Visualizzazione post con etichetta Nonaddetto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Nonaddetto. Mostra tutti i post

5.3.13

Punti di vista

Il luogo: il corso per la gravidanza.

Il fatto: le responsabili ci forniscono fogli e colori e ci chiedono di disegnare la nostra gravidanza. C'è chi disegna un viaggio, vuoi con la coppia su una barchetta a vela in un bel mare con un bel sole e qualche nuvola non troppo preoccupante, vuoi lungo una strada che deve passare una strettoia ma poi si allarga all'infinito, con vari simboli disseminati qua e là a significare i momenti confusi e quelli chiarificatori. C'è chi disegna la famiglia al completo, col nuovo bebè già bello e pronto, tutti stretti e uniti e felici insieme, e nessun altro intorno perchè non c'è nessuno di altrettanto importante in questo momento. La Nonaddetta ha disegnato anche lei un viaggio, più nel tempo che nello spazio, con i primi mesi bui e pieni di mostri relegati in un angolino e i Nonaddetti con la pancia felici insieme al centro e altre facce amichevoli intorno, tutti in attesa di occupare un paesaggio con lo stesso sole e le stesse nuvole non troppo preoccupanti dell'altro disegno.

Il sequel: tornata a casa, la Nonaddetta ha raccontato, come sempre, cos'era successo al corso. Poi le è venuta l'ovvia idea.
"E tu Nonaddetto cosa avresti disegnato?"
"Mmmm. Una pancia"

E non c'è stato verso di cavarne altro. Dato che invece può passare ore a discutere dei meccanismi per la valutazione della ricerca, credo che mi impunterò molto sulla necessità di non vederlo tornare troppo tardi dal lavoro la sera...

29.1.13

E' arrivata

Un passo, un respiro, un colpo di scopa... ricordatelo, Nonaddetta, ricordatelo! E spera che avesse ragione il Beppo.
O il Carlone, che diceva "Un passo alla volta e mai più lungo della gamba".
E Conrad non parlava della linea d'ombra, che ti copre l'orizzonte e che devi avere il coraggio di affrontare per crescere?
Invece io adesso vorrei vedere più in là, avere sempre l'orizzonte sgombro, aperto e la direzione chiara. L'ho sempre avuta, la direzione chiara, e le curve non mi hanno mai fatto fare una piega. Ero quella dei sentieri in montagna, fatti proprio di curve e da cui per ore la cima non si vede, eppure vai avanti piano piano con la tranquillità che la cima è sempre al suo posto e quindi per forza ci arriverai. Mi sa che le decine di migliaia di km in autostrada mi hanno un po' traviata.

Fatto sta che a inizio mese già percepivo l'ombra che strisciava, e zac! oggi mi è piombata in testa. Per fortuna c'è un bellissimo cielo azzurro a bilanciare il mio pensiero fisso: non ho più un lavoro nè idea di come trovarne un altro - neanche del settore in cui cercarlo per la verità, ergo ho sbagliato tutto, ergo sono un'incapace, ergo perdo stima di me stessa e ho il sacro terrore che la perda anche il resto del mondo, in particolare il Nonaddetto.
Lui replica che la nostra fiducia reciproca non è basata sulla carriera e dunque non può essere scalfita da qualsiasi cosa capiti in quel campo. Io gli sono grata per queste parole e spero che sia vero.
La mia fiducia in me, però, è parzialmente basata su questo e dunque può essere scalfita eccome.

Allora.
Mi appiglio alla percezione del colloquio con la Ditta Strana, che di per sè era andato bene.
Cerco di portare avanti quanto più possibile i lavori nella casa perchè non siano d'intralcio dopo, quando Pipo sarà in grado di restare per un po' con qualcun altro e io potrò tornare a caccia fuori.
Cerco qualche corso che mi dia competenze diverse: non mi assumono con la pancia, ma in realtà il cervello funziona e dunque posso imparare. Se gli annunci per impiegate amministrative non mancano mai, dopotutto perchè no? Impara l'arte... Però ci sono difficoltà da districare. Il tempo stringe e alcuni corsi sono lunghi. Non tutti sono vicini e guidare, anche solo 1+1 ora, inizia a pesare. E poi mi confondo: sarà meglio un percorso sulla contabilità, o sulle capacità di vendita, o sul business plan, o su LCA (), o... sui nidi domestici? Tutto è utile, ma molti corsi non sono gratuiti e... ce n'è uno che in questo momento può fare da asso nella manica?
Uscire, andare a parlare con qualcuno che possa dare qualche dritta... o che possa prendere nota che esisto... pensarci, trovare questi qualcuno.

Detesto chi in questi momenti lascia cadere buoni consigli completamente campati per aria o mi dice come dovrei, o non dovrei, sentirmi. Lasciatemi in pace. Hanno forse fatto magie, i vostri consigli, finora? Fatemi percepire la vostra presenza, il vostro supporto, ma lasciate che mi arrangi dato che non potete, in reatà, aiutarmi in questo. (A scanso di equivoci: questa era per mia mamma, che non aveva certo l'intenzione di farmi star male ma è riuscita lo stesso a peggiorare la situazione. Poi me la son fatta passare, eh)
Mi ricolloco mentalmente sul vecchio sentiero, fatto di curve, dove la cima si nasconde a lungo, su cui capitano banchi di nebbia fredda e umida da cui uscire per scaldarsi, mi ostino ad ascoltare se qualche falco chiama e a pensare che ci dev'essere per forza una cima da cui si vede il paesaggio vasto aperto e illuminato e magari perfino, nei giorni migliori, il mare lontano. Non è ancora affatto finita, è solo esasperantemente lunga e lenta.

Da qui

14.6.12

Era solo per riordinare il garage


Nota: è un post lunghissimo, ma è un periodo intenso tra lavoro fuori sede, weekend a lavorare nel cantiere  (abbiamo finalmente la porta d'ingresso!) e un tentativo di organizzare il mio prossimo lavoro con degli spagnoli.
Allora stasera mi sono impegnata e lascio qualcosa da leggere... perchè sto per andarmene negli USA per 15 giorni al seguito del Nonaddetto che ha un congresso nella città di A, quella dove va sempre l'Elasti-famiglia. E noi ci attacchiamo una settimana a NYC. In una stanza affittata in un appartamento, perchè per gli americani il concetto di "hotel low cost" significa "meno di 250$ a notte". Spero che torniamo vivi ed entusiasti! Proverò a connettermi da là ma non si sa mai. Almeno allora lascio i saluti... ci si vede a luglio!

*********************************
Succedono fatti che sono come domande
passano giorni, oppure anni
e poi la vita risponde.
(non mi ricordo chi l'ha detto)

I Nonaddetti hanno deciso di buttare l'Everest di scatoloni che l'Ingegnere, ex proprietario-meteora della casa, aveva lasciato in garage. Non le porte in legno di 100 anni fa che avrebbe dovuto lasciare, ma scatoloni di scartoffie, vestiti vecchi e tutto quello che non si ha il coraggio di buttare anche se non ci ricordiamo neanche cos'è. La pazienza ha un limite, in questo caso un anno e mezzo, la stagione inizia a far rischiare grandine, avere un garage e non poterci metter l'auto è fastidioso e quindi...

Tra il ciarpame, separato in carta/plastica/indifferenziato, come si poteva aspettarsi c'era un po' di pornografia. Poca roba e innocua, qualche videocassetta etichettata con uno scarno "VM18" e un paio di fumetti. Ho guardato qualche pagina dei fumetti e poi li ho aggiunti al mucchio  della carta da riciclare.
Mentre buttavo gli scatoloni successivi, però, pensavo e mi venivano domande. Così poi ne ho parlato con il Nonaddetto. Ci siamo scambiati le nostre esperienze (e inesperienze) al riguardo, le nostre opinioni, le esperienze e le opinioni di amici che ce ne avevano parlato... tipo quelli che abitavano sopra il night club.

Il succo del discorso è stato: puoi anche non essere mai stato un fruitore di materiale pornografico, eppure appena ne vedi un briciolo lo riconosci. Dentro di te. Riconosci gli stereotipi, l'impostazione dei ruoli, le (brevissime e iper-ripetitive) narrazioni.
Se lo riconosci senza averci mai avuto a che fare, vuol dire che non sta solo lì dentro. E' anche fuori. E a pensarci, è dappertutto, la pornografia è lo schema mentale che domina le relazioni spicciole tra le persone nel quotidiano. Sono incredibilmente familiari, quei personaggi e quei copioni.

Qualche sera dopo, passati dal Fratello, la TV in sottofondo mandava uno 007 con Connery (che è indubbiamente meglio da vecchio di allora). E io guardavo distratta, e poi mi sono resa conto che era lo stesso copione, anche se si fermava prima di mostrare alcunché di esplicito. Lui seduce per definizione, lui è un dio in terra, lui non si può non volerci andare a letto, lui non ha bisogno di corteggiare, non deve dire niente, si siede al tavolo da gioco e voila, la signora gli dice possiamo vederci? E lui se la trova poi in casa già spogliata. "Guardi che devo partire subito... beh, quasi subito". Finito, non c'è altro. (Anzi spesso in 007 lei moriva direttamente, così faceva spazio)

La conclusione è stata: il modo di essere (? non essere?) e di relazionarsi (??) che propone non mi piace, non fa per me, mi fa sentire male.
PERO'.
Mi trovo a corto di modelli alternativi.
Voglio dire... posso pensare a decine di altri film e libri con trame simili. Tutti buoni per dire "ecco, se tu avessi fatto così con me... col cavolo che concludevi qualcosa".
E neanche mi piacciono i romanzi rosa, con 350 pagine di pippe mentali di lei, lui che è un incrocio tra il principe azzurro e lo stesso maschio di cui sopra, e  finisce con "e vissero felici, appassionati e contenti".
Ma sono in difficoltà a dire "potresti leggere questo libro o potremmo guardare questo film, ecco, quella coppia è proprio... proprio... sono innamorati. Si amano. Capisci? Sono capaci di amare, imparano questo!". Mi viene in mente solo L'amante di Lady Chatterley, o al limite L'amante, anche se mi sento più  in sintonia coi gusti di Connie che di Marguerite.

Poi l'altro giorno mi imbatto nell'ebook La fine del desiderio, e collego che è la stessa autrice di Sii bella e stai zitta, e che c'è un terzo ebook sulla sua esperienza attraverso l'anoressia. Scopro che è una filosofa uscita dalla Normale, trasferita in Francia e che lì è una voce nota. La sinossi dice "Cos'è la pornografia? Cosa la differenzia dall'erotismo? La filosofa Michela Marzano indaga le basi della rappresentazione del corpo umano e della sessualità...".
L'introduzione al libro è prolissa e macchinosa. Ma è arrivato con un tempismo troppo perfetto. Sta sulla mia libreria dei desideri e penso che passerà presto in quella degli ebook.

A far compagnia al suo libro personale... che dimostra un tempismo altrettanto perfetto. Lo prendo. Lo inizio. Non ho mai avuto problemi col cibo se non da piccolissima, ma i meccanismi che descrive li riconosco, in me, in molte persone che mi sono vicine e meno vicine. Siamo simili, viviamo tutti gli stessi problemi e abbiamo le stesse paure, poi ognuno reagisce a modo suo.
Quelle parole mi hanno fatto luce su alcune cose che confusamente cercavo di sbrogliare da me.
E oggi la Mamma, la Sorella e il Papà erano in crisi. Niente problemi di cibo, ma tante paure. Mi è arrivato un sms di quelli che chiamano emergenza. Ho preso una pausa e ho scritto loro. Con le mie parole, che dopo anni fuori di casa riesco finalmente a rintracciare, e aiutata dalle riflessioni di questi giorni sul libro.
Spero di aver aiutato un poco. Spero di non aver fatto del male. Pare di no, dai primi commenti, pare che  in un momento di nebbia abbia parlato di sole e cielo azzurro. Meno male. Avevo lacrime dietro gli occhi e un vuoto, un buco, nella pancia, dove ti prende la paura. Voglio bene alla mia famiglia.
La sera ne ho discusso col Nonaddetto e siamo stati d'accordo: ho un bravo papà e una brava mamma e un fratello e una sorella a cui voglio bene. Sono, siamo, lontani dalla perfezioni e pieni di vuoti, di buchi, ma ci vogliamo bene e, nonostante gli scivoloni, di base sentiamo che non mettiamo condizioni al volerci bene. Ti voglio bene anche se non sei perfetto e non fai quel che vorrei io, non solo se sei come vorrei.

E penso a Tè allo Zafferano e Nonhaicapito, che non leggono libri. Devo trovare loro un libro per ciascuno che faccia loro venire il dubbio di perdersi qualcosa di importante...

E pensare che volevamo solo mettere l'auto in garage!


10.4.12

Weekend

Questo post è allo stadio di bozza da 2 settimane. Non sono riuscita a scrivere altro, perciò propino questo. Oggi ho bisogno di sfogarmi, per cui potrei scrivere ma potrei giudicare quel che scrivo più indigesto di questo che avevo scritto: e cestinare! Spero di non fare come il classico marito (non il mio) che con 37°C è in fin di vita sul divano.

Il mio weekend è iniziato venerdì alle 23, quando ho rimesso piede a casa dopo quattrocento km e spiccioli. Un bacio al Nonaddetto, la Gatta che mi ignora bellamente - ehi felino, insinui che non sono più di casa qui, io?, una tazza di latte per completare la cena a base di crackers in auto, ci metteremmo a chiacchierare ma è tardi, doccia e nanna.

Sabato mattina si dorme. I lavori non si fanno da soli ma siamo stanchi. Il pomeriggio torniamo a vedere la cucina. Mentre noi ci dedichiamo a simili  inaudite gozzoviglie passa da noi, senza una telefonata preventiva, il vecchietto Idraulico con l'anca sbilenca che si lamenterà molto per non averci trovati a casa. La Cucina. Nonostante fossimo partiti ancora un po' dubbiosi, piano piano all'unisono decidiamo. Abbiamo ordinato la cucina. Dico! E' bellissima (somiglia a quella della foto, ma di un'altra ditta. E c'è del rosso), è ben fatta, è garantita 10 anni, è un passo grosso, fa tanto casa, siamo emozionati. Andiamo a dormirci su. No, un sms cambia il programma, il Fratello è nella Piccola Città, pizziamoci così possiamo portargli il suo regalo di compleanno. Torniamo contenti ma sfiniti. La lavatrice è pronta da stendere. Stendiamo. Crolliamo.

Domenica mattina si ridorme. Si lavoricchia, la malta, il colore, carteggiare, pulire, ci sono troppe cose da fare per due soli giorni a settimana. Si cerca di mettere insieme un pranzo della festa, di appianare le piccole incomprensioni del non vivere vicini, noi che condividevamo le 24 ore e adesso abbiamo un telefono sempre di mezzo. Le cose che facevano casa, che facevano noi, la sua musica dallo stereo, cucinare insieme, i suoi videogame, il mio giardinaggio in salotto, lanciare i topi di peluche alla Gatta, farci la lotta, farle le foto, farci un gelato, andare a passeggio - a quando? E' vero, adesso abbiamo la casa che prende forma - la nostra forma, però ci mangia tutti i weekend e il weekend è l'unico momento che abbiamo insieme, serve trovare un equilibrio e a volte viene un po' meno bene altre volte meglio.

Domenica sera si cena presto e poi riparto, perchè sono le settimane delle lab classes alla Città delle Bambole e per spezzare la strada mi appoggio ai miei, che son a metà strada tra me e il resto del mondo. Il mio weekend finisce domenica alle 20. Centottanta km. Un bacio alla Sorella, un po' di chiacchiere con la Mamma, Papà che già dorme, nessuno che mi dica questa casa non è un albergo. Crollo, sono già due ore che mi si chiudono gli occhi.

Lunedì mattina centosessanta km, con gli occhi che bruciano e si chiudono, ma perché ho così sonno stavolta, su verso gli abeti e le eriche e il cielo, poi giù verso i meleti e la gente che fa jogging sul terrapieno a fianco dell'autostrada, e verso 16 ragazzetti che non si aiutano a vicenda, mi guardano dall'alto in basso, qualcuno è in piena fase adolescenziale ritardata - mi do arie da persona adulta e competente (ringrazio di avere un buon inglese: un appiglio in meno!) mentre mi scaglio contro chiunque contesto tutto e vedo se reggi. Ma io non sono ingegnere, convivo bene con la scarsa affidabilità dei sistemi biologici: sono sedici 22enni e li preferisco mille volte caotici, rumorosi, sfiancanti, irrispettosi e piuttosto maleducati, piuttosto che militarescamente inquadrati, silenziosi e ordinati - che angoscia sarebbe. Pian piano puntualizzo cosa mi aspetto da loro, mi stupisco nel trovare risposta - oggi hanno aspettato il loro turno allo spettrofotometro senza proteste e lasciato il laboratorio quasi perfettamente pulito. Pian piano si accorgono che mi accorgo di chi di loro sa fare e chi no, cosa sa fare e cosa no, che cerco di spiegare in modo mirato, spero che qualcosa imparino. Tanto per dire, che è giusto ricevere un protocollo, e che è lecito chiedersi che cosa di quel che è scritto si può modificare, e perché. Esco stanca e non vado in mensa, sono stufa di mangiare da sola cibo mal cotto e di non poter sapere i prezzi, maggiorati rispetto ai professori, che toccano a me in qualità di collaboratore intellettuale dell'università. Un altro contratto che non c'è in nessuno dei moduli a crocette che mi capita di dover compilare, che so, al centro per l'impiego o per l'ISEE: io non esisto mai.

Lunedì sera trecento km, sono le nove passate, ho fame ma appena metto piede in Foresteria mi investe Maschiaccio con lo smalto rosa shocking alle unghie dei piedi e richieste di traduzioni in inglese di concetti come certificato di residenza storico, che non so cosa sia manco in italiano, e con racconti di decapottabili del '72 lanciate verso un concerto con lei dentro, che però finiscono la benzina in autostrada e bisogna spingerle e poi cercare la benzina ma invece arriva la polizia e tocca salire sul carroattrezzi stando dentro l'auto e tutta la gente ride, e non è un sogno ma il suo weekend.

Ho squillato al Nonaddetto ma non mi richiama, mi appendo al telefono per controllare se è caduto in un videogame, tra le braccia della rossa, la bionda o la mora, oppure giù dalla scala a pioli: è già successo e mi vien l'ansia a pensarci.

Buonanotte!

30.1.12

Saper aspettare

A volte decido deliberatamente di perdere tempo sul web, per staccare da un momento di stanchezza o difficoltà e poi ritornare sul problema a mente più fresca. Generalmente sono scorribande fruttuose e una delle ultime mi ha fruttato un nuovo - per me - blog, amore a prima vista fin dal titolo.

Questo post mi ha dato la stura ai pensieri di questo periodo in cui ho latitato dal mio, di blog, riflettendo se chiuderlo o trovarci un senso. Per ora ho deciso che un senso ce l'ha, e sta proprio nel suo essere piccolo mezzo per cercare un senso alla comunicazione e ai suoi modi.

Quest'altro post mi ha fatto sorridere e sentire in pace con i miei tempi, che sono spesso lunghi.
Quando ci siamo conosciuti io e il Nonaddetto, per un lungo periodo abbiamo parlato in modo strano, che sarebbe riuscito insopportabile a quasi chiunque altro - ma tanto non c'era nessun altro con cui scambiare due parole in quei laboratori. Erano dialoghi fatti di silenzi più lunghi dei parlati, ma erano silenzi pieni, in cui riflettevamo intensamente sulla risposta da dare alla domanda che l'altro aveva appena fatto - si parlava di vita, morte, religione, progetti personali, oltre che di argomenti leggeri, non era facile sapere cosa dire, cosa si pensava su un argomento e come esprimersi. E finalmente non serviva come al solito aver la risposta pronta prima ancora che l'altro finisca di formulare la sua domanda, e - zac! hai sparato una cagata. No, si rifletteva bene, spesso aprivo la bocca e mi rendevo conto di un punto debole e la richiudevo e riflettevo ancora. C'era un mucchio di tempo da passare mentre facevamo operazioni noiose e ripetitive e l'abbiamo passato parlando così. Adesso parliamo normalmente, ma quel tempo è servito.

Il blog andrà incontro a un bel restyling, per adattarsi a me che per fortuna cambio col tempo. Ma sui tempi, non faccio promesse ;)

30.11.11

Inverno


Nebbia.
A volte è un effetto speciale, trasforma i campi in un palcoscenico coperto da un tappeto di fumo, ciuffi di erbe spuntano scuri, il paesaggio è teatrale.
Più spesso, solo una nuvola al posto sbagliato. Una pietra che non puoi prendere a calci, sulla strada e sull’umore. Incredula, non ci vedo più, neanche i più grossi edifici. Forse appena pochi metri più in alto il sole splende e il cielo è blu? Ma noi languiamo qui sotto, sognando di avere le ali. Una mattina un po’ di sole illumina il frutteto che spunta dalla foschia, a uno a uno tutti entrano nella sala comune eccitati e febbrilmente, invece di “buongiorno”, dicono “hai visto? c’è il sole!”. Noi, italiani tunisini egiziani portoghesi turchi iraniani, tutti non siamo abituati a questo mondo scomparso e ci mancano il sole, i colori. Che posto è questo? Chi vive qui come fa? Sarà così per tutto l’inverno?

Nebbia anche negli occhi. I miei, quelli degli altri. La Foresteria è cambiata. Le persone hanno subito una metamorfosi che non capisco. Solo qualche mese fa li guardavo, i sorrisi, la scioltezza, le canzoni, i balli, erano pieni e sicuri di sé, il presente un trampolino per il futuro, al confronto mi sentivo tirata, un cucchiaio di nutella spalmato su una fetta di pane troppo grande, mi veniva voglia di ingrassare per cercare di somigliar loro un po’, di fare un po’ di luce anch’io. Io sono ancora uguale, la brace aspetta sotto la cenere, ma altri sono crollati. Tic, pianti che arrivano dalle porte chiuse, mani che stringono spalle cercando di farsi argine, brutti attacchi di asma da stress – l’aria fredda non aiuta –, facce tirate, qualche assenza al lavoro, litigi, esplosione dei gruppetti. Sarà l’effetto stalla, adesso siamo tanti e altri arriveranno, che acuisce gli spigoli di questa vita in prestito. Tutti hanno gli affetti lontani, il riscaldamento è avaro, ci si sente trattati con sufficienza, ci manca il sole. Per fortuna poi si infilano sotto le coperte tutti insieme e si incantano a guardare Happy Feet.

Sono stata alla Città delle Bambole ieri. Il cielo era blu, le montagne brillavano, nei boschi si mostravano i larici di miele sullo sfondo brillante degli abeti uguali a se stessi. Non ho acceso la radio e ho contemplato la meraviglia per tutto il viaggio.
I miei due (! la decimazione da triennale a specialistica) studenti sono diventati bravi. Hanno visto il grafico degli studenti precedenti: non avevano potuto fare bene perché erano troppi. Un’immagine val più di mille parole? Hanno capito. Hanno preparato bene le soluzioni e pipettato con cura, la cinetica enzimatica è riuscita a meraviglia.
Servirà mai loro a qualcosa? Spero che almeno si ricorderanno che l’importante è sbagliare. Vedere cosa succede se non segui il protocollo, capire l’importanza di ciascun passaggio perché lo si è trasgredito – o lo si è visto trasgredire, e anche attraverso l’errore padroneggiarlo.

Non sono tornata alla Piccola Città per il weekend, nè il Nonaddetto e la gatta sono venuti dai miei. Non ho potuto vederli. Sabato giravo in veste di gnomo per trovare i regali per cuginetti e nipotini: ohibò! Con i 2 nascituri, quest’anno siamo a 12! È meglio cercare le offerte speciali… ma quanto è bello fare regali ai bambini? Il Nonaddetto dava malta fina attorno ai travi, correggendo i danni della sabbiatura.
La casa, con dentro il Nonaddetto e la gatta, la mia famiglia e i pochi ma buoni amici che ho lasciato sparsi per due regioni sono l’ancora che impedisce a Icaro di bruciarsi le ali, e mi mancano, anche se c’è chi mi chiama privilegiata perché li ho a portata di auto – ma a dirmelo non sono quelli che i cari li hanno solo a portata di aereo: un sacrificio è un sacrificio, contare il numero di sere che puoi cenare a casa e scoprire che il tuo è il numero più piccolo è un’amara soddisfazione, e non ti rende nemmeno più meritevole. Tratta ciascuno con delicatezza perché non puoi sapere quanto e come pesa il sacrificio che ognuno fa, è la regola non scritta che si cerca di rispettare – effetto stalla permettendo.
Io lo faccio adesso, di stare lontana, solo perché è un periodo limitato, solo perché penso che non ci sarà un seguito, spero di non dover mai discutere se accettarlo nel caso avessimo figli. C’è chi, dall’alto del suo successo professionale, mi ha ferita giudicandomi per non aver seguito il consiglio di non interrompere una carriera (ma quale?) “per un ragazzo”. È una storia per un’altra volta. Credo che stiamo guadagnando soldi che ci servono, credo che stavo impazzendo senza un lavoro, ma credo che stiamo anche perdendo cose che non riavremo mai e non voglio che questo conto si allunghi troppo.
Perché il viaggio tra la Piccola Città e questo impero della nebbia lo puoi pagare col bancomat, sempre che gli irresponsabili che governano il mondo non mandino tutto a gambe all’aria. L’affitto della stanza, pure. Ma chi saprebbe dare un prezzo al bacio quando ci si rivede, al leggere sul viso i segni dei pensieri, alla cena preparata insieme, al parlare della giornata che è passata e di quella che deve venire, all’addormentarsi vicini?

11.11.11

Felicità è

arrivare a casa...
cenare con il Nonaddetto, il ragu della mamma e una candelina sul tavolo...
parlare insieme e poi incagliarsi sempre sullo stesso punto: neanche stavolta salveremo il mondo, vabbè...
mettere le bucce di mandarino sulla stufa ...
una sessione di giochi con la Gatta e vederla perdere il suo contegno e lasciarsi andare al divertimento puro di rincorrere il suo adorato antistress della Sigma, che forse non lo sapeva ma ha creato il giocattolo felino preferito, morbido, lanciabile e dai rimbalzi imprevedibili...

17.10.11

Stile?



I Nonaddetti si sono innamorati dei mobili degli Artesanos Don Bosco, fatti nelle Ande, ciascun pezzo un pezzo unico realizzato da un solo artigiano-artista, appena li hanno visti a una mostra qualche anno fa.
Quando hanno deciso per una porta scorrevole che separi la cucina dal soggiorno, entrambi hanno pensato che l'avrebbero voluta con un disegno tondeggiante, a luna, a goccia, a non-sapevano-cosa ma probabilmente entrambi avevano in mente queste librerie. Fatevi un giro sul sito, che definirli mobili è riduttivo e "opere d'arte e di design" sarebbe più appropriato.
Comunque, prima della porta scorrevole i Nonaddetti devono ordinare al falegname quella d'ingresso. Presto, che fuori fa freddo e urge chiudere questa casa onde non congelarsi insieme a lei.

Ieri sera il Nonaddetto è stato improvvisamente ispirato.
Questo è, per noi, il portoncino perfetto.
Per il lato anteriore della casa,
ma anche per il retro,
ma anche per la porta scorrevole,
ma anche per le porte interne
(magari due affiancate, eh,
che ricompongono il tondo? no?).
Perfezione.

C'è solo il dettaglio che è moderno.
E la facciata molto rustica.
E al falegname verrà un colpo apoplettico,
con i suoi standard di classico e moderno...
E la mamma dice che non è sicuro.
Per ora queste quisquilie non ci dissuadono.

19.7.11

Piastrelle!

Il cantiere sboccerà in una casa abitabile, un giorno!
Ma noi ci andremo ad abitare prima, come testimoniato dal countdown che dice che manca una settimana circa.
Ed è vero.

Era una casa molto carina, senza soffitto
(no, quello c'è!)
Senza cucina
(il Nonaddetto ne porta a casa una usata domani col furgone
e l'aiuto dell'amico X. Passano anche all'ikea
a prendere materasso e mobiletto per bagno,
entrambi rigorosamente in offerta)
Non si poteva entrarci dentro
perché non c'era il pavimento...
beh, se ci si accontenta del cemento c'è! 

Ma stiamo anche vedendo per le piastrelle. Potendo metteremmo solo legno e zero piastrelle, ma il cortile di ghiaia sconsiglia di mettere i teneri, economici, bei listoni di pino a piano terra. E in cucina e soprattutto bagno vogliamo poter pulire con detergenti aggressivi. Quindi piastrelle.

Queste ci piacciono proprio.
Forse un po' meno quando ci avranno comunicato il prezzo.



Effetto pietra, ma non rustico.
Elegante, ma non pretenzioso.
La versione opaca ha i piccoli riflessi di certi sassi al sole.
Il lappato sembra più facile da pulire, e non sfacciatamente lucido.
Le venature leggere potrebbero confondere un minimo le impronte
di zampette bagnate di gatto o di bambini.



Ci piace il rettangolare, ma posa sfalsata.
Questo è troppo beige però.


Oppure un finto travertino bianco.
Neanche di lui sappiamo ancora il costo.
Emotivamente meno attraente, ma più liscio e pulibile.
Il rettangolo costa troppo, qui si andrebbe sul quadrato.


Se qualche sperduto visitatore ha esperienze di pulizia sul gres porcellanato lappato o opaco i commenti sono benvenuti, anche se ogni piastrella è a sè...

17.6.11

Chiudi gli occhi e immagina...

Il sabato (di 2 settimane fa. Sono un po’ presa tardi…) dei Nonaddetti è stato addetto alla rimozione dei vecchi infissi della casa. Una parte, almeno… soprattutto quelli che mi ostinavo a voler salvare, fosse per me riutilizzerei i davanzali interni in legno, scavato e ondulato dal tempo che ha ottenuto sul legno lo stesso effetto che le onde ottengono sulla sabbia del fondo vicino alla spiaggia… Vorrei mettere le foto ma non le ho con me, né ho uno scanner per abbozzare un disegno… quindi consiglio di chiudere gli occhi e immaginare le ondulazioni marine e poi trasformarle in legno. Poi metterò anche le foto…

E le finestre? Sono ad arco ribassato, noi terremo la forma della luce e non la faremo rettificare come si faceva qualche decennio fa, ma i nuovi infissi saranno rettangolari perché arcuati costano molto di più e perché non sarebbero compatibili con le zanzariere. Però quelli vecchi, con l’archetto e le inglesine, son troppo belli per buttarli via. Magari si possono reinventare come ante a vetro di una libreria  in cui la gatta non possa raggiungere i libri per buttarli a terra se vuole infilarsi al loro posto o attirare l’attenzione? (foto immaginaria...) Ce n’erano 5 scampati alle precedenti revisioni della casa (quelle in cui le finestre erano state rettificate) e i Nonaddetti li hanno pazientemente liberati dai chiodoni che li fissavano al muro e poi sfilati dalla loro sede, scoprendo così il sistema costruttivo adottato all’epoca… (foto immaginaria...). Degno di nota il fatto che la cornicina inferiore decorativa dei davanzali fosse fissata al blocco principale tramite spine di legno e non da chiodi di metallo… sistema che sembra reggere molto meglio all’umidità: i chiodi, decisamente più recenti , erano decisamente divorati dalla ruggine mentre le spine di legno erano intonse. Con 5 infissi di quelle dimensioni si ospita una discreta biblioteca! (immaginare, immaginare…) 

La domenica è stata devoluta all’organizzazione last minute della mia partenza alla volta della Grande Città, ahinoi troppo lontana da quella Piccola e dal Nonaddetto e dalla casa e dalla gatta e, e, e. La Nonaddetta, nonostante si fingesse garrula e impegnata in mille futili e quotidiane faccende, ha finito per sfogare il subbuglio interiore sulla macchinetta fotografica, sperimentando che in effetti se la molli cade e magari si silura lo schermo. E di botto ha pianto, per la macchinetta che è un regalo di lui, per la paura del giorno dopo e di quelli successivi per i successivi 18 mesi, e già che c’era anche dei giorni che verranno dopo la fine del contratto, e per la nostalgia preventiva di lui, per la coscienza di lasciarlo da solo a gestire in prima persona i lavori alla casa, per la coscienza che lui crede in questo contratto più di quanto ci creda io, anche se preferisce non trovare solo la gatta quando rientra la sera e anch’io lo preferirei.  Quando la Nonaddetta è turbata piange e si dispera e proclama “ah, moriremo tutti!”, quando è turbato lui alza un sopracciglio e dice “andrà tutto bene”. Per fortuna poi entrambi fanno la stessa cosa, si rimboccano le maniche e fanno quel che c’è da fare.

11.3.11

Grazie di esistere, Africa!

Oggi va tutto bene.

(Lo so, Jimmy Cliff è giamaicano, ma questa è esattamente la colonna sonora con le immagini giuste per questo momento. Licenza geografca. E poi la connessione africana è evidente...)


Il Nonaddetto è in ufficio/laboratorio (in effetti lui è Addettissimo, da questo punto di vista).

La Nonaddetta ha chiamato il Geometra che le ha confermato l'appuntamento per le 5 pm con il Muratore e il Sabbiatore. L'Elettricista è in ferie, ma poter sfuggire alla fine dell'inverno con una settimana di sole e caldo da qualche parte non può essere annoverato tra i lati negativi del mondo. Si spera solo che poi possa venire subito o che i Nonaddetti ne trovino un altro prima ;)
C'è in programma la spesa e oggi la Nonaddetta è fermamente decisa a passare da 3 diversi supermarket per approfittare di tutte le offerte. Calcolando bene, i soldini risparmiati potrebbero pavimentare mezzo metro quadro della Casa.. oppure.. servire a comprare un altro libro.

Picture via guanda.it
Africa. La mia piccolissima doppia esperienza in due posti così diversi tra loro. E adesso la Nonaddetta cerca l'Africa dove può, per esempio nelle pagine di chi con le parole riesce a trasportartici e fartela intuire. Dopo la piena emotiva di Mia Couto, la Nonaddetta ha scoperto che adora la serie di Mma Ramotswe. La calma e la positività, nonostante - o piuttosto anche grazie a - la coscienza della fragilità e precarietà delle persone e del mondo. Per ora la Nonaddetta ha scovato solo due dei libri di questa deliziosa serie e il suo più grande cruccio è che sembrano essercene solo altri 10 da leggere.. 
Comprarli tutti sarebbe una bella spesa, ma esistono anche in formato e-book e il prezzo (ma anche il fascino) cala di un terzo. Sarebbe più saggio cercarli in biblioteca. Coi soldini risparmiati ci scappa qualche bel libro per Rafaela, là dall'altra parte del mondo, ma questa è una storia per un altro post.
Non saprei spiegare cosa ci trovo, ci ho già provato diverse volte. Non ha senso in realtà dire "Africa", vuol dire tutto e anche proprio niente, eppure è qualcosa di "africano" che riesce a filtrare da queste pagine, tradotte in italiano, prima scritte in inglese da uno zimbawano (?), che però è di origine scozzese, quindi bianco.. e nonostante tutti questi filtri ancora l'Africa passa e arriva a me che leggo. E io ci rinasco dentro. E' una cura. Non so cosa è e come fa, ma cura!
E oggi va tutto bene.

2.2.11

Il Pirata

E' nero coi calzini bianchi, ha un occhio malato, è sporco, arruffato, forforoso e magro da far paura. E' arrivato senza farsi sentire, si è accucciato al sole e ha aspettato che lo vedessi. A girarmi e trovarmelo davanti ho preso paura, sembrava una cosa uscita dall'oltretomba. Per toccarlo ho messo i guanti e ho sentito le ossa subito sotto il pelo, la schiena come una sega. I gatti hanno anticorpi così grossi che li senti galoppare nelle vene, ma è dura combattere un'infezione all'occhio se stai morendo di fame. Avevo solo un pacchetto di crackers vecchi. Non ha gradito, si vede che aveva consumato solo sei vite su sette ed era disposto a giocarsi anche l'ultima: si è girato e ha fatto per andarsene, esasperantemente lento.
L'ho guardato, sarebbe sparito e pazienza. Che cu*o ha avuto la nostra gatta: era piccola, affamata e pulciosa, ma con un bel colore simil-siamese e due occhioni blu che l'hanno fatta istantaneamente adottare. Questo è malato, ma anche la gatta dei miei ha perso un occhio e se l'è cavata. Lasciar morire un gatto che viene in cerca di te nel tuo cortile mentre inizi i lavori per la tua casa, ecco non mi pareva proprio un buon inizio per la nostra vita lì. Mentre pensavo tutto questo era arrancato poco più di un metro. L'ho preso e chiuso nella ex-stalla, con l'intenzione di tornare al pomeriggio fornita di cibo per gatti.
Non avevo calcolato bene quanto era magro. Sono tornata qualche ora più tardi del previsto ma munita anche del Nonaddetto, che ha istantaneamente sposato la causa del derelitto e mi avrebbe aiutato a lavarlo senza farmi graffiare (e contagiare da miliardi di malattie), mettergli l'antipulci, dargli un po' di antibiotico e sistemargli una coperta in stalla. Ma il Pirata era sgusciato fuori da un buchetto che non avevo neanche visto. Sono tornata la mattina dopo, sperando che mi perdonasse per averlo rinchiuso, ma non si è fatto vedere. Può essere ovunque. Se è vivo e ripassa, ho del cibo e una coperta pronti...

23.1.11

Scala di pericolosità di lavori edili per i non addetti ai lavori

Public domain picture from
FD Roosevelt Presidential
Library and Museum
Ieri i Nonaddetti si sono addetti a iniziare i lavori nella loro nuova vecchia casa.
Si sono visti là con il loro geometra consigliato da un amico, che deve guadagnarsi la dicitura "di fiducia" da parte di due individui scientificamente pignoli. Il povero geometra ha ispezionato la casa, che aveva visto solo una volta prima del rogito, e ha sentenziato che gli operai faranno il vespaio aerato ma, se non vogliono svenarsi, i Nonaddetti dovranno prima addirsi al martello pneumatico e autodemolirsi il pavimento del pianterreno allo scopo di diminuire le ore in cui pagare un operaio 25 euro orari. La Nonaddetta si è ricordata che il suo primo anno di post-doc, per usare un'iperbole, è stato pagato meno di 6 euro orari e non prevedeva contributi inps, e ha preferito concentrarsi sui particolari del vespaio aerato.
La sera il babbo della Nonaddetta ha telefonicamente e categoricamente escluso che un martello pneumatico o un attrezzo simile possa essere affittato e usato da Non Addetti Ai Lavori. Il Nonaddetto ha replicato che lui, all'età di anni 10, mentre camminava per una strada svizzera si è imbambolato a guardare un operaio che demoliva con grande coinvolgimento il manto stradale. L'operaio entusiasta si è fermato e gli ha urlato di provare, passandogli il martello che il giovane e incosciente Nonaddetto ha altrettanto entusiasticamente afferrato e azionato. La sua conclusione è che di solito demolire non è un lavoro particolarmente difficile.

Rasta bicolor in camice bianco

Picture by Jaeger5432
from Wikipedia commons
Il Nonaddetto cerca una persona da assumere per un grosso progetto di ricerca. Bandisce il concorso, lo pubblicizza sui siti di scientific jobs, manda mail a tutti quelli che conosce nel mondo e aspetta fiducioso. La Piccola Città in cui i Nonaddetti risiedono non è propriamente il centro del mondo, però il lavoro è un posto da 3 anni, l'argomento è interessante e la paga non è male. Si candidano d-u-e  fanciulle, nessuna ha i requisiti minimi. Il Nonaddetto  non si scompone, rifiuta gentilmente, prepara le scartoffie per ribandire e si appende al telefono.
Scova M, conosciuta nella sua vita precedente quando era un promettente giovane scienziato, stava in Svizzera, parlava francese, inglese e un po' di tedesco, mangiava cioccolato e veniva pagato il doppio. M adesso è in zona Parigi e ha tutti i requisiti del candidato ideale, compreso poter usare una supermacchina che pochi umani hanno anche solo sentito nominare. La Nonaddetta, dal basso del suo curriculum più corto di alcune pagine, inizia a sentirsi in soggezione. M accetta di candidarsi.
Picture by K. & H. Häfele
from Wikipedia commons
  
Il Nonaddetto inizia a ricevere regolarmente telefonate da M. Chilometriche. La durata media di una telefonata del Nonaddetto con i suoi genitori è di minuti tre. La durata media di una telefonata del Nonaddetto con la Nonaddetta quando lei è lontana è di ore una, di cui circa minuti dieci occupati da parole del Nonaddetto, che al telefono non sa cosa dire. La durata media di una telefonata del Nonaddetto con M è di ore due, in cui il Nonaddetto parla, in francese, senza soluzione di continuità.
La Nonaddetta, che il francese non l'ha studiato, coglie che le conversazioni vertono su argomenti lavorativi e si allargano poi alla descrizione di ogni possibile aspetto della vita nella Piccola Città che aspetta di accogliere M, spaziando dal dialetto locale alla facilità con cui si potrà trovare un appartamento in cui installare M, suo marito X e i loro due grossi cani. Dato che non ama il telefono, quando deve chiamare il Nonaddetto non si stravacca sul divano ma vaga per casa come un leone in gabbia - vale a dire che gira continuamente in tondo in un'unica stanza: quindi al termine di queste chiamate la Nonaddetta è un pericoloso misto di gelosia e isterismo.