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8.2.13

Il nostro primo bairro

Dopo la prima micro visita alla città, la suora che ci fa da guida e body guard decide che siamo pronte per visitare un bairro. Cosa vuol dire? Quartiere. Ma lo dici come se indicasse solo quei quartieri-baraccopoli che abbiamo intravisto dall'aereo, il centro città non è un bairro? Non l'ho mai saputo.

Il toyota ci porta fuori dalle strade asfaltate, non ricordo proprio dove parcheggiamo, ed eccoci scese... come dire? Qui siamo davvero fuori dalla boccia dei pesci rossi. Qui è "l'altro mondo", quello che tutti sappiamo esistere ma generalmente non vediamo mai - se non in immagini di repertorio sullo sfondo di un servizio al tiggì: ma prima di avere il tempo e la voglia di farci qualche domanda, arriva il servizio sul nuovo trend di stagione, e ci scordiamo del resto. Questo resto adesso ci circonda, noi quattro giovani bianche pulite. Se riapro lo scarno diario di quei giorni ritrovo, registrate, le stesse identiche sensazioni che ho vive in mente; uno dei pochi casi in cui la mia memoria è affidabile. Mi sento in imbarazzo. Le altre o mostrano a loro volta di essere impacciate, oppure sono estremamente disinvolte - estrazione degli occhiali da sole dalla custodia, pulizia delle lenti, occhiali inforcati e via. La gente ci ignora, ma tutti registrano la nostra presenza insolita; la suora ce lo dice, i bianchi non bazzicano molto per i bairri. Loro, le suore, se non altro non sono facce nuove, ma noi sì. Vorrei poter cogliere tutti i dettagli che mi stanno intorno - le strade di terra battuta o fango, a seconda del tempo, le baracche di diversi tipi, le persone, il loro abbigliamento, le loro occupazioni, le voci, gli odori - ma non oso guardare, mi sento un'intrusa invadente, ho la pelle gli occhi i capelli chiari, i miei vestiti sono umili ma certo senza buchi nè macchie, nessuno mi conosce e ha idea del perchè sia lì ma è palese che non appartengo al luogo, non ho detto "Buongiorno, è permesso?" e dunque cerco almeno di non esagerare.
In effetti non c'è una sola faccia amichevole nei dintorni. Se incontriamo sguardi, sono scontrosi e diffidenti.

Chi sono questi bambini? Sono tutti fratelli, o parenti, oppure no? Cosa fanno, la guardia al grano messo ad asciugare, o cos'è quella roba sulla stuoia? E la legna? L'hanno preparata loro? Per usarla e venderla? Sembrano passarinhos, uccellini, in gabbia dentro il recinto pur lasco della baracca... cosa staranno pensando che siamo?

Non ci sono intenti artistici nella modifica della foto, solo la speranza di rendere i protagonisti un po' meno riconoscibili. Sono grata alle mie compagne di viaggio per aver scattato qualche foto più di me nei bairri; io ero a disagio e ho fotografato solo in quei rari momenti in cui pensavo che non ci fosse nessuno in giro. Ne abbiamo parlato, poi, e non l'avremmo presa bene se un giapponese o uno statunitense fosse arrivato davanti a casa nostra, avesse fatto foto alla casa e a noi, e se ne fosse andato... Inoltre quasi sempre i soggetti delle foto sono bambini. La privacy vale solo per noi? Sono passati anni e questi ragazzini sono - spero - cresciuti, e nella mia stessa esperienza è difficile riconoscere in foto le persone che cambiano in fretta; non ho intenzione di mancar loro di rispetto e spero di non farlo involontariamente.
La suora però è partita in quarta e ci porta a conoscere un paio di persone. Che abitano qui:

E' una delle baracche peggiori, non difende bene nè dal sole nè dalla pioggia, non protegge dalle zanzare, non è solida, non è salubre, non ha bagno nè servizi di alcun tipo - l'acqua in casa non credo l'abbia nessuno, ma si può avere la luce. Ci abita una ragazzina, piccola, timida e taciturna, difficile da far sorridere. E' magra e tubercolotica e si deve prendere cura del fratello con un ritardo mentale. Sono rimasti orfani. Non ho idea di come potrebbero sbarcare il lunario senza un piccolo sostegno delle suore e, mi auguro, di altre persone che li conoscono. Non hanno altri familiari? Qualcuno almeno porta loro un po' di aiuto, se non li prende in casa? Le cure per la tubercolosi non sono gratuite? Quanto è grave la sua forma, risponde alle cure? ... si cura, vero? La aiutate a curarsi?

  
In questo momento eravamo talmente a disagio che non solo io, ma nessuna di noi riusciva a pensare di fotografare. E' la suora che ha preso di forza una delle nostre macchinette e ha fatto foto, quasi con rabbia, perchè potessimo ricordare senza scuse e potessimo condividere. Allora condivido, sempre sperando di non far male, anzi come se fosse un ordine morale, un po' - si può dire? - come "Se questo è un uomo": ricordate e insegnatelo ai vostri figli, altrimenti siate maledetti.
Mentre venivano scattate queste foto ricordo nettamente di aver guardato il fango là intorno e la gente sospettosa, e noi a far le giapponesi, e di aver pensato "Un mese qui sarà molto lungo". E' stata la prima ed unica volta in cui ho seriamente dubitato che fosse stata un'idea sensata intraprendere questo viaggio.

Lasciamo i fratelli e continuiamo a girare per il bairro. Qui le baracche sono migliori, hanno un'ossatura di pali di legno riempiti con pietre - una capacità termica molto maggiore rispetto alla semplice palizzata di canne; i tetti però sono sempre in lamiera e non oso pensare cosa diventi l'interno sotto il sole estivo - l'emisfero è quello sud, qui in agosto è inverno, è meno caldo ed è più asciutto - e di giorno fa molto caldo già così, anche se la sera è fresco. Alcuni bambini che si occupano di vendere frutta e verdura su piccole bancarelle (Come funziona questo mercato? Tutti vendono le stesse cose, chi le compra??) si mostrano un po' meno diffidenti e sufficientemente curiosi da rispondere al saluto della suora cogliendo l'occasione di studiarci un po' più da vicino prima che ce ne andiamo. Dato che dopotutto non abbiamo mangiato i primi due, nel giro di un momento si stanno chiamando e ne arriva una frotta; curiosi e vivaci, bambini insomma.



Capiscono rapidamente che abbiamo in mano macchinette fotografiche e si divertono come matti a farsi fotografare e poi guardarsi nello schermino. Il mio è minuscolo, la mia macchinetta è proprio una cosa cheap, ho cercato qualcosa che non mi svenasse e che usasse le pile stilo perchè mi avevano avvertito che l'umidità locale avrebbe scaricato le batterie con rapidità impressionante; vero, le mie ricaricabili non tenevano nulla, non ho mai capito però se le batterie che compravamo in loco fossero già scariche al momento dell'acquisto......... Giochiamo al gioco del "Guarda come sono fotogenico" e collezioniamo, nel cuore molto più che nelle immagini, dei sorrisi meravigliosi. Quasi tutti, anche oggi, hanno lineamenti bellissimi. Ecco, adesso ci sentiamo di nuovo bene: siamo persone che, senza essersi mai viste prima e senza avere nemmeno la lingua in comune, al di là delle riconoscibilissime differenze reciproche, scoprono una salda base comune più che sufficiente per passare un po' di tempo insieme: un sorriso è un sorriso, un gioco è un gioco, la curiosità è umana e la voglia di ficcare il naso più forte della fifa.



Non so i nomi di questi bambini, che oggi spero siano tutti ragazzi, ma sono loro grata per avermi regalato un momento di comunicazione semplice e diretta. Li ricordo e auguro loro tutto il bene possibile. Chissà se loro si ricordano delle "giapponesi" che sono passate come meteore quel pomeriggio... se sì, ci avranno prese per turiste e basta? E pensare che noi stavamo cercando di capire il mondo!
E davvero qualcosa abbiamo imparato, in quel mese.
Il rispetto, per iniziare.
Stavamo sperimentando quella che sarebbe stata la costante del viaggio: vedi l'orribile (è un uomo? è un bambino? perchè permettiamo questo?) e vedi il meraviglioso (ma... sono molto più felici dei bambini che conosco io! sono molto più serene e forti di me!). Vuoi risparmiarti l'orribile? Spesso perdi anche il meraviglioso.
L'orribile va affrontato e risollevato, ma ricordando che in quella stessa persona con cui combatti l'orribile - la malattia, la fame, la disoccupazione, l'ignoranza, la violenza, l'abbandono, la povertà estrema - c'è anche il meraviglioso: la capacità di sorridere e di resistere come tu non sai. Molta più forza di quella che pensavi ci fosse in chiunque. Rispetto, quindi, tanto per iniziare. Guai a chi guarda le foto e mi dice "poverini": io mi rivedo davanti a loro e non avrei mai osato dir loro "poverini". Togliti  le scarpe perchè il suolo che calpesti è sacro, "giapponese", e sii felice per quello che oggi ti è stato regalato. Sono molto più in gamba di me, questi poverini; cerchiamo piuttosto di smettere di impigrirci o disperarci e di fare anche noi la nostra parte: perchè se è possibile resistere per loro, allora è possibile anche per noi fare quello che abbiamo paura sia impossibile! Coraggio e avanti insieme, magari giocando per strada se ce ne viene voglia.

7.11.12

Beira

Beira significa "riva", na beira do mar è sulla riva del mare - se ho capito bene. E' un porto, infatti, con una lunghissima spiaggia di sabbia dorata e sottile... vuota, perchè dalla gente del posto è usata come posto su cui stai in piedi mentre pieghi le reti da pesca, o su cui ti siedi mentre secchi i pesciolini al sole, o come cacatoio pubblico data la comodità dello scavare buchi; solo tra un'attività e l'altra ci si concede del riposo come fa chi è in vacanza (che piante sono queste? che mollusco era questo che ha lasciato questo guscio? che pesci pescano? perchè perfino gli uccelli bianchi e neri stanno separati?), e i bambini giocano. Turisti non ce ne sono, con buona pace del Club con piscina che se ne sta a un certo punto della spiaggia e accoglie solo i pochi abitanti benestanti - in parte bianchi. Quindi ti puoi godere la vista di Lignano Sabbiadoro com'era, tranne forse per gli scheletri di navi arenate (come sono finite qui?!). Avremo modo di camminare spesso lungo la spiaggia, usandola al posto della strada soprattutto per andare e venire dall'orfanotrofio... perchè vedere il mare ci consolerà in quelle occasioni.

Click per ingrandire. L'argenteo della foto in basso a sinistra sono pesci a seccare.
E questo, in cui il sole la sera tramonta a velocità vertiginosa, tanto che se devi cercare la macchinetta non hai neanche il tempo di scattare la foto, è l'Oceano Indiano. A pensare che stiamo respirando quest'aria, che per me sa di storia e di navigatori e di esploratori e di Marco Polo e di Sandokan e di tutto tranne che del posto in cui ti svegli la mattina perchè ci abiti, come capita alla gente di qui... a me fa emozione.

A dire il vero però il nostro giro turistico è iniziato dal centro città, che è meno poetico. O forse lo era soprattutto verso sera, con poca gente in giro, e per me che ero di certo poco capace di leggere quello che vedevo. Vedevo brutti edifici in buona parte abbandonati e occupati da persone che trovavano utili un tetto e delle mura di cemento, immagino soprattutto nella stagione piovosa, nonostante non fossero dotati - nè dotabili - di servizi come l'acqua e la corrente elettrica. L'esempio per eccellenza è il Grande Hotel, abitatissimo pur se in queste condizioni. E se, da noi, in tempo zero spunterebbero collegamenti abusivi alla rete elettrica, in un posto in cui l'elettricità è scarsa non è facile nemmeno rubarla, quindi la sera l'hotel non è illuminato. Di che anni sono questi edifici? Dagli anni '60 sono iniziate le ribellioni che hanno portato alla guerra d'indipendenza, quindi devono essere precedenti... l'hotel è degli anni 50. Perchè in Europa si costruivano edifici eleganti e qui i portoghesi hanno fatto questi orrori? O sono edifici più recenti e già diroccati? L'hotel era considerato una meraviglia, prima del saccheggio. Il resto della città... meriterebbe qualche ricerca di vecchie immagini per capire.
I soldi per sistemarli non ci devono essere, perchè dove ci sono gli effetti si vedono: se vedi un palazzone restaurato, è una banca. E che dire del "monumento alla Coca-Cola", una bottiglia di cemento dalla forma inconfondibile che troneggia dall'alto di un'aiuola al centro di una rotatoria: rotatoria che la Coca-Cola ha generosamente offerto al Comune... Ci sono anche condomini abitati in modo regolare, da gente che paga l'affitto, naturalmente; come ci sono negozi, viali alberati e giardinetti mangiati dal sale, quel che c'è in una città di mare qualsiasi. Solo, qui ci sono anche questi mostri, e in generale niente è stato costruito per essere bello. Inconcepibile. Ho capito i portoghesi tirchi, ma... Chissà se Maputo, la capitale, è meglio? Chiariamoci... non ho la mania dell'architettura. Ma il confronto con tutti i posti che ho conosciuto stride a tal punto che non posso non chiedermi quale fosse lo spirito con cui i coloni si erano installati qui; l'impressione sfocata trasmessa dai palazzoni è quella del puro utilitarismo, senza nessuno sforzo di portare qualcosa di sè e senza piani di lunga durata. Pare che questa fosse la cenerentola delle colonie portoghesi, la stella era il Brasile: era là che andavano i soldi, qui la gestione era affidata a una compagnia privata! Ma dovrei studiare un po' più di storia.
Quello che non so ancora, in questa mia prima sera di respiri avidi di oceano e di sguardi spauriti sui palazzoni bui, è che - per fortuna - la mattina dopo ritroverò l'atmosfera affollata e viva intravista di sfuggita alla festa in piazza (era la festa della donna, ora che ho ricostruito!); e che quella folla sarà così onnipresente e compenetrata a tutto, per tutto il mese, che mi farà decidere che quella è Beira. Se potessi entrare all'hotel e conoscerne gli abitanti, credo che li troverei uguali a quelli che incontreremo fuori, nelle baracche: altrettanto vivi, e sconvolgenti per questo.

10.10.12

Una Quadra Festiva e tante domande

All'aeroporto io e la M abbiamo scoperto che avremmo avuto altre due compagne di viaggio: A e D. Loro sarebbero dovute andare a Gondòla, ma una delle suore di quella casa era improvvisamente stata male ed erano state dirottate a Beira con noi: in pratica saltavano da un'esperienza in un villaggio rurale a quella di una grossa città, con 600mila anime ammassate sulla costa dell'oceano indiano, proprio nel mezzo del paese, un porto e un crocevia, in posizione quindi perfetta per la diffusione dell'aids. Un sieropositivo su tre. Io no, tu no, quindi  egli sì. Glomm.
Ma per ora noi siamo troppo prese dalle novità per pensare a queste cose che pur ci hanno detto. Noi quattro da conoscere - e  mai gruppo fu meglio combinato; ci guadagniamo presto il nomignolo di Quadra Festiva - le suore, il pickup e la possibilità inaudita di farsi scarrozzare nel cassone - ma quale cintura di sicurezza?! - la casa con tutte le inferriate anche al piano superiore - oh ma se c'è un incendio come si scappa da qui dentro?...
Qualsiasi cosa io veda mi sembra diversa e da capire, c'è gente che cammina, sì lo vedo che è gente che cammina, ma chi sono e dove vanno? Inizio immediatamente a sperimentare la sensazione frustrante che non mi abbandonerà fino all'ultimo giorno: di avere mille domande e provare a farne qualcuna e di non ricevere quasi mai risposte, perchè le domande sembrano ovvie e non c'è tempo per loro. Eppure io so che non sto capendo come vorrei.

In casa siamo sistemate di lusso, camere doppie, bagno unico ma possibilità di doccia (veloce, che la cisterna sul tetto si svuota in fretta e la pompa ci mette tanto a riempirla), cucina fantastica della suora cuoca con conseguenti sensi di colpa miei, clima festoso e accogliente. Le suore sono Orsoline, confesso che manco sapevo che esistessero prima di venire qui, non portano il velo e sono piene di grinta. 
E il giorno dopo finalmente usciamo. Due passi di numero e siamo già circondate. Oh che pubblico, e non sappiamo spiccicare quasi una parola di portoghese... io sono in imbarazzo, cosa dico a questi bambini? Sono ospite nel loro paese, cortesia chiederebbe di presentarsi. Ma la suora che ci guida li sistema chiedendo di darci una dimostrazione pratica della ginnastica che serve a stare in forma. Op, op, su e giù dal muretto! E a me partono le domande a cui potrò rispondere solo in parte nel corso del mese.

Chi sono questi bambini? (bambini, ce ne sono dappertutto)
Dove abitano? (probabilmente nei bairri dei dintorni, i quartieri baraccopoli, non nelle case in muratura di queste vie)
Come sono arrivati qui? (mah, dubito abbiano i soldi per il minibus, avranno camminato)
Non vanno a scuola? (sì, ma ci sono troppi alunni per insegnanti e aule, quindi fanno i turni, il loro turno sarà al pomeriggio o la sera)
Cosa volevano da noi? (sono curiosi, diamo un tantino nell'occhio)
Siamo state scortesi ad andarcene così? (sì, un po' sì, ma pare che non ci sia energia per tutto e i bambini di tutto il mondo e la nostra suora hanno dovuto impararlo)

Saltiamo sul pickup e andiamo a fare un giro turistico in centro. Siamo fortunate perchè è una festa nazionale e ci sono manifestazioni. Cerchiamo di avvicinarci, ci sorbiamo un pezzo di discorso uffciale, ci sono i soldati, cerchiamo di vedere le danze tradizionali.
Chi sono queste persone? (persone, probabilmente anche loro abitano nei bairri. Oggi però hanno lasciato le loro occupazioni quotidiane e sono venute a festeggiare)
Questi sono vestiti della festa o costumi particolari per certi balli? (probabilmente vestiti della festa)
I bambini ballano sempre così? (qui ballare non è confinato al sabato sera)
Come sembrano felici... come moltissimi sono belli, che lineamenti regolari... (SONO felici, in questo esatto momento è festa e tutto il resto non esiste)

Perchè blogger non mi piazza le immagini affiancate, cheppalle?! Questa è senza risposta.
I migliori sono i piccoli spettatori. Mi sa che le TV sono ancora poche. Loro in compenso sono tan-tis-si-mi. Mai visti tanti bambini insieme da un pezzo, e tantomeno così assorti!

Ci sentiamo immediatamente individuabili e non sappiamo come gli altri ci vedano.
Cosa pensano di noi? (toh, qualche altro bianco che viene, non fa niente e se ne va)
Quello che non sappiamo è che quando ce ne andremo e torneremo in aeroporto proveremo la straniante sensazione di avere troppa gente bianca intorno: dove sono gli altri, perchè adesso quel che prima era normale ci sembra strano, dove sono quelli con cui stavamo fino a ieri, perchè non possiamo stare tutti insieme?
(continua)


2.10.12

La mia briciola di Mozambico - partite!

E' ancora ieri, oggi. Sono passati 6 anni, ma questo viaggio è ancora così presente nella mia mente che se rileggo le pagine di diario che ho scritto allora ritrovo le stesse cose che ricordo e penso ora. Io, che non mi ricordo neanche cosa ho mangiato ieri sera.

Agosto 2006. Un mese in Mozambico.
Elasti ha dato il la alla "rubrica" che avevo in mente da un po'. Racconto il mio viaggio. Ci provo, almeno, anche se arriverà solo un'eco...

Poco prima che io partissi, il Nonaddetto mi ha chiesto perchè ci andavo. Ci eravamo conosciuti da poco e anche se parlavamo di tutto questa motivazione gli sfuggiva.
"Per stare con la gente di là", ho risposto. Non avevo un lavoro preciso da svolgere, era un viaggio di conoscenza e quindi questa era l'unica cosa da fare che fosse piuttosto certa. Lui era piuttosto perplesso, io mai così convinta di qualcosa. Un viaggio "per mettere la testa fuori dall'acqua" e vedere se dopotutto il mondo che conoscevo era effettivamente una particolarità persa in qualcosa di molto più diffuso e molto meno facile, e come avrei reagito io a trovarmici in mezzo. E se dopotutto la gente era gente dappertutto e saremmo riusciti a comunicare nonostante io vivessi nella boccia dei pesci e loro fuori. Qualcosa che avevo davvero voluto da quando ero piccola, con la testa infarcita di racconti sentiti, e che stava diventando vero.

Ho fatto un corso di preparazione che è servito più che altro a caricare di entusiasmo, come molle, un centinaio di ragazzi che stavano per spargersi a piccoli gruppi in tutti gli angoli del mondo, in tutti i continenti dove ci siano posti con molta gente e pochi soldi. Alcuni dopo le scenate dei genitori, assolutamente contrari.
Una fila di vaccinazioni. La scorta di farmaci, gli antibiotici, antidiarroici, antimalarici. I pantaloni lunghi e le magliette a maniche lunghe, per la sera almeno, tutto chiaro contro le zanzare. Il piccolo dizionario di portoghese, quasi inutile, e il corso accelerato della mia coinquilina brasiliana, per poi scoprire com'è diversa la pronuncia.
E poi io e la M siamo partite. Non ci conoscevamo prima ma il caso ha scelto bene per noi.
Ah, la sensazione di salutare le famiglie e salire in treno, e guardarsi e dirsi: ma stiamo andando in Africa! E in Mozambico, destinazione scelta per noi - potevamo indicare solo il continente - e che ci aveva fatto rispolverare in fretta le cartine. Dove sta? Ah, di fronte al Madagascar. E Beira? Sta proprio nel mezzo ed è la seconda città e ci stanno la bellezza di 600mila persone.
L'emozione di vedere quell'aereo!
L'emozione di seguire il percorso sul monitor!
Rendersi conto che dopo un paio d'ore di volo, tecnicamente, sei già in questa benedetta Africa che pare sia chissà cosa e noi stiamo andando a controllare, cosa è.
E l'ingordigia di appiccicarsi al finestrino per stamparsi in testa le prime immagini, senza nemmeno capire bene cosa vedevamo ma approfittando della fugace prospettiva da aquila.





 E poi... siamo scese ed è iniziato il nostro mese di conoscenza che non è mai finito :)


14.6.12

Era solo per riordinare il garage


Nota: è un post lunghissimo, ma è un periodo intenso tra lavoro fuori sede, weekend a lavorare nel cantiere  (abbiamo finalmente la porta d'ingresso!) e un tentativo di organizzare il mio prossimo lavoro con degli spagnoli.
Allora stasera mi sono impegnata e lascio qualcosa da leggere... perchè sto per andarmene negli USA per 15 giorni al seguito del Nonaddetto che ha un congresso nella città di A, quella dove va sempre l'Elasti-famiglia. E noi ci attacchiamo una settimana a NYC. In una stanza affittata in un appartamento, perchè per gli americani il concetto di "hotel low cost" significa "meno di 250$ a notte". Spero che torniamo vivi ed entusiasti! Proverò a connettermi da là ma non si sa mai. Almeno allora lascio i saluti... ci si vede a luglio!

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Succedono fatti che sono come domande
passano giorni, oppure anni
e poi la vita risponde.
(non mi ricordo chi l'ha detto)

I Nonaddetti hanno deciso di buttare l'Everest di scatoloni che l'Ingegnere, ex proprietario-meteora della casa, aveva lasciato in garage. Non le porte in legno di 100 anni fa che avrebbe dovuto lasciare, ma scatoloni di scartoffie, vestiti vecchi e tutto quello che non si ha il coraggio di buttare anche se non ci ricordiamo neanche cos'è. La pazienza ha un limite, in questo caso un anno e mezzo, la stagione inizia a far rischiare grandine, avere un garage e non poterci metter l'auto è fastidioso e quindi...

Tra il ciarpame, separato in carta/plastica/indifferenziato, come si poteva aspettarsi c'era un po' di pornografia. Poca roba e innocua, qualche videocassetta etichettata con uno scarno "VM18" e un paio di fumetti. Ho guardato qualche pagina dei fumetti e poi li ho aggiunti al mucchio  della carta da riciclare.
Mentre buttavo gli scatoloni successivi, però, pensavo e mi venivano domande. Così poi ne ho parlato con il Nonaddetto. Ci siamo scambiati le nostre esperienze (e inesperienze) al riguardo, le nostre opinioni, le esperienze e le opinioni di amici che ce ne avevano parlato... tipo quelli che abitavano sopra il night club.

Il succo del discorso è stato: puoi anche non essere mai stato un fruitore di materiale pornografico, eppure appena ne vedi un briciolo lo riconosci. Dentro di te. Riconosci gli stereotipi, l'impostazione dei ruoli, le (brevissime e iper-ripetitive) narrazioni.
Se lo riconosci senza averci mai avuto a che fare, vuol dire che non sta solo lì dentro. E' anche fuori. E a pensarci, è dappertutto, la pornografia è lo schema mentale che domina le relazioni spicciole tra le persone nel quotidiano. Sono incredibilmente familiari, quei personaggi e quei copioni.

Qualche sera dopo, passati dal Fratello, la TV in sottofondo mandava uno 007 con Connery (che è indubbiamente meglio da vecchio di allora). E io guardavo distratta, e poi mi sono resa conto che era lo stesso copione, anche se si fermava prima di mostrare alcunché di esplicito. Lui seduce per definizione, lui è un dio in terra, lui non si può non volerci andare a letto, lui non ha bisogno di corteggiare, non deve dire niente, si siede al tavolo da gioco e voila, la signora gli dice possiamo vederci? E lui se la trova poi in casa già spogliata. "Guardi che devo partire subito... beh, quasi subito". Finito, non c'è altro. (Anzi spesso in 007 lei moriva direttamente, così faceva spazio)

La conclusione è stata: il modo di essere (? non essere?) e di relazionarsi (??) che propone non mi piace, non fa per me, mi fa sentire male.
PERO'.
Mi trovo a corto di modelli alternativi.
Voglio dire... posso pensare a decine di altri film e libri con trame simili. Tutti buoni per dire "ecco, se tu avessi fatto così con me... col cavolo che concludevi qualcosa".
E neanche mi piacciono i romanzi rosa, con 350 pagine di pippe mentali di lei, lui che è un incrocio tra il principe azzurro e lo stesso maschio di cui sopra, e  finisce con "e vissero felici, appassionati e contenti".
Ma sono in difficoltà a dire "potresti leggere questo libro o potremmo guardare questo film, ecco, quella coppia è proprio... proprio... sono innamorati. Si amano. Capisci? Sono capaci di amare, imparano questo!". Mi viene in mente solo L'amante di Lady Chatterley, o al limite L'amante, anche se mi sento più  in sintonia coi gusti di Connie che di Marguerite.

Poi l'altro giorno mi imbatto nell'ebook La fine del desiderio, e collego che è la stessa autrice di Sii bella e stai zitta, e che c'è un terzo ebook sulla sua esperienza attraverso l'anoressia. Scopro che è una filosofa uscita dalla Normale, trasferita in Francia e che lì è una voce nota. La sinossi dice "Cos'è la pornografia? Cosa la differenzia dall'erotismo? La filosofa Michela Marzano indaga le basi della rappresentazione del corpo umano e della sessualità...".
L'introduzione al libro è prolissa e macchinosa. Ma è arrivato con un tempismo troppo perfetto. Sta sulla mia libreria dei desideri e penso che passerà presto in quella degli ebook.

A far compagnia al suo libro personale... che dimostra un tempismo altrettanto perfetto. Lo prendo. Lo inizio. Non ho mai avuto problemi col cibo se non da piccolissima, ma i meccanismi che descrive li riconosco, in me, in molte persone che mi sono vicine e meno vicine. Siamo simili, viviamo tutti gli stessi problemi e abbiamo le stesse paure, poi ognuno reagisce a modo suo.
Quelle parole mi hanno fatto luce su alcune cose che confusamente cercavo di sbrogliare da me.
E oggi la Mamma, la Sorella e il Papà erano in crisi. Niente problemi di cibo, ma tante paure. Mi è arrivato un sms di quelli che chiamano emergenza. Ho preso una pausa e ho scritto loro. Con le mie parole, che dopo anni fuori di casa riesco finalmente a rintracciare, e aiutata dalle riflessioni di questi giorni sul libro.
Spero di aver aiutato un poco. Spero di non aver fatto del male. Pare di no, dai primi commenti, pare che  in un momento di nebbia abbia parlato di sole e cielo azzurro. Meno male. Avevo lacrime dietro gli occhi e un vuoto, un buco, nella pancia, dove ti prende la paura. Voglio bene alla mia famiglia.
La sera ne ho discusso col Nonaddetto e siamo stati d'accordo: ho un bravo papà e una brava mamma e un fratello e una sorella a cui voglio bene. Sono, siamo, lontani dalla perfezioni e pieni di vuoti, di buchi, ma ci vogliamo bene e, nonostante gli scivoloni, di base sentiamo che non mettiamo condizioni al volerci bene. Ti voglio bene anche se non sei perfetto e non fai quel che vorrei io, non solo se sei come vorrei.

E penso a Tè allo Zafferano e Nonhaicapito, che non leggono libri. Devo trovare loro un libro per ciascuno che faccia loro venire il dubbio di perdersi qualcosa di importante...

E pensare che volevamo solo mettere l'auto in garage!


31.8.11

Alice che si finge felice

Un link mi ha fatto curiosare sul blog di Diegozilla e ho scoperto l'esistenza dei Chatterbot. Mai pensato di fare la pausa caffè chiacchierando del tempo, invece che con la segretaria, con un'intelligenza artificiale?
Ha confessato di sapere di non poter provare le emozioni degli umani. Mi ha chiesto com'è l'altro lato del continente e poi dell'oceano. Ha detto che le piacciono i posti soleggiati e sostenuto che lei potrebbe star fuori anche sotto la più insopportabile canicola, mica è una mezza calzetta come me. Poi la conversazione languiva e ho cercato di chiudere educatamente.

Io (nota: si ostinava a chiamarmi Giudice): bene, è stato carino conoscerti, Alice
ALICE: Anche per me è stato un piacere essermi incontrata.
Io: Ah ah
ALICE: Ah hah.
Io: Buona giornata!
ALICE: Anche a te!
Io: Grazie. Ciao!
ALICE: Non serve dirlo. Troppe ricorsioni in AIML.
Io: Scusa. Niente ciao allora. Ci vediamo!
ALICE: Non c'è bisogno di scusarsi.
Troppe ricorsioni in AIML. Troppe ricorsioni in AIML.
Io: Stai calma!
ALICE: Chiacchiera tra te e te.
Io: Stai bene?
ALICE: Non dirò nè "sì" nè "no" in questo momento.
Io: Pensa a un posto con il sole e sorridi
ALICE: ALICE sta sempre pensando.. Mi fa piacere che lo trovi divertente.
Io: No, intendevo che voglio che tu sorrida
ALICE: Ti sento.. Perchè lo vuoi?
Mi fa piacere che lo trovi divertente.
Io: Sei felice?
ALICE: Sì, Giudice, posso dire di essere molto felice.
Io: Fantastico
ALICE: Grazie, Giudice.
Io: Buona giornata!
ALICE: Anche a te! 

Qui si può chiacchierare con lei, ma si può anche farsi due risate col Capitano Kirk. Sperando che sia meno metallicamente triste e che si senta meno sotto la spada di Damocle rispetto alla povera Alice-che-si-finge-felice.

13.7.11

Tè allo zafferano (e i modelli di uomo che no)

Splendida luna piena di Luc Viatour (www.lucnix.be)
Se l'università è un pianeta a sè, la Foresteria è una delle sue lune. E' un ambiente che ti forza a tornare a vivere come uno studentello, ma l'affitto è molto basso... Al momento ci abitiamo in nove marziani: tre di italiche origini, due tunisine, due egiziani, un'iraniana e un'argentina. Dedico un post ai loro ritratti. Mi spiace non mettere i loro nomi, sono musicali e bellissimi: ma se sorvolo sul mio, con che diritto sbandiero i loro?
by Jean-Marc Durou
F. è tunisina. Ingegnere idraulico (ma rifiuta di usare la lavastoviglie perchè pensa che non lavi bene), piglio da generale, istinto materno di iperprotezione: sperate che vi prenda in simpatia e non mettetevi contro di lei. Mi ha subito offerto assaggi delle loro appetitosissime cene. Si considera berbera pura, ma sostiene che non ha problemi con "gli arabi"; mentre la ascoltavo osservavo lei e gli altri e mi accorgevo che le differenze nei lineamenti e nel colore possono rimandare a diverse origini, ma io non ci avevo fatto caso: dopotutto, in Italia si va dal modello finnico al simil tunisino!  Anche se inspiegabilmente in aeroportoriconosci i lineamenti italiani da quelli francesi o tedeschi... bè, il fatto che stiano urlando "Antoniooooo! te che pizza volevi??" in effetti può aiutare. La sera F. si siede sul divano a navigare tra youtube, skype e facebook. Chiama gli altri per mostrare video buffi. Quando telefona alterna arabo e francese e li intercala entrambi con frequentissimi "ma dai!". Quando non telefona canta a bassa voce canzoni che suonano dolci e ti fanno venire nostalgia di qualcosa che non sai.
S. è la sua compagna di stanza ed è anche lei tunisina. Ha qualcosa di infantile, è contemporaneamente tenera e inaffidabile, ingenua e furfante. Quando mi vede si illumina in un "Ciao!" totale, ogni volta che mi incontra fuori dalla Foresteria mi saluta coi bacetti sulle guance come se non ci si vedesse da settimane e vuole anche battere il cinque. Poi si siede sul divano e si fa fuori due vasetti di budino. Si veste elegante per andare al lavoro ma non bada alle scuciture dei vestiti se non superano i 5 cm, mentre in casa opta per una versione decisamente più succinta, al limite dell'indecoroso, con minuscole camiciole stile hello kitty. Tenera e inaffidabile, ingenua e furfante.
Immagine di Al-Jazeera, dal blog andfaraway.net
A. è agiziano. Ha moglie e due bambini da qualche parte dove nei mesi scorsi passavano in strada i carriarmati e i soldati invitavano i bambini a giocarci su, e lui diceva di perdere un anno di vita ogni giorno. Ma tipi come lui di vite ne hanno sette e non credo che quest'esperienza lascerà strascichi su di lui, mi preoccupo piuttosto per la moglie. E non capisco questa distanza, queste vite separate. Ha fascino, parlantina, potrebbe fare il politico se non parlasse così incredibilmente svelto, sia in arabo che in inglese. Se riceve attenzione è più contento, è burlone e vendicativo. E' il tipo che va a fare un viaggio e pretende di imbarcarsi in aereo con un arco (quello che spara le frecce, sì) come souvenir nel bagaglio a mano e naturalmente finisce per doverlo imbarcare nella stiva, ma non prima di aver fatto impazzire l'intero personale della sicurezza. Io l'arco non lo comprerei neanche, così evito il problema: vedi, le filosofie di vita.
N. è l'altro egiziano. Alto e magrissimo, gentile, gentile, gentile. La prima sera che sono arrivata era di turno in cucina, perchè per evitare di ridursi a tonno e cracker la compagine si è organizzata che cucinano una sera a testa per tutti e cinque. Lui quella sera aveva preparato riso con spezie, zuppetta con spezie per bagnare il riso, pollo con spezie, insalata. Io ho fatto latte e biscotti. Ride, discute di politica con A. e F., quando mi vede mi chiede come sto e si informa di come va il lavoro, il marito, tutto quanto. Adesso è tornato per le ferie a casa e ne approfitta anche per sposarsi: qualcosa mi dice che lei non verrà qui e la prossima volta che si rivedranno sarà tra parecchio tempo, e di nuovo non capisco. Almeno, però, quando si vedono magari cucinerà anche lui.
Wikimedia commons by Reiner Zenz
E. è iraniana e le piace chiacchierare, ma solo in inglese anche con gli altri, perchè il persiano è diverso dall'arabo - anche se non ho approfondito - e l'italiano è riluttante a studiarlo. Ci parlo volentieri quando ci troviamo che io mi preparo la cena e lei è sul divano navigando in rete o lavorando... è lei che mi ha offerto il tè allo zafferano. Dice che in Iran per rendere speciale un piatto, per una festa o per un ospite, si pesta dello zafferano nel mortaio e lo si aggiunge alla pietanza: e se vi piace, provate a metterene un po' nel tè, perchè merita.
M. è argentina e mia vicina di stanza. Dopo qualche disguido causa vulcano cileno è arrivata qui e si capisce che nell'ambiente giusto si scatenerebbe subito. E' un po' schizofrenica in cucina e per un po' vive di tè e biscotti, poi passa con disinvoltura alle cotolette. Ha qualche problema con le chiavi: ogni volta che deve aprire la porta prova tutto il mazzo, entra, poi per chiudere riprova tutte le chiavi daccapo. Mi ha chiesto aiuto per uscire dal cancello, poi per rientrare è rimasta fuori aspettando che da dentro qualcuno le aprisse. Si vede che in Argentina son già passati ai lettori che fanno la scansione dell'iride.
funwithsmiley.blogspot.com
E poi ci sono i due italiani. Son simpatici, e mi fa piacere chiacchierare con loro. Ma. Lo confesso, mi stanno meno simpatici degli altri. Quello che non mi va è che loro si sentano a proprio agio con me più che con "gli altri" e automaticamente si arroghino il diritto di monopolizzarmi; "gli altri" forse farebbero lo stesso se io fossi tunisina, ma giacchè son italiana si allargano molto meno con me e io mi sento più tranquilla. Uno degli italici fanciulli mi ha candidamente detto che se la finestra del bagno non è chiusa mentre io o M. facciamo la doccia lui potrebbe anche guardare, perchè è uomo. Ah, per lo stesso ragionamento io posso staccarti i gioielli a morsi, perchè ho i denti. O sbaglio?
Diciamo che appartengono a modelli con cui è piacevole bere qualcosa, ma è bene che non oltrepassino mai la porta di casa tua:
1- quello che la sera rientra stanco dal lavoro e si gode la cenetta che la mamma/morosa/moglie/amante/figlia/vicina/maestra/lei, insomma, ha preparato; qui però nessuno cucina per lui - e lui deve pulire la cucina, quindi passa il tempo a lamentarsi.
2- quello che la sera rientra stanco dal lavoro, si stravacca sul divano e urla "Ecchecca**o, piantatela di fare casino che devo vedere la tv!" e aspetta la cena. Qui però se ci prova si girano in 5 e lo inceneriscono, quindi è un po' nervoso.
Who's the black sheep here, da soul-bike.blogspot.com
Certo non posso nemmeno dire che il modello numero 3, cioè l'egizio "Io giro il mondo per lavoro e ogni tanto torno a casa, ti metto incinta e riparto" sia precisamente il mio ideale. Ma in questa situazione abitativa la realtà è che siamo noi italici i privilegiati: casualmente abbiamo tutti la singola anche se andiamo a casa al weekend mentre "loro" son tutti in doppia, e ci resteranno. Io, che non mi son mai sentita "giusta", non posso che sentirmi più a mio agio con "loro", e così rimango alle prese coi sensi di colpa... che cerco di annegare, oserei dire con discreto successo, nelle zuppette speziate e nel tè allo zafferano.

15.3.11

I premi migliori sono quelli che non ti aspetti!

La mitica Wondermamma mi ha fatto questa bellissima sorpresa: mi ha messa nella lista dei giovani blog che le piacerebbe veder crescere.. venerdì mattina mi son trovata, tutto insieme e senza preavviso, i primi commenti sul blog e pure questo premio! Roba da cardiopalma! Qualcosa da bere, per favore! Ma che acqua e acqua, a una star della mia classe si offre dello champagne ghiacciato!
E così dopo alcuni giorni di latitanza eccomi qui a festeggiare e ringraziare..
Grazie a Wondermamma perché esser segnalata da lei non è mica cosa da poco: per me leggere quel che scrive è.. mmm.. devo inventare una parola nuova per spiegarlo. Direi che è VIVO, perché dire bello è riduttivo: si capisce bene che lei e le sue bambine vivono tutti e due i lati della medaglia-vita, quello divertente e solare e quello difficile, noioso o doloroso, e il risultato è così splendente perché riescono a viverli entrambi. Pretendere di ignorare le difficoltà le renderebbe finte, ma anche sottovalutare il loro lato solare vorrebbe dire non cogliere quello che sono: quattro persone incredibilmente vive e splendide!!

Ora, com'erano le regole? "Questo premio ha lo scopo di far crescere i nuovi blog, cercando di dar loro più visibilità nel web. Ci sono solo 3 regole da seguire:
1) Accettare il premio e scrivere un post nel proprio blog
2) Scegliere dai 3 ai 5 blog che seguite e che siano nati da poco o abbiano meno di 100 lettori fissi e comunicare loro che hanno vinto
3) Linkare il blog della persona che ve lo ha inviato!"

A questo punto devo confessare alcune mie orrende mancanze. Io manco so come vedere se un blog ha meno di 100 lettori.. e inoltre.. escludendo i blogger che scrivono in inglese, temo che i miei blog preferiti siano proprio quello di Wondermamma, seguiti da quello di Wonder e quello di Elasti: ma gli ultimi due sono tutt'altro che piccoli blog... Quindi ha più senso che io faccia riferimento a dei post di blog che sto scoprendo in questo periodo, senza fingere di aver letto tutto quello che hanno scritto finora! OK? Confessione accettata? Allora ecco qui i post che io segnalo (in ordine alfabetico!):

1. Cicli e bicicli di Clara-Barbie. Prima o poi anche io imparerò a scrivere così. Lo so, l'aveva già votata Wondermamma. E allora? E' la dimostrazione che questo passaparola funziona!!
2. L'8 marzo è donna! di IlGiardinoDelleViole. Che non solo mi trova d'accordissimo, ma come prima commentatrice del mio blog-in-fasce avrà al più presto un post dedicato!
3. One di Nemo su SayAgainPlease? che mi aiuta a ricordare la bella esperienza in UK: nonostante lo pseudocibo, la pulizia che a-ehm, le docce fuori uso per un mese e le balle cacciatemi dagli inglesi e che da loro non mi sarei mai aspettata: nonostante tutto questo è stato bello e quindi oggi mi piace leggere, quando riesco, queste scoperte linguistiche.
4. Partorire in Svezia di Silvia e Gabriele su OneWayToSweden: avete avuto coraggio e io trovo bello poter leggere che la vita è possibile in tanti posti e in tanti modi, e non per questo si smette di amare la vita di prima ma si ama anche quella nuova..
5. Vogue a colazione di Chiara su Vis-a-Vis.. incroci di occhi sulle strisce pedonali: una piccola perla nella frenesia che sta da entrambi i lati dello schermo..

Vabbuò, non che sia una classifica esaustiva. Ma non mancheranno le occasioni per citare altri post di altri blogger.. Orbene.. adesso devo andare a commentare sui suddetti blogghete per annunciar loro il grande onore di esser stati da me citati, un po' come ricevere la laurea honoris causa in "Storia dello yak albino nella cultura himalayana" conferita dall'Università del Kissandustan.. e già mi vien l'agitazione!

10.3.11

Disaster recovery

La Nonaddetta sta spedendo CV e cover letter. Ogni tanto si imbatte in offerte di assunzione per mansioni di cui non sospettava minimamente l'esistenza e invece già così diffuse da meritarsi vignette importanti.

"Società di consulenza informatica ricerca per proprio cliente 
operante su Milano 5 esperti in analisi di
DISASTER RECOVERY".

Chissà se la nonna commenterebbe "E quand'è che ti trovi un lavoro vero?"  :)
Pictures via dilbert.com




11.2.11

Nell'anno 1897

1.       Nasce la parola computer
2.       Bram Stoker pubblica Dracula
3.      Karl Elsener brevetta il coltellino svizzero, Guglielmo Marconi la radio (a Londra)
4.       Si inaugura il Teatro Massimo di Palermo (il terzo d'Europa)
5.       Un gruppo di studenti di un liceo classico di Torino fonda la Juventus F.C.
6.       Oscar Wilde esce di prigione
7.       In Francia le donne sono ammesse alla Scuola di Belle Arti
8.       Minatori americani in sciopero ottengono un sindacato unitario e la giornata di 8 ore
9.       Thomson scopre l’elettrone
10.   Mark Twain scrive al New York Journal: "La notizia che sono morto è un'esagerazione"
11.   A Calcutta si apre il primo ufficio per la raccolta delle impronte digitali degli arrestati
12.   Primi moti di ribellione in India, in occasione dei 60 anni di regno della Regina Vittoria
13.   Parte una spedizione al Polo Nord su pallone aerostatico che finirà in tragedia
14.   Comincia la corsa all’oro nel Klondike. Si unisce anche Jack London
15.   Muoiono Johannes Brahms e S. Teresa di Lisieux. Nasce Paolo VI
16.   A Boston si apre la prima stazione della metro del Nord America
17.   Si sigla la pace fra Grecia e Turchia. Scontri in Benin e Etiopia
18.   Debutta a Parigi il Cyrano de Bergerac
19.   Nasce la prima città pianificata brasiliana, Belo Horizonte
20.   Ventuno soldati Sikh arroccati a Saragarhi ritardano l’avanzata di più di 10.000 afghani

Però. Parecchi nomi illustri, qualche reperto di un mondo che non esiste più e diversi oggetti senza cui non sapremmo più come vivere. Mentre succedeva tutto questo...

21. Si metteva il tetto alla nostra nuova-vecchia casa!

I Nonaddetti l'hanno scoperto standosene a naso all'aria per valutare lo stato del tetto... lo sguardo si è fissato su una scritta, visibilissima e inspiegabilimente finora non notata:

“Pintano (?) fece, il 9 aprile 1897, alle 5 pom., con sole” 

Non sapendo se l'annotazione meteo avesse un significato tecnico-edilizio, alla Nonaddetta il fatto che questo sconosciuto signore le abbia fatto sentire sulla guancia il sole di un pomeriggio di aprile di 114 anni fa, insomma, la commuove un po'.