Dato che non trovo le parole per incunearmi nella realta', svellerla, interpretarla e offrire una via d'uscita, per il momento le parole le prendo a prestito e le riporto pari pari.
Laboratorio, una mattina qualsiasi. Tono: urlato, con vibrante disprezzo e pause ad effetto.
Sei una ciste!
Cretino!
Non capisci niente!
Farei meglio a scendere e prendermi il primo stronzo che passa per la strada!
Sei una scimmia!
E' meglio avere la morte in culo che te a fianco!
Sei un tumore!
La scena dura minuti interminabili. Il tutto all'indirizzo di Puntaspilli, che tace con gli occhi bassi, rigido.
E all'indirizzo mio, indirettamente, che sono li' a fianco e devo fare da pubblico: si parla a nuora perche' suocera intenda, era questo il detto?
In genere Puntaspilli non ha fatto niente di grave, spesso nemmeno sa cosa abbia fatto, e quindi come difendersi. Non reagisce perche' sa che dopo la sfuriata non succede niente di particolare, perche' ancora crede che ci sia motivo di fidarsi, perche' in ogni caso ormai vuol finire il dottorato.
A volte non ha fatto proprio niente: Lui e' nervoso per un operaio che ha sbagliato una misura da qualche parte, per esempio. O ce l' ha con me ma a me non si rivolge in quel modo, o io vado a scrivere le dimissioni seduta stante.
Sono stanca. Mentalmente e fisicamente.
Mi e' stato suggerito che, dato che trovo difficile aprire bocca per interpormi senza scatenare la terza, quarta e quinta guerra mondiale tutte insieme, potrei almeno segnalare nonviolentemente la mia totale disapprovazione per gli insulti urlati girando sui tacchi e andandomene. Vuoi rapportarti con me? Non cosi'. Questo sarebbe il messaggio. Non credo sarebbe preso bene, ma non ho davvero piu' molto da perdere. E in ogni caso, scommetto che avrebbe difficolta' a corrermi dietro e fare la scenata di fronte a testimoni di altri gruppi.
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3.7.12
Caronte
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| Scoiattoli litigiosi a Central Park. Sto sistemando le foto, poi vi racconto... |
New York era ancora viva negli occhi e avevo
passato la notte sveglia cercando di non far arrivare il mattino, e così
corazzata di vacanze e di sonno mi ci è voluto tutto il giorno per rimettere a
fuoco la vita a Nebbialand.
Arrivata alle 9.00 dopo quattro ore in
auto ho scoperto che in laboratorio c’era solo Salveroilmondo, la dottoranda,
mentre tutti gli altri erano, presumibilmente, chi per strada, chi davanti al
caffè a casa - a circa cinque minuti in auto da lì. Se sembro polemica è perché
lo sono. E per tutto il giorno non ho avuto niente da poter fare, faccenda che
sospetto sia uno degli indicatori del mobbing, ma qui non è proprio così - ma è
complicato. I doveri amministrativi, notoriamente entusiasmanti e pertanto diligentemente
accumulati, mi sono venuti in soccorso.
Tra una faccenda e l’altra ho chiesto a
Tè allo Zafferano e Nonhaicapito, miei compagni di ufficio, se sanno che quest’ondata
di caldo si chiama Caronte e se sanno chi è Caronte. Scherzando ho detto loro
di tenersi strette le loro anime, altrimenti li traghetterà nell’aldilà e poi
ripigliarli non è uno scherzo. Poi, in un momento di quiete, Tè allo Zafferano
ne ha approfittato per una missione diplomatica.
16.5.12
La scelta giusta? Non c'è.
Un momento prima era tutto normale, in quel momento posso cambiare qualcosa. Posso anche non farlo, basta tacere ancora, sviare con un altro sorriso, non raccogliere una domanda, tutto continuerà come prima. Oppure posso parlare.
Cosa scelgo, continuo per la strada che ho trovato segnata, o mi metto di traverso? Non posso non scegliere, se non faccio niente sto scegliendo la prima scelta.
La seconda, invece, la scelta più onesta, trasparente, di chi vuole fare, cambiare, mettersi in gioco, a costo di mostrare i propri limiti, credendo che si può migliorare. E' giusta, in teoria. Allora perché l'amaro in bocca?
Perché qualcuno passa per cattivo, ma io non mi sento dalla parte del giusto, non ho ricette, non sono migliore di nessuno.
Perché qualcuno passa per buono, ma dov'era finora? E qualcuno pensa che io mi illuda che improvvisamente tutto cambi, che avrò un angelo protettore e che non le prenderò (moralmente) come e più di prima?
Perché a mettersi di traverso si diventa automaticamente brutti e cattivi. Non si ha ragione. E a dire il vero io non voglio averla. Vorrei solo rispetto reciproco.
Perché vorrei ragione per tutti e invece non ce n'è per nessuno, ecco perché.
Per fortuna il mondo è grande e ci sono tante altre persone con cui spendere le 8 (... 10) ore diurne e ricordarsi che è possibile essere diversi.
Per fortuna il mondo è grande e ci sono tante altre persone con cui spendere le 8 (... 10) ore diurne e ricordarsi che è possibile essere diversi.
14.9.11
Puntaspilli
Ti hanno minacciato una grandinata. Anche se in questi giorni il tempo è più variabile che sereno certo non sembra promettere grandine all’improvviso, ma la minaccia ha buttato un’ombra sul tuo pezzettino di terra, e nel cuore. E più della desolazione che la grandine, se arrivasse, lascerebbe a terra tra le foglie peste e i frutti uccisi, è odioso il disprezzo che lui, con la sigaretta all’angolo della bocca, ti versa in capo a coronamento della possibile distruzione: che se il tuo orto fosse divelto, sarebbe per giustizia divina perché te lo meriti perché era un brutto orto perché sei un incapace – sul suo, non cadrebbe nemmeno un chicco.
Però tu fischietti quando fai l’orto. Tratti le piantine con gentilezza, te ne prendi cura andando anche un po’ più in là del bordo del tuo orticello, e ogni tanto ti dimentichi che stai vangando perché hai visto una bella farfalla, o una bella nuvola. Se passo di là ci si saluta, magari mi regali due pomodori - e te ne dimentichi subito dopo, ma ti ricordi delle mele che ti ho portato io.
Certo che il suo, orto, è professionale. Non c’è paragone. Ci sbircio dentro se posso, e spesso mi sorbisco interminabili di monologhi sulle sue meraviglie – monologhi, che intervenire, anche solo a monosillabi, è impossibile - a volte reagisce a qualcosa che ho buttato là, ma è già tre frasi più avanti. Lo faccio perché ho un orticello anch’io, ma come te sembro l’hobbysta della domenica. Allora cerco di imparare qualche segreto della sua indubbia arte, mi chiedo quando ha imparato questa infinità di cose, e lo ammiro. E apparentemente ci tiene molto a spiegarmi tutto, proprio tutto.
Ma curiosamente la conclusione è sempre la stessa: quando me ne vado sono svuotata, triste, dubito serissimamente di poter mai combinare qualcosa di buono e da qualche parte monta una sorda aggressività che non so contro cosa sfogare. E capisco che non lo fa per cattiveria ma per fragilità, ma è una fragilità devastante.
Ma curiosamente la conclusione è sempre la stessa: quando me ne vado sono svuotata, triste, dubito serissimamente di poter mai combinare qualcosa di buono e da qualche parte monta una sorda aggressività che non so contro cosa sfogare. E capisco che non lo fa per cattiveria ma per fragilità, ma è una fragilità devastante.
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| Wikipedia, Vegetable garden |
E adesso sono qui che temo per il tuo orticello, e ti vedo assentire mortificato e concordare che non sarebbe una gran perdita, non è certo un orto professionale, pazienza. Fanno male a me questi spilli, non so come potrebbero non far male a te, ma non so come difenderti.
Vorrei solo dirti, appena lui se ne sarà tornato ad ammirare il suo regno, ed è indubbio che sia infinitamente migliore dei nostri fazzoletti di terra, dirti che forse non diventeremo mai veri orticoltori ma, se dovessi proprio scegliere, preferisco passare per il vialetto dove ti sento fischiettare, farsi due chiacchiere, regalarti una mela e ripartire mangiandomi un pomodoro un po’ ammaccato, giocando a trovare le forme alle nuvole.
Aggiornamento: dopotutto, per ora non ha grandinato :)
Aggiornamento: dopotutto, per ora non ha grandinato :)
19.7.11
Nelle Miniere di Moria. Come si dice "Boss, ho sbagliato" restando vivi?
| Dal film "La compagnia dell'Anello" |
« Non si riusciva a distinguere cosa fosse: era come una grande ombra, nel mezzo della quale si trovava una forma scura di dimensioni umane, e anche più grossa; potere e terrore parevano sprigionarsi da essa e precederla. » (Il Signore degli Anelli)
Trovo che Tolkien sapesse scrivere e che il film non abbia capito niente del ritmo del libro. E che certe immagini di quella storia siano efficaci per rendere gli aspetti emotivi della vita quotidiana.
Tipo.
Per sbarazzarsi del funesto anello, la Compagnia viaggia attraverso posti poco salubri e fa incontri sinceramente spiacevoli, mica la vecchietta che ti salta la fila in posta. Mentre stanno attraversando le Miniere di Moria si tirano addosso orde di orchi e altre creature in numero tale da consigliare di darsela a gambe. In casi simili, disporre di uno stregone può far comodo: per esempio Gandalf si attarda a sigillare magicamente una porta alle spalle del gruppetto che si scapicolla giù per le gallerie. Quando li raggiunge annuncia tetro: "Mentre facevo l'incantesimo è arrivato qualcosa, dietro la porta. Non so cosa sia ma non ci tengo a scoprirlo: speriamo che la porta regga e nel dubbio corriamo più veloci".
Ci sono giorni in cui Ricercatore1 sembra odiare il mondo. C'è qualcosa, dietro la porta, che arriva a ondate quasi fisiche e non so cosa sia, ma non ci tengo a scoprirlo e spero che la porta regga.
Dopo questa premessa, immaginiamoci come sto dato che oggi ho sbagliato tutto. Quella cosa dietro la porta mi manda nel panico: il mio cervello trasmette una cosa come "Fine delle trasmissioni".
Non so gestire l'aggressività, non so gestire la derisione, non so gestire uno che mi si appollaia sulla spalla e controlla ogni singola mossa, non so gestire uno che non ti dice cosa pensa di te ma su chiunque altro spara a zero (2+2=4). Mi impanico e sbaglio le cose più elementari.
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| Gandalf and Balrog - John Howe |
Quando alla fine l'errore mi si palesa davanti, dopo un'intera giornata di agonia e oltre qualsiasi possibilità di salvare il salvabile, il panico trabocca anche dagli occhi di Puntaspilli, il dottorando che le prende in continuazione - affettuosamente ma non solo, e di Dottoranda. Tocca a me ammettere l'errore e non vorrebbero essere nei miei panni neanche per una trilionata di cannoli.
Che posso fare? Vado, e gli parlo.
Anche lui parla. In modo civilissimo, per la verità, e anche gentile. Non ha fruste di fuoco a nove code e non la prende male: tanto sono io che devo rifare il lavoro e non ho rovinato nessun campione. Concordiamo regole e modalità sul periodo di rodaggio reciproco, da cui comunque solo io posso uscire bocciata. (Per ora ho una possibilità di non finire sulla graticola, se no meglio non pensare a cosa potrebbe fare la cosa) Io ammetto che in genere non sbaglio e che il problema di emotività è mio e mi conviene risolverlo; lui ci mette il timbro e mi comunica che sì, mi conviene davvero anche perché lui non cambierà una virgola del suo modo di fare.
Mi sento come un artificiere che ha provato a disinnescare una mina e non è saltato in aria, ma trattiene il fiato aspettando di sapere se c'è riuscito davvero. Per poi passare alla prossima, dato che davanti a lui il campo minato offre solo l'imbarazzo della scelta.
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