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5.3.13

Punti di vista

Il luogo: il corso per la gravidanza.

Il fatto: le responsabili ci forniscono fogli e colori e ci chiedono di disegnare la nostra gravidanza. C'è chi disegna un viaggio, vuoi con la coppia su una barchetta a vela in un bel mare con un bel sole e qualche nuvola non troppo preoccupante, vuoi lungo una strada che deve passare una strettoia ma poi si allarga all'infinito, con vari simboli disseminati qua e là a significare i momenti confusi e quelli chiarificatori. C'è chi disegna la famiglia al completo, col nuovo bebè già bello e pronto, tutti stretti e uniti e felici insieme, e nessun altro intorno perchè non c'è nessuno di altrettanto importante in questo momento. La Nonaddetta ha disegnato anche lei un viaggio, più nel tempo che nello spazio, con i primi mesi bui e pieni di mostri relegati in un angolino e i Nonaddetti con la pancia felici insieme al centro e altre facce amichevoli intorno, tutti in attesa di occupare un paesaggio con lo stesso sole e le stesse nuvole non troppo preoccupanti dell'altro disegno.

Il sequel: tornata a casa, la Nonaddetta ha raccontato, come sempre, cos'era successo al corso. Poi le è venuta l'ovvia idea.
"E tu Nonaddetto cosa avresti disegnato?"
"Mmmm. Una pancia"

E non c'è stato verso di cavarne altro. Dato che invece può passare ore a discutere dei meccanismi per la valutazione della ricerca, credo che mi impunterò molto sulla necessità di non vederlo tornare troppo tardi dal lavoro la sera...

14.6.12

Era solo per riordinare il garage


Nota: è un post lunghissimo, ma è un periodo intenso tra lavoro fuori sede, weekend a lavorare nel cantiere  (abbiamo finalmente la porta d'ingresso!) e un tentativo di organizzare il mio prossimo lavoro con degli spagnoli.
Allora stasera mi sono impegnata e lascio qualcosa da leggere... perchè sto per andarmene negli USA per 15 giorni al seguito del Nonaddetto che ha un congresso nella città di A, quella dove va sempre l'Elasti-famiglia. E noi ci attacchiamo una settimana a NYC. In una stanza affittata in un appartamento, perchè per gli americani il concetto di "hotel low cost" significa "meno di 250$ a notte". Spero che torniamo vivi ed entusiasti! Proverò a connettermi da là ma non si sa mai. Almeno allora lascio i saluti... ci si vede a luglio!

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Succedono fatti che sono come domande
passano giorni, oppure anni
e poi la vita risponde.
(non mi ricordo chi l'ha detto)

I Nonaddetti hanno deciso di buttare l'Everest di scatoloni che l'Ingegnere, ex proprietario-meteora della casa, aveva lasciato in garage. Non le porte in legno di 100 anni fa che avrebbe dovuto lasciare, ma scatoloni di scartoffie, vestiti vecchi e tutto quello che non si ha il coraggio di buttare anche se non ci ricordiamo neanche cos'è. La pazienza ha un limite, in questo caso un anno e mezzo, la stagione inizia a far rischiare grandine, avere un garage e non poterci metter l'auto è fastidioso e quindi...

Tra il ciarpame, separato in carta/plastica/indifferenziato, come si poteva aspettarsi c'era un po' di pornografia. Poca roba e innocua, qualche videocassetta etichettata con uno scarno "VM18" e un paio di fumetti. Ho guardato qualche pagina dei fumetti e poi li ho aggiunti al mucchio  della carta da riciclare.
Mentre buttavo gli scatoloni successivi, però, pensavo e mi venivano domande. Così poi ne ho parlato con il Nonaddetto. Ci siamo scambiati le nostre esperienze (e inesperienze) al riguardo, le nostre opinioni, le esperienze e le opinioni di amici che ce ne avevano parlato... tipo quelli che abitavano sopra il night club.

Il succo del discorso è stato: puoi anche non essere mai stato un fruitore di materiale pornografico, eppure appena ne vedi un briciolo lo riconosci. Dentro di te. Riconosci gli stereotipi, l'impostazione dei ruoli, le (brevissime e iper-ripetitive) narrazioni.
Se lo riconosci senza averci mai avuto a che fare, vuol dire che non sta solo lì dentro. E' anche fuori. E a pensarci, è dappertutto, la pornografia è lo schema mentale che domina le relazioni spicciole tra le persone nel quotidiano. Sono incredibilmente familiari, quei personaggi e quei copioni.

Qualche sera dopo, passati dal Fratello, la TV in sottofondo mandava uno 007 con Connery (che è indubbiamente meglio da vecchio di allora). E io guardavo distratta, e poi mi sono resa conto che era lo stesso copione, anche se si fermava prima di mostrare alcunché di esplicito. Lui seduce per definizione, lui è un dio in terra, lui non si può non volerci andare a letto, lui non ha bisogno di corteggiare, non deve dire niente, si siede al tavolo da gioco e voila, la signora gli dice possiamo vederci? E lui se la trova poi in casa già spogliata. "Guardi che devo partire subito... beh, quasi subito". Finito, non c'è altro. (Anzi spesso in 007 lei moriva direttamente, così faceva spazio)

La conclusione è stata: il modo di essere (? non essere?) e di relazionarsi (??) che propone non mi piace, non fa per me, mi fa sentire male.
PERO'.
Mi trovo a corto di modelli alternativi.
Voglio dire... posso pensare a decine di altri film e libri con trame simili. Tutti buoni per dire "ecco, se tu avessi fatto così con me... col cavolo che concludevi qualcosa".
E neanche mi piacciono i romanzi rosa, con 350 pagine di pippe mentali di lei, lui che è un incrocio tra il principe azzurro e lo stesso maschio di cui sopra, e  finisce con "e vissero felici, appassionati e contenti".
Ma sono in difficoltà a dire "potresti leggere questo libro o potremmo guardare questo film, ecco, quella coppia è proprio... proprio... sono innamorati. Si amano. Capisci? Sono capaci di amare, imparano questo!". Mi viene in mente solo L'amante di Lady Chatterley, o al limite L'amante, anche se mi sento più  in sintonia coi gusti di Connie che di Marguerite.

Poi l'altro giorno mi imbatto nell'ebook La fine del desiderio, e collego che è la stessa autrice di Sii bella e stai zitta, e che c'è un terzo ebook sulla sua esperienza attraverso l'anoressia. Scopro che è una filosofa uscita dalla Normale, trasferita in Francia e che lì è una voce nota. La sinossi dice "Cos'è la pornografia? Cosa la differenzia dall'erotismo? La filosofa Michela Marzano indaga le basi della rappresentazione del corpo umano e della sessualità...".
L'introduzione al libro è prolissa e macchinosa. Ma è arrivato con un tempismo troppo perfetto. Sta sulla mia libreria dei desideri e penso che passerà presto in quella degli ebook.

A far compagnia al suo libro personale... che dimostra un tempismo altrettanto perfetto. Lo prendo. Lo inizio. Non ho mai avuto problemi col cibo se non da piccolissima, ma i meccanismi che descrive li riconosco, in me, in molte persone che mi sono vicine e meno vicine. Siamo simili, viviamo tutti gli stessi problemi e abbiamo le stesse paure, poi ognuno reagisce a modo suo.
Quelle parole mi hanno fatto luce su alcune cose che confusamente cercavo di sbrogliare da me.
E oggi la Mamma, la Sorella e il Papà erano in crisi. Niente problemi di cibo, ma tante paure. Mi è arrivato un sms di quelli che chiamano emergenza. Ho preso una pausa e ho scritto loro. Con le mie parole, che dopo anni fuori di casa riesco finalmente a rintracciare, e aiutata dalle riflessioni di questi giorni sul libro.
Spero di aver aiutato un poco. Spero di non aver fatto del male. Pare di no, dai primi commenti, pare che  in un momento di nebbia abbia parlato di sole e cielo azzurro. Meno male. Avevo lacrime dietro gli occhi e un vuoto, un buco, nella pancia, dove ti prende la paura. Voglio bene alla mia famiglia.
La sera ne ho discusso col Nonaddetto e siamo stati d'accordo: ho un bravo papà e una brava mamma e un fratello e una sorella a cui voglio bene. Sono, siamo, lontani dalla perfezioni e pieni di vuoti, di buchi, ma ci vogliamo bene e, nonostante gli scivoloni, di base sentiamo che non mettiamo condizioni al volerci bene. Ti voglio bene anche se non sei perfetto e non fai quel che vorrei io, non solo se sei come vorrei.

E penso a Tè allo Zafferano e Nonhaicapito, che non leggono libri. Devo trovare loro un libro per ciascuno che faccia loro venire il dubbio di perdersi qualcosa di importante...

E pensare che volevamo solo mettere l'auto in garage!


13.7.11

Tè allo zafferano (e i modelli di uomo che no)

Splendida luna piena di Luc Viatour (www.lucnix.be)
Se l'università è un pianeta a sè, la Foresteria è una delle sue lune. E' un ambiente che ti forza a tornare a vivere come uno studentello, ma l'affitto è molto basso... Al momento ci abitiamo in nove marziani: tre di italiche origini, due tunisine, due egiziani, un'iraniana e un'argentina. Dedico un post ai loro ritratti. Mi spiace non mettere i loro nomi, sono musicali e bellissimi: ma se sorvolo sul mio, con che diritto sbandiero i loro?
by Jean-Marc Durou
F. è tunisina. Ingegnere idraulico (ma rifiuta di usare la lavastoviglie perchè pensa che non lavi bene), piglio da generale, istinto materno di iperprotezione: sperate che vi prenda in simpatia e non mettetevi contro di lei. Mi ha subito offerto assaggi delle loro appetitosissime cene. Si considera berbera pura, ma sostiene che non ha problemi con "gli arabi"; mentre la ascoltavo osservavo lei e gli altri e mi accorgevo che le differenze nei lineamenti e nel colore possono rimandare a diverse origini, ma io non ci avevo fatto caso: dopotutto, in Italia si va dal modello finnico al simil tunisino!  Anche se inspiegabilmente in aeroportoriconosci i lineamenti italiani da quelli francesi o tedeschi... bè, il fatto che stiano urlando "Antoniooooo! te che pizza volevi??" in effetti può aiutare. La sera F. si siede sul divano a navigare tra youtube, skype e facebook. Chiama gli altri per mostrare video buffi. Quando telefona alterna arabo e francese e li intercala entrambi con frequentissimi "ma dai!". Quando non telefona canta a bassa voce canzoni che suonano dolci e ti fanno venire nostalgia di qualcosa che non sai.
S. è la sua compagna di stanza ed è anche lei tunisina. Ha qualcosa di infantile, è contemporaneamente tenera e inaffidabile, ingenua e furfante. Quando mi vede si illumina in un "Ciao!" totale, ogni volta che mi incontra fuori dalla Foresteria mi saluta coi bacetti sulle guance come se non ci si vedesse da settimane e vuole anche battere il cinque. Poi si siede sul divano e si fa fuori due vasetti di budino. Si veste elegante per andare al lavoro ma non bada alle scuciture dei vestiti se non superano i 5 cm, mentre in casa opta per una versione decisamente più succinta, al limite dell'indecoroso, con minuscole camiciole stile hello kitty. Tenera e inaffidabile, ingenua e furfante.
Immagine di Al-Jazeera, dal blog andfaraway.net
A. è agiziano. Ha moglie e due bambini da qualche parte dove nei mesi scorsi passavano in strada i carriarmati e i soldati invitavano i bambini a giocarci su, e lui diceva di perdere un anno di vita ogni giorno. Ma tipi come lui di vite ne hanno sette e non credo che quest'esperienza lascerà strascichi su di lui, mi preoccupo piuttosto per la moglie. E non capisco questa distanza, queste vite separate. Ha fascino, parlantina, potrebbe fare il politico se non parlasse così incredibilmente svelto, sia in arabo che in inglese. Se riceve attenzione è più contento, è burlone e vendicativo. E' il tipo che va a fare un viaggio e pretende di imbarcarsi in aereo con un arco (quello che spara le frecce, sì) come souvenir nel bagaglio a mano e naturalmente finisce per doverlo imbarcare nella stiva, ma non prima di aver fatto impazzire l'intero personale della sicurezza. Io l'arco non lo comprerei neanche, così evito il problema: vedi, le filosofie di vita.
N. è l'altro egiziano. Alto e magrissimo, gentile, gentile, gentile. La prima sera che sono arrivata era di turno in cucina, perchè per evitare di ridursi a tonno e cracker la compagine si è organizzata che cucinano una sera a testa per tutti e cinque. Lui quella sera aveva preparato riso con spezie, zuppetta con spezie per bagnare il riso, pollo con spezie, insalata. Io ho fatto latte e biscotti. Ride, discute di politica con A. e F., quando mi vede mi chiede come sto e si informa di come va il lavoro, il marito, tutto quanto. Adesso è tornato per le ferie a casa e ne approfitta anche per sposarsi: qualcosa mi dice che lei non verrà qui e la prossima volta che si rivedranno sarà tra parecchio tempo, e di nuovo non capisco. Almeno, però, quando si vedono magari cucinerà anche lui.
Wikimedia commons by Reiner Zenz
E. è iraniana e le piace chiacchierare, ma solo in inglese anche con gli altri, perchè il persiano è diverso dall'arabo - anche se non ho approfondito - e l'italiano è riluttante a studiarlo. Ci parlo volentieri quando ci troviamo che io mi preparo la cena e lei è sul divano navigando in rete o lavorando... è lei che mi ha offerto il tè allo zafferano. Dice che in Iran per rendere speciale un piatto, per una festa o per un ospite, si pesta dello zafferano nel mortaio e lo si aggiunge alla pietanza: e se vi piace, provate a metterene un po' nel tè, perchè merita.
M. è argentina e mia vicina di stanza. Dopo qualche disguido causa vulcano cileno è arrivata qui e si capisce che nell'ambiente giusto si scatenerebbe subito. E' un po' schizofrenica in cucina e per un po' vive di tè e biscotti, poi passa con disinvoltura alle cotolette. Ha qualche problema con le chiavi: ogni volta che deve aprire la porta prova tutto il mazzo, entra, poi per chiudere riprova tutte le chiavi daccapo. Mi ha chiesto aiuto per uscire dal cancello, poi per rientrare è rimasta fuori aspettando che da dentro qualcuno le aprisse. Si vede che in Argentina son già passati ai lettori che fanno la scansione dell'iride.
funwithsmiley.blogspot.com
E poi ci sono i due italiani. Son simpatici, e mi fa piacere chiacchierare con loro. Ma. Lo confesso, mi stanno meno simpatici degli altri. Quello che non mi va è che loro si sentano a proprio agio con me più che con "gli altri" e automaticamente si arroghino il diritto di monopolizzarmi; "gli altri" forse farebbero lo stesso se io fossi tunisina, ma giacchè son italiana si allargano molto meno con me e io mi sento più tranquilla. Uno degli italici fanciulli mi ha candidamente detto che se la finestra del bagno non è chiusa mentre io o M. facciamo la doccia lui potrebbe anche guardare, perchè è uomo. Ah, per lo stesso ragionamento io posso staccarti i gioielli a morsi, perchè ho i denti. O sbaglio?
Diciamo che appartengono a modelli con cui è piacevole bere qualcosa, ma è bene che non oltrepassino mai la porta di casa tua:
1- quello che la sera rientra stanco dal lavoro e si gode la cenetta che la mamma/morosa/moglie/amante/figlia/vicina/maestra/lei, insomma, ha preparato; qui però nessuno cucina per lui - e lui deve pulire la cucina, quindi passa il tempo a lamentarsi.
2- quello che la sera rientra stanco dal lavoro, si stravacca sul divano e urla "Ecchecca**o, piantatela di fare casino che devo vedere la tv!" e aspetta la cena. Qui però se ci prova si girano in 5 e lo inceneriscono, quindi è un po' nervoso.
Who's the black sheep here, da soul-bike.blogspot.com
Certo non posso nemmeno dire che il modello numero 3, cioè l'egizio "Io giro il mondo per lavoro e ogni tanto torno a casa, ti metto incinta e riparto" sia precisamente il mio ideale. Ma in questa situazione abitativa la realtà è che siamo noi italici i privilegiati: casualmente abbiamo tutti la singola anche se andiamo a casa al weekend mentre "loro" son tutti in doppia, e ci resteranno. Io, che non mi son mai sentita "giusta", non posso che sentirmi più a mio agio con "loro", e così rimango alle prese coi sensi di colpa... che cerco di annegare, oserei dire con discreto successo, nelle zuppette speziate e nel tè allo zafferano.