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9.4.13

Museruole e palle musicali

bat-wiki
Ho morso. Due volte. Zac! Zac! Nel sonno.
Per fortuna ho preso solo il pigiama del Nonaddetto, non lui.
Sognavo di discutere con un ipotetico datore di lavoro dal braccino corto e di dirgli e allora mi prenda in prova gratis, se sono brava ci guadagna e se non lo sono non ci perde niente. E... Zac! Zac!
Quando, un po' sconvolta dal fatto che avrei potuto fargli male, ho spiegato al Nonaddetto che non era lui che volevo mordere, serafico ha replicato che pensava stessi sognando qualcosa di più interessante, che so essere un vampiro.
Mia mamma ha commentato invece bene, ora basta imparare a mordere anche da sveglia. Lasciamo stare gli anni di sii buona sii gentile sii rispettosa, anche lei ha imparato due cosette nel tempo.

Il mio ex-ex-capo, quello del dottorato, mi ha restituito un paio di mesi fa la bozza del secondo articolo che sarebbe dovuto uscire dai miei tre anni di lavoro. Ho aperto il file, constatato che si era sprecato assai poco in questi tre anni nella correzione, e messo via il file. Sono in altre faccende affaccendata e non ho voglia di lavorare gratis. Zac!
Temo di non aver nemmeno festeggiato qui sul blog la pur agognata uscita del primo articolo: d'altronde è uscito in agosto, con soli 3 anni di ritardo sulla fine del dottorato, su un giornale discreto ma da non strapparsi i capelli, com'era ovvio - forse nella mia valutazione c'entra il lavoro di demolizione morale del mio ex-capo. Ho peraltro ricevuto complimenti da colleghi ben più pubblicati di me. Ha anche già una citazione, che non è male per un settore piccolo come il mio. Eppure ormai di entusiasmo me n'è rimasto poco. Zac!

E poi. Un finlandese mi scrive per sapere se non vorrei referare un articolo su un tema vagamente connesso al mio. Mi scrivono tutti, da agosto. Vedi che pubblicare serviva a qualcosa... quando era ora. L'articolo sarebbe per un giornale leggermente superiore a quello dove ho pubblicato io. E' un lavoro che si fa gratis, però è necessario alla comunità, vediamolo come volontariato professionistico, e sul CV puoi bullarti di essere referee per questa rivista. Nonchè ragionare su come scrivere i tuoi, di articoli. Anche se pensi che non ne scriverai poi molti.
Insomma.
Ho accettato e sono due giorni che studio l'argomento, perchè è preso da un angolo che non era il mio. Perchè niente zac? Perchè il finlandese non mi ha offerto niente, non mi ha fatto promesse, non ha spacciato illusioni. Ha chiesto del volontariato dopo aver trovato e giudicato accettabile il mio lavoro.

Allora.
E' con il mio ex-ex-capo che ce l'ho, non con il mio secondo articolo.

Quindi, ancora prima di esplicitare questo pensiero masochista, avevo deciso che quando avrò finito questo referaggio attaccherò quel dannato secondo articolo, poi lo restituirò e credo che non lo vedrò per un altro po'. Io sarò molto occupata. Ma credo anche che questa volta dovrei trovare il modo di spedirlo nonostante il mio ex-ex-capo, non grazie alla sua gentile disponibilità nel correggerlo. Quanto sono stata politically correct, o traducendo, stupida.

Allora adesso, per accontentare un po' tutti, sto davanti al pc seduta su una palla di gomma da pilates, per poter muovere la zona lombare, e ci saltello sopra col didietro a ritmo di musica a caso, compreso Khaled l'algerino che è come se un algerino ascoltasse Ramazzotti: il Pipo però sembra apprezzare e trovarlo meno noioso di un ambiente immobile e silenzioso ;)

29.1.13

E' arrivata

Un passo, un respiro, un colpo di scopa... ricordatelo, Nonaddetta, ricordatelo! E spera che avesse ragione il Beppo.
O il Carlone, che diceva "Un passo alla volta e mai più lungo della gamba".
E Conrad non parlava della linea d'ombra, che ti copre l'orizzonte e che devi avere il coraggio di affrontare per crescere?
Invece io adesso vorrei vedere più in là, avere sempre l'orizzonte sgombro, aperto e la direzione chiara. L'ho sempre avuta, la direzione chiara, e le curve non mi hanno mai fatto fare una piega. Ero quella dei sentieri in montagna, fatti proprio di curve e da cui per ore la cima non si vede, eppure vai avanti piano piano con la tranquillità che la cima è sempre al suo posto e quindi per forza ci arriverai. Mi sa che le decine di migliaia di km in autostrada mi hanno un po' traviata.

Fatto sta che a inizio mese già percepivo l'ombra che strisciava, e zac! oggi mi è piombata in testa. Per fortuna c'è un bellissimo cielo azzurro a bilanciare il mio pensiero fisso: non ho più un lavoro nè idea di come trovarne un altro - neanche del settore in cui cercarlo per la verità, ergo ho sbagliato tutto, ergo sono un'incapace, ergo perdo stima di me stessa e ho il sacro terrore che la perda anche il resto del mondo, in particolare il Nonaddetto.
Lui replica che la nostra fiducia reciproca non è basata sulla carriera e dunque non può essere scalfita da qualsiasi cosa capiti in quel campo. Io gli sono grata per queste parole e spero che sia vero.
La mia fiducia in me, però, è parzialmente basata su questo e dunque può essere scalfita eccome.

Allora.
Mi appiglio alla percezione del colloquio con la Ditta Strana, che di per sè era andato bene.
Cerco di portare avanti quanto più possibile i lavori nella casa perchè non siano d'intralcio dopo, quando Pipo sarà in grado di restare per un po' con qualcun altro e io potrò tornare a caccia fuori.
Cerco qualche corso che mi dia competenze diverse: non mi assumono con la pancia, ma in realtà il cervello funziona e dunque posso imparare. Se gli annunci per impiegate amministrative non mancano mai, dopotutto perchè no? Impara l'arte... Però ci sono difficoltà da districare. Il tempo stringe e alcuni corsi sono lunghi. Non tutti sono vicini e guidare, anche solo 1+1 ora, inizia a pesare. E poi mi confondo: sarà meglio un percorso sulla contabilità, o sulle capacità di vendita, o sul business plan, o su LCA (♥), o... sui nidi domestici? Tutto è utile, ma molti corsi non sono gratuiti e... ce n'è uno che in questo momento può fare da asso nella manica?
Uscire, andare a parlare con qualcuno che possa dare qualche dritta... o che possa prendere nota che esisto... pensarci, trovare questi qualcuno.

Detesto chi in questi momenti lascia cadere buoni consigli completamente campati per aria o mi dice come dovrei, o non dovrei, sentirmi. Lasciatemi in pace. Hanno forse fatto magie, i vostri consigli, finora? Fatemi percepire la vostra presenza, il vostro supporto, ma lasciate che mi arrangi dato che non potete, in reatà, aiutarmi in questo. (A scanso di equivoci: questa era per mia mamma, che non aveva certo l'intenzione di farmi star male ma è riuscita lo stesso a peggiorare la situazione. Poi me la son fatta passare, eh)
Mi ricolloco mentalmente sul vecchio sentiero, fatto di curve, dove la cima si nasconde a lungo, su cui capitano banchi di nebbia fredda e umida da cui uscire per scaldarsi, mi ostino ad ascoltare se qualche falco chiama e a pensare che ci dev'essere per forza una cima da cui si vede il paesaggio vasto aperto e illuminato e magari perfino, nei giorni migliori, il mare lontano. Non è ancora affatto finita, è solo esasperantemente lunga e lenta.

Da qui

11.12.12

A casa

Ehi Pip.
Ti sarai accort* del cambiamento, immagino. Com'è come non è, perfino l'idraulico che ti dice che ha finito il bagno notte e invece ti accorgi che se svuoti la vasca ti piove in cucina, ecco, perfino questo non sembra così terribile come se me l'avessero scritto via sms mentre stavo a 400 km da qui. Meno male che il piastrellista è un po' più accorto e, snocciolando improperi all'indirizzo dell'incauto collega, ha rappezzato col suo sigillante magicissimo.
Adesso il difficile è decidere da dove cominciare. Ci sono tante cose da fare in questa casa, e ancora di più da pulire, che corro il rischio di portarti a spasso a caso da una stanza all'altra dimenticando qualcosa che era da fare prima. La spesa, per esempio.
Forse non serve pensare troppo. Basta fare una lista delle persone da chiamare e dei posti dove andare, e nei buchi tra una chiamata e un'uscita scegliere un'estremità della casa e venire avanti, in sella all'aspirapolvere e al mocio. Per la gioia della Gatta, che si ostina a cacciare il mocio, e mia che ho la conferma che il pavimento scelto nasconde le sue zampettate umide ;)
Di tempo ne ho. La superfantastica ditta localizzata nella cantina del Mago di Oz, location che mi aveva dato qualche dubbio sulla professionalità globale, mi ha lasciato a casa. Peccato, perchè il signore coi capelli rossi e pazzi e la felpa di pile sdrucita mi aveva buttato qualche bon bon che mi aveva fatto venire l'acquolina (LCA, bioenergie, biomateriali...). Peccato, perchè ci avevo creduto, perchè giurerei che il colloquio era andato meglio che agli altri. Peccato soprattutto perchè mi hanno dato l'impressione di aver scelto l'uovo oggi e io speravo che, se non per questo stage, si potesse collaborare per altre cose, ma se non sono seri forse non si potrà. E' andata che: "Scusi, buongiorno, sono sempre io. E' passato altro tempo. Avete poi scelto questo stagista?" "Ehm sì. In effetti dovrei mandare una comunicazione ufficiale. Abbiamo preso la persona che abitava più vicino, così ha meno difficoltà a prendersi un appartamento". Prego? Se abita vicino a cosa le serve un appartamento? Non abitate mica in Lapponia, io e - scommetto - tutti gli altri non avevamo bisogno di cambiare casa per venire da voi. E poi chi potrebbe prendersi un affitto, per fare uno stage pagato 4.80 euro l'ora che ti vengono erogati al 70% del monte ore pattuito? Dì piuttosto che hai scelto una persona già disoccupata al momento dell'annuncio, a differenza di me, così questi 4.80 euro te li passa la regione. E come la manterrai questa persona dopo lo stage, quando presumibilmente dovrai pagarla di più? E perchè non hai chiesto i contributi INPS per avviare un contratto decente? Mistero. Avranno senz'altro i loro motivi che io non posso conoscere; so però che la comunicazione ufficiale non è mai arrivata. E che io speravo di vedere cosa si poteva imparare in quella cantina di Oz.
Sai che c'è, Pip? C'è che questo colloquio iniziato bene e finito male mi ha comunque restituito un po' dell'autostima persa nell'ultimo anno e mezzo in cui mi hanno tenuta a girare la macina di pietra. E meno male che ogni tanto arrivava qualcuno da fuori, guardava per un po', e poi mi diceva: "Ma qui è sempre così? No perchè è da pazzi" e io mi rassicuravo sulla mia, di salute mentale. E allora va bene così, io e te passeremo del tempo insieme, il tuo primo tempo, che è prezioso. La pancetta si vede già e non credo proprio che avrò altre offerte per parecchi mesi. Godiamoceli allora. Magari vediamo se non c'è un corso che posso fare per imparare qualcosa che magari va un po' più di moda della green economy per ladies, per esempio fare la segretaria o l'impiegata contabile. Ho pur sempre fatto lo scientifico e io e excel facciamo colazione insieme ogni mattina; e per i corsi non importa se hai la pancia, tanto sei tu che paghi. E adesso andiamo a fare una torta con tutto quello yogurt che scade e poi andiamo a cercare il falegname e a parlare con la vetreria e a fare la spesa; e poi se facciamo in tempo torniamo a casa a pulire... ma credo che puliremo domani. E va bene lo stesso, tanto non finiremo mica in un giorno, cosa credi?
Un bacino.

20.9.12

Lessico familiare. Versione Nebbialandia

Dato che non trovo le parole per incunearmi nella realta', svellerla, interpretarla e offrire una via d'uscita, per il momento le parole le prendo a prestito e le riporto pari pari.
Laboratorio, una mattina qualsiasi. Tono: urlato, con vibrante disprezzo e pause ad effetto.

Sei una ciste!
Cretino!
Non capisci niente!
Farei meglio a scendere e prendermi il primo stronzo che passa per la strada!
Sei una scimmia!
E' meglio avere la morte in culo che te a fianco!
Sei un tumore!


La scena dura minuti interminabili. Il tutto all'indirizzo di Puntaspilli, che tace con gli occhi bassi, rigido.
E all'indirizzo mio, indirettamente, che sono li' a fianco e devo fare da pubblico: si parla a nuora perche' suocera intenda, era questo il detto?
In genere Puntaspilli non ha fatto niente di grave, spesso nemmeno sa cosa abbia fatto, e quindi come difendersi. Non reagisce perche' sa che dopo la sfuriata non succede niente di particolare, perche' ancora crede che ci sia motivo di fidarsi, perche' in ogni caso ormai vuol finire il dottorato.
A volte non ha fatto proprio niente: Lui e' nervoso per un operaio che ha sbagliato una misura da qualche parte, per esempio. O ce l' ha con me ma a me non si rivolge in quel modo, o io vado a scrivere le dimissioni seduta stante.

Sono stanca. Mentalmente e fisicamente.

Mi e' stato suggerito che, dato che trovo difficile aprire bocca per interpormi senza scatenare la terza, quarta e quinta guerra mondiale tutte insieme, potrei almeno segnalare nonviolentemente la mia totale disapprovazione per gli insulti urlati girando sui tacchi e andandomene. Vuoi rapportarti con me? Non cosi'. Questo sarebbe il messaggio. Non credo sarebbe preso bene, ma non ho davvero piu' molto da perdere. E in ogni caso, scommetto che avrebbe difficolta' a corrermi dietro e fare la scenata di fronte a testimoni di altri gruppi.

10.4.12

Weekend

Questo post è allo stadio di bozza da 2 settimane. Non sono riuscita a scrivere altro, perciò propino questo. Oggi ho bisogno di sfogarmi, per cui potrei scrivere ma potrei giudicare quel che scrivo più indigesto di questo che avevo scritto: e cestinare! Spero di non fare come il classico marito (non il mio) che con 37°C è in fin di vita sul divano.

Il mio weekend è iniziato venerdì alle 23, quando ho rimesso piede a casa dopo quattrocento km e spiccioli. Un bacio al Nonaddetto, la Gatta che mi ignora bellamente - ehi felino, insinui che non sono più di casa qui, io?, una tazza di latte per completare la cena a base di crackers in auto, ci metteremmo a chiacchierare ma è tardi, doccia e nanna.

Sabato mattina si dorme. I lavori non si fanno da soli ma siamo stanchi. Il pomeriggio torniamo a vedere la cucina. Mentre noi ci dedichiamo a simili  inaudite gozzoviglie passa da noi, senza una telefonata preventiva, il vecchietto Idraulico con l'anca sbilenca che si lamenterà molto per non averci trovati a casa. La Cucina. Nonostante fossimo partiti ancora un po' dubbiosi, piano piano all'unisono decidiamo. Abbiamo ordinato la cucina. Dico! E' bellissima (somiglia a quella della foto, ma di un'altra ditta. E c'è del rosso), è ben fatta, è garantita 10 anni, è un passo grosso, fa tanto casa, siamo emozionati. Andiamo a dormirci su. No, un sms cambia il programma, il Fratello è nella Piccola Città, pizziamoci così possiamo portargli il suo regalo di compleanno. Torniamo contenti ma sfiniti. La lavatrice è pronta da stendere. Stendiamo. Crolliamo.

Domenica mattina si ridorme. Si lavoricchia, la malta, il colore, carteggiare, pulire, ci sono troppe cose da fare per due soli giorni a settimana. Si cerca di mettere insieme un pranzo della festa, di appianare le piccole incomprensioni del non vivere vicini, noi che condividevamo le 24 ore e adesso abbiamo un telefono sempre di mezzo. Le cose che facevano casa, che facevano noi, la sua musica dallo stereo, cucinare insieme, i suoi videogame, il mio giardinaggio in salotto, lanciare i topi di peluche alla Gatta, farci la lotta, farle le foto, farci un gelato, andare a passeggio - a quando? E' vero, adesso abbiamo la casa che prende forma - la nostra forma, però ci mangia tutti i weekend e il weekend è l'unico momento che abbiamo insieme, serve trovare un equilibrio e a volte viene un po' meno bene altre volte meglio.

Domenica sera si cena presto e poi riparto, perchè sono le settimane delle lab classes alla Città delle Bambole e per spezzare la strada mi appoggio ai miei, che son a metà strada tra me e il resto del mondo. Il mio weekend finisce domenica alle 20. Centottanta km. Un bacio alla Sorella, un po' di chiacchiere con la Mamma, Papà che già dorme, nessuno che mi dica questa casa non è un albergo. Crollo, sono già due ore che mi si chiudono gli occhi.

Lunedì mattina centosessanta km, con gli occhi che bruciano e si chiudono, ma perché ho così sonno stavolta, su verso gli abeti e le eriche e il cielo, poi giù verso i meleti e la gente che fa jogging sul terrapieno a fianco dell'autostrada, e verso 16 ragazzetti che non si aiutano a vicenda, mi guardano dall'alto in basso, qualcuno è in piena fase adolescenziale ritardata - mi do arie da persona adulta e competente (ringrazio di avere un buon inglese: un appiglio in meno!) mentre mi scaglio contro chiunque contesto tutto e vedo se reggi. Ma io non sono ingegnere, convivo bene con la scarsa affidabilità dei sistemi biologici: sono sedici 22enni e li preferisco mille volte caotici, rumorosi, sfiancanti, irrispettosi e piuttosto maleducati, piuttosto che militarescamente inquadrati, silenziosi e ordinati - che angoscia sarebbe. Pian piano puntualizzo cosa mi aspetto da loro, mi stupisco nel trovare risposta - oggi hanno aspettato il loro turno allo spettrofotometro senza proteste e lasciato il laboratorio quasi perfettamente pulito. Pian piano si accorgono che mi accorgo di chi di loro sa fare e chi no, cosa sa fare e cosa no, che cerco di spiegare in modo mirato, spero che qualcosa imparino. Tanto per dire, che è giusto ricevere un protocollo, e che è lecito chiedersi che cosa di quel che è scritto si può modificare, e perché. Esco stanca e non vado in mensa, sono stufa di mangiare da sola cibo mal cotto e di non poter sapere i prezzi, maggiorati rispetto ai professori, che toccano a me in qualità di collaboratore intellettuale dell'università. Un altro contratto che non c'è in nessuno dei moduli a crocette che mi capita di dover compilare, che so, al centro per l'impiego o per l'ISEE: io non esisto mai.

Lunedì sera trecento km, sono le nove passate, ho fame ma appena metto piede in Foresteria mi investe Maschiaccio con lo smalto rosa shocking alle unghie dei piedi e richieste di traduzioni in inglese di concetti come certificato di residenza storico, che non so cosa sia manco in italiano, e con racconti di decapottabili del '72 lanciate verso un concerto con lei dentro, che però finiscono la benzina in autostrada e bisogna spingerle e poi cercare la benzina ma invece arriva la polizia e tocca salire sul carroattrezzi stando dentro l'auto e tutta la gente ride, e non è un sogno ma il suo weekend.

Ho squillato al Nonaddetto ma non mi richiama, mi appendo al telefono per controllare se è caduto in un videogame, tra le braccia della rossa, la bionda o la mora, oppure giù dalla scala a pioli: è già successo e mi vien l'ansia a pensarci.

Buonanotte!

30.11.11

Inverno


Nebbia.
A volte è un effetto speciale, trasforma i campi in un palcoscenico coperto da un tappeto di fumo, ciuffi di erbe spuntano scuri, il paesaggio è teatrale.
Più spesso, solo una nuvola al posto sbagliato. Una pietra che non puoi prendere a calci, sulla strada e sull’umore. Incredula, non ci vedo più, neanche i più grossi edifici. Forse appena pochi metri più in alto il sole splende e il cielo è blu? Ma noi languiamo qui sotto, sognando di avere le ali. Una mattina un po’ di sole illumina il frutteto che spunta dalla foschia, a uno a uno tutti entrano nella sala comune eccitati e febbrilmente, invece di “buongiorno”, dicono “hai visto? c’è il sole!”. Noi, italiani tunisini egiziani portoghesi turchi iraniani, tutti non siamo abituati a questo mondo scomparso e ci mancano il sole, i colori. Che posto è questo? Chi vive qui come fa? Sarà così per tutto l’inverno?

Nebbia anche negli occhi. I miei, quelli degli altri. La Foresteria è cambiata. Le persone hanno subito una metamorfosi che non capisco. Solo qualche mese fa li guardavo, i sorrisi, la scioltezza, le canzoni, i balli, erano pieni e sicuri di sé, il presente un trampolino per il futuro, al confronto mi sentivo tirata, un cucchiaio di nutella spalmato su una fetta di pane troppo grande, mi veniva voglia di ingrassare per cercare di somigliar loro un po’, di fare un po’ di luce anch’io. Io sono ancora uguale, la brace aspetta sotto la cenere, ma altri sono crollati. Tic, pianti che arrivano dalle porte chiuse, mani che stringono spalle cercando di farsi argine, brutti attacchi di asma da stress – l’aria fredda non aiuta –, facce tirate, qualche assenza al lavoro, litigi, esplosione dei gruppetti. Sarà l’effetto stalla, adesso siamo tanti e altri arriveranno, che acuisce gli spigoli di questa vita in prestito. Tutti hanno gli affetti lontani, il riscaldamento è avaro, ci si sente trattati con sufficienza, ci manca il sole. Per fortuna poi si infilano sotto le coperte tutti insieme e si incantano a guardare Happy Feet.

Sono stata alla Città delle Bambole ieri. Il cielo era blu, le montagne brillavano, nei boschi si mostravano i larici di miele sullo sfondo brillante degli abeti uguali a se stessi. Non ho acceso la radio e ho contemplato la meraviglia per tutto il viaggio.
I miei due (! la decimazione da triennale a specialistica) studenti sono diventati bravi. Hanno visto il grafico degli studenti precedenti: non avevano potuto fare bene perché erano troppi. Un’immagine val più di mille parole? Hanno capito. Hanno preparato bene le soluzioni e pipettato con cura, la cinetica enzimatica è riuscita a meraviglia.
Servirà mai loro a qualcosa? Spero che almeno si ricorderanno che l’importante è sbagliare. Vedere cosa succede se non segui il protocollo, capire l’importanza di ciascun passaggio perché lo si è trasgredito – o lo si è visto trasgredire, e anche attraverso l’errore padroneggiarlo.

Non sono tornata alla Piccola Città per il weekend, nè il Nonaddetto e la gatta sono venuti dai miei. Non ho potuto vederli. Sabato giravo in veste di gnomo per trovare i regali per cuginetti e nipotini: ohibò! Con i 2 nascituri, quest’anno siamo a 12! È meglio cercare le offerte speciali… ma quanto è bello fare regali ai bambini? Il Nonaddetto dava malta fina attorno ai travi, correggendo i danni della sabbiatura.
La casa, con dentro il Nonaddetto e la gatta, la mia famiglia e i pochi ma buoni amici che ho lasciato sparsi per due regioni sono l’ancora che impedisce a Icaro di bruciarsi le ali, e mi mancano, anche se c’è chi mi chiama privilegiata perché li ho a portata di auto – ma a dirmelo non sono quelli che i cari li hanno solo a portata di aereo: un sacrificio è un sacrificio, contare il numero di sere che puoi cenare a casa e scoprire che il tuo è il numero più piccolo è un’amara soddisfazione, e non ti rende nemmeno più meritevole. Tratta ciascuno con delicatezza perché non puoi sapere quanto e come pesa il sacrificio che ognuno fa, è la regola non scritta che si cerca di rispettare – effetto stalla permettendo.
Io lo faccio adesso, di stare lontana, solo perché è un periodo limitato, solo perché penso che non ci sarà un seguito, spero di non dover mai discutere se accettarlo nel caso avessimo figli. C’è chi, dall’alto del suo successo professionale, mi ha ferita giudicandomi per non aver seguito il consiglio di non interrompere una carriera (ma quale?) “per un ragazzo”. È una storia per un’altra volta. Credo che stiamo guadagnando soldi che ci servono, credo che stavo impazzendo senza un lavoro, ma credo che stiamo anche perdendo cose che non riavremo mai e non voglio che questo conto si allunghi troppo.
Perché il viaggio tra la Piccola Città e questo impero della nebbia lo puoi pagare col bancomat, sempre che gli irresponsabili che governano il mondo non mandino tutto a gambe all’aria. L’affitto della stanza, pure. Ma chi saprebbe dare un prezzo al bacio quando ci si rivede, al leggere sul viso i segni dei pensieri, alla cena preparata insieme, al parlare della giornata che è passata e di quella che deve venire, all’addormentarsi vicini?