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3.7.12

Caronte



Scoiattoli litigiosi a Central Park.
Sto sistemando le foto, poi vi racconto...
New York era ancora viva negli occhi e avevo passato la notte sveglia cercando di non far arrivare il mattino, e così corazzata di vacanze e di sonno mi ci è voluto tutto il giorno per rimettere a fuoco la vita a Nebbialand.

Arrivata alle 9.00 dopo quattro ore in auto ho scoperto che in laboratorio c’era solo Salveroilmondo, la dottoranda, mentre tutti gli altri erano, presumibilmente, chi per strada, chi davanti al caffè a casa - a circa cinque minuti in auto da lì. Se sembro polemica è perché lo sono. E per tutto il giorno non ho avuto niente da poter fare, faccenda che sospetto sia uno degli indicatori del mobbing, ma qui non è proprio così - ma è complicato. I doveri amministrativi, notoriamente entusiasmanti e pertanto diligentemente accumulati, mi sono venuti in soccorso.

Tra una faccenda e l’altra ho chiesto a Tè allo Zafferano e Nonhaicapito, miei compagni di ufficio, se sanno che quest’ondata di caldo si chiama Caronte e se sanno chi è Caronte. Scherzando ho detto loro di tenersi strette le loro anime, altrimenti li traghetterà nell’aldilà e poi ripigliarli non è uno scherzo. Poi, in un momento di quiete, Tè allo Zafferano ne ha approfittato per una missione diplomatica.
  

10.4.12

Weekend

Questo post è allo stadio di bozza da 2 settimane. Non sono riuscita a scrivere altro, perciò propino questo. Oggi ho bisogno di sfogarmi, per cui potrei scrivere ma potrei giudicare quel che scrivo più indigesto di questo che avevo scritto: e cestinare! Spero di non fare come il classico marito (non il mio) che con 37°C è in fin di vita sul divano.

Il mio weekend è iniziato venerdì alle 23, quando ho rimesso piede a casa dopo quattrocento km e spiccioli. Un bacio al Nonaddetto, la Gatta che mi ignora bellamente - ehi felino, insinui che non sono più di casa qui, io?, una tazza di latte per completare la cena a base di crackers in auto, ci metteremmo a chiacchierare ma è tardi, doccia e nanna.

Sabato mattina si dorme. I lavori non si fanno da soli ma siamo stanchi. Il pomeriggio torniamo a vedere la cucina. Mentre noi ci dedichiamo a simili  inaudite gozzoviglie passa da noi, senza una telefonata preventiva, il vecchietto Idraulico con l'anca sbilenca che si lamenterà molto per non averci trovati a casa. La Cucina. Nonostante fossimo partiti ancora un po' dubbiosi, piano piano all'unisono decidiamo. Abbiamo ordinato la cucina. Dico! E' bellissima (somiglia a quella della foto, ma di un'altra ditta. E c'è del rosso), è ben fatta, è garantita 10 anni, è un passo grosso, fa tanto casa, siamo emozionati. Andiamo a dormirci su. No, un sms cambia il programma, il Fratello è nella Piccola Città, pizziamoci così possiamo portargli il suo regalo di compleanno. Torniamo contenti ma sfiniti. La lavatrice è pronta da stendere. Stendiamo. Crolliamo.

Domenica mattina si ridorme. Si lavoricchia, la malta, il colore, carteggiare, pulire, ci sono troppe cose da fare per due soli giorni a settimana. Si cerca di mettere insieme un pranzo della festa, di appianare le piccole incomprensioni del non vivere vicini, noi che condividevamo le 24 ore e adesso abbiamo un telefono sempre di mezzo. Le cose che facevano casa, che facevano noi, la sua musica dallo stereo, cucinare insieme, i suoi videogame, il mio giardinaggio in salotto, lanciare i topi di peluche alla Gatta, farci la lotta, farle le foto, farci un gelato, andare a passeggio - a quando? E' vero, adesso abbiamo la casa che prende forma - la nostra forma, però ci mangia tutti i weekend e il weekend è l'unico momento che abbiamo insieme, serve trovare un equilibrio e a volte viene un po' meno bene altre volte meglio.

Domenica sera si cena presto e poi riparto, perchè sono le settimane delle lab classes alla Città delle Bambole e per spezzare la strada mi appoggio ai miei, che son a metà strada tra me e il resto del mondo. Il mio weekend finisce domenica alle 20. Centottanta km. Un bacio alla Sorella, un po' di chiacchiere con la Mamma, Papà che già dorme, nessuno che mi dica questa casa non è un albergo. Crollo, sono già due ore che mi si chiudono gli occhi.

Lunedì mattina centosessanta km, con gli occhi che bruciano e si chiudono, ma perché ho così sonno stavolta, su verso gli abeti e le eriche e il cielo, poi giù verso i meleti e la gente che fa jogging sul terrapieno a fianco dell'autostrada, e verso 16 ragazzetti che non si aiutano a vicenda, mi guardano dall'alto in basso, qualcuno è in piena fase adolescenziale ritardata - mi do arie da persona adulta e competente (ringrazio di avere un buon inglese: un appiglio in meno!) mentre mi scaglio contro chiunque contesto tutto e vedo se reggi. Ma io non sono ingegnere, convivo bene con la scarsa affidabilità dei sistemi biologici: sono sedici 22enni e li preferisco mille volte caotici, rumorosi, sfiancanti, irrispettosi e piuttosto maleducati, piuttosto che militarescamente inquadrati, silenziosi e ordinati - che angoscia sarebbe. Pian piano puntualizzo cosa mi aspetto da loro, mi stupisco nel trovare risposta - oggi hanno aspettato il loro turno allo spettrofotometro senza proteste e lasciato il laboratorio quasi perfettamente pulito. Pian piano si accorgono che mi accorgo di chi di loro sa fare e chi no, cosa sa fare e cosa no, che cerco di spiegare in modo mirato, spero che qualcosa imparino. Tanto per dire, che è giusto ricevere un protocollo, e che è lecito chiedersi che cosa di quel che è scritto si può modificare, e perché. Esco stanca e non vado in mensa, sono stufa di mangiare da sola cibo mal cotto e di non poter sapere i prezzi, maggiorati rispetto ai professori, che toccano a me in qualità di collaboratore intellettuale dell'università. Un altro contratto che non c'è in nessuno dei moduli a crocette che mi capita di dover compilare, che so, al centro per l'impiego o per l'ISEE: io non esisto mai.

Lunedì sera trecento km, sono le nove passate, ho fame ma appena metto piede in Foresteria mi investe Maschiaccio con lo smalto rosa shocking alle unghie dei piedi e richieste di traduzioni in inglese di concetti come certificato di residenza storico, che non so cosa sia manco in italiano, e con racconti di decapottabili del '72 lanciate verso un concerto con lei dentro, che però finiscono la benzina in autostrada e bisogna spingerle e poi cercare la benzina ma invece arriva la polizia e tocca salire sul carroattrezzi stando dentro l'auto e tutta la gente ride, e non è un sogno ma il suo weekend.

Ho squillato al Nonaddetto ma non mi richiama, mi appendo al telefono per controllare se è caduto in un videogame, tra le braccia della rossa, la bionda o la mora, oppure giù dalla scala a pioli: è già successo e mi vien l'ansia a pensarci.

Buonanotte!

7.2.12

Uno sporco lavoro..

Foresteria.
Appartamentino che condivido con Maschiaccio e Femminuccia, attempatelle dottorande del primo anno, turca e portoghese, migliori amiche tra di loro, o almeno questo è quello che spera Maschiaccio.
Pulizie: bocciata la mia proposta dei turni, le fa un po' chi capita, quando capita, come capita.
La frequenza con cui la mia buona volontà supera la soglia del "Ho di meglio da fare" diminuisce inesorabilmente. Mi giustifico grazie a un inspiegabile fenomeno: quando la pulisco io, la vasca si rigenera in una superficie liscia e brillante, quando lo fanno loro torna bianca, ma rimane spietatamente opaca.
Però.
Ieri il pavimento era a chiazze nere piuttosto spesse. Ve bè, la neve, il fango. La vasca era marmorizzata vaniglia e cioccolato. Con un deposito di sabbia. OK, ho colto il messaggio, sto giro faccio io.
Devo farlo prima di venerdì...
Giovedì già mi tocca la pulizia della cucina e della sala da pranzo comuni: spazzare per terra, lavare tutte le superfici (dai piani cottura coperti di olio fritto, allo sportello a specchio del forno, all'interno del microonde), riporre tutte le stoviglie, portare al pianterreno tre bidoni di spazzatura diversi più i vuoti di birra, trovare il mocio, pulirlo che lo trovo sempre incarognito, passarlo sul pavimento, ripulire il mocio perchè ogni volta non ho il coraggio di lasciarlo incarognito. Col cavolo che pulisco anche qui.
Domani torno nella Grande Città a pesar campioni, col treno, e con la neve non sai mai quando torni. Non va bene.
Allora stasera.

Torno troppo tardi.
Metto su la lavatrice con le lenzuola, sforzandole perchè erano un po' rigide, chissà come mai, le ho lavate solo la sett.. due sett.. uhm.. bè, dicevo.
Raccolgo la polvere per terra col panno magico. Uhm. Ne passo un altro. Uhmm. Bè, basterà.
Pulisco i sanitari.
Mi faccio la doccia, godendomi la vasca sbrilluccicante.
Accappatoio e turbante in testa, passo il mocio in bagno imprecando alla polvere rimasta che fa i pelucchetti per terra.
Conciata come sono, mi auguro che Femminuccia stia su skype un'altra ora filata e Maschiaccio non debba fare la pipì proprio adesso.
 
Ho quasi finito e sto per scappare in camera, senza esser vista e salvando la dignità, ed eccoti Maschiaccio.
Oh no, vattene in camera tua. Leave me alone!
Come no, non è mai stata tanto loquace nelle ultime settimane. Non mi guarda mai molto in faccia, ma oggi ho il dubbio che osservi le caviglie che spuntano dall'accappatoio: e va bene, la situazione è seria, ma non ancora tragica, e comunque è inutile che cerchi di farmi venire i rimorsi: stando all'amica lunare, i giorni per la ceretta sono il prossimo weekend. Vuoi piuttosto che ti faccia un corso accelerato di rimozione del carbonato di calcio?
Veloce, che devo vestirmi asciugarmi i capelli e andare a mangiare, e fare na capatina sul blog.