai il retro dei calzoni scucito, belle le mutande a pallini), non mi irrito affatto ;)
24.11.11
Nonhaicapito
Nonhaicapito è il secondo dottorando del gruppo, in ordine di arrivo.
Mi aspettavo un genio. E ciò per il semplice fatto che è inserito in un Prestigioso Programma Europeo, sconosciuto ahimè alla maggioranza degli aspiranti dottorandi nazionali, il quale programma non solo eroga una borsa più cospicua ma dispone, udite udite, di fondi per la formazione dei dottorandi suddetti, conciossiacosache mentre tu stai seduto ti scrive metà del curriculum a suon di "Sono stato qui e lì per partecipare a convegni e corsi di formazione", nonchè di "Sono stato ospite in questo e quel laboratorio, in cui ho appreso a padroneggiare con spavalderia le più avanzate tecniche in ogni campo dello scibile umano" e, non ultimo, di "Conosco Tizio, con Caio ho ballato sui tavoli all'ultima cena sociale e naturalmente con Sempronio siamo assidui compagni di ubriacature", dove Tizio Caio e Sempronio sono tra i migliori nomi sulla scena scientifica europea. In genere da ubriachi non sono un bello spettacolo, però pare che il cameratismo non sia inutile anche al di fuori dei patri confini.
Se poi oltre a star seduto hai voglia di far qualcosa, ebbene allora il curriculum si completerà egregiamente e tu sarai, tra i futuri frustrati della disoccupazione scientifica, uno di quelli con il curriculum più stellare. Ma potresti, dopotutto, avere chances aggiuntive per accaparrarti uno di quei contratti in ambito di ricerca di cui si favoleggia ostinatamente l'esistenza.
Invece è un ragazzo normale. Potrebbe forse disporre di risorse nascoste, vuoi per timidezza vuoi per insperata modestia.
Una peculiarità però balza subito all'occhio: è vieppiù difficile capirsi con lui, che si utilizzi l'inglese, il francese, l'arabo, la lingua dei segni o i disegnini sui muri, e lui rimane invariabilmente e fermamente convinto che quello che non ha capito sei tu. "Non hai capito" è la sua frase topica.
"Come si fa domanda per la selezione al Prestigiosissimo Programma? Si fa centralizzata, tipo che mandi il CV a Bruxelles, o si fa decentrata cioè tu hai mandato il CV all'Università della Grande Città?" chiedo io.
"No, la mia università ha una convenzione con quella della Grande città".
"... ok, quindi decentrata".
"No, sono in un programma per cui girerò in tutti i laboratori del programma".
"... sì, ma hai fatto la domanda nella Grande Città".
"No, nonhaicapito: la mia università..."
"Ok, è convenzionata, ma tu la selezione dove l'hai fatta?"
"No, nonhaicapito: io girerò per tutti..."
"... i laboratori del programma, sì, però il dottorato ce l'hai qui e non sei mai andato a Bruxelles o in un altro posto, o sì?!"
"No, nonaicapito: io ho fatto il colloquio via skype"
"OK! MA QUELLO CHE STAVA DALL'ALTRA PARTE DELLO SCHERMO ERA NELLA GRANDE CITTA' O A BRUXELLES?"
"No, nonaicapito...."
"OK, OK, non importa, bravissimo comunque!"
La prima settimana ha sterilizzato triliardi di preziosi semi di mutanti arabidopsis, invece di scaglionarli in lotti successivi, e per non perderli ha dovuto seminarli tutti prima del weekend. Passando tre giorni ininterrottamente sotto cappa a trasferire semini microscopici dal dischetto di carta - piiic! - alla petri sterile - piiic!
Col passare delle ore appassiva come un fiore tagliato e iniziava a suscitare prima simpatia, poi compassione, infine preoccupazione quando, a chi si avvicinava per sincerarsi del suo stato, mostrava occhi di un bel rosso valentino e rivolgeva un roco lamento. Probabilmente non era la cosa più intelligente da chiedergli, ma gliel'ho chiesto: ma perchè li hai sterilizzati tutti?
"No, nonhaicapito..." iniziava, e io mi sono improvvisamente ricordata di una cosa urgentissima da fare.
Ripresosi dal tour de force ha potuto sfoggiare la sua innata galanteria e raffinatezza, spaziando dall'offrire alle ragazze boccioli di rosa - indebitamente colti nel giardino della Foresteria - alla camminata impettita, al tentativo di eleganza nel vestire o a tavola. Essendo che si trova a confronto con personaggi che asciugano sulla maglia le posate appena sciacquate, si è guadagnato l'investitura a Baronetto e l'onoreficenza di Piccolo Lord.
Eppure va detto che. Nonostante sia esasperante parlare con lui di questioni tecniche. Il bocciolo di rosa che ricorda dalla mia scrivania che stiamo aspettando la prossima primavera, il modo spensierato e assorto in cui canta (bene) mentre aspetta l'ora di cena, la sua ostinazione per la buona educazione, la sua volontà di imparare le cose come si deve - iscrivendosi al corso di italiano livello base e sopportando stoicamente l'alfabeto insieme al dottorando giapponese e quello indiano - valgono più di qualcosa. E rimane in sottofondo la sensazione, forse illusoria, forse più reale di tutte le inezie elencate finora, che quando conosce una persona nuova le faccia dentro di sè uno spazio, e che la accolga, e che forse se la ricordi più a lungo di quanto facciano gli altri. E questo è il titolo più nobile.
15.11.11
Trasparenze
Laboratorio, mattina nebbiosa.
Personaggi: i dottorandi, Puntaspilli e Nonhaicapito, e io.
I ragazzi armeggiano sul bancone di fondo, concentratissimi sull'obiettivo di sopravvivenza: non fare idiozie con quei campioni.
Io preparo soluzione idroponica stagnante, che contiene agar e puzza perciò di calzino (pronunciato alla siciliana) di marinaio, ma tant'è: al riso la palude piace tanto. Ho sei zuppe, ognuna da 5 litri, sul bancone, altre sei sul carrello e sto aggiungendo gli ingredienti: abbondante nitrato di calcio, una spruzzata di ammonio fosfato, una generosa mano di magnesio solfato e silicio a volontà...
Entra la Biondina.
E' la nuova dottoranda del corridoio a fianco, incontrata un paio di volte mentre sfoggiava la sua fascia di Miss Nessuno. Si dirige a passo marziale verso il carrello, lo raggiunge, esegue l'alt e ruota di un quarto di giro su se stessa, arrivando con ciò a offrirmi il fianco, poi si piazza sull'attenti e si informa perentoria:
- Vi serve il carrello? Lo state usando?
Guardando i ragazzi laggiù.
Loro si perplimono, si guardano (per la verità Nonhaicapito è perplesso perchè lei ha parlato italiano e lui non ha capito una sillaba), guardano me che, con la pipetta di vetro a mezz'aria, sto valutando se infiggerla nell'occhio destro della Miss oppure nel sinistro. Infine fanno spallucce, guardano di nuovo lei e le comunicano che no, non lo stanno usando nè lo useranno a breve.
- Lo rivoglio dopo pranzo - le intimo mentre, senza manco chiedermi se può toccarle, sposta le mie vasche sul bancone dietro, quello scomodo. Lei esce spingendo il carrello mentre la corona di Miss Simpatia le scintilla sulla fronte: come avevo fatto a non notarla?
Mi informo dai ragazzi se magari ci sia tra loro una conoscenza un po' più approfondita, tipo un pranzo insieme in sala mensa, lo stesso bus o lo stesso treno, un'infuocata notte di passione a tre, ma niente, chi la conosce. Sarà presbiopia precoce, ero troppo vicina e non mi ha proprio vista.
Anche se la vera ragione la so: è di quelle che non vedono l'ora di angariare i sottoposti, la mia abitudine di dormire nella cella criogenica funziona troppo bene, e lei ha pensato che io fossi una studentessa delle superiori che fa la sua settimana di tirocinio in lab.
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