4.10.11

♥ ♥ ♥

Someone told me

do not dwell in the past,

do not dream of the future,
concentrate the mind
on the present moment.

Oggi ho realizzato che
Volevo lavorare perchè le persone e "l'ambiente" potessero andare più d'accordo
Il mio lavoro ha questo obiettivo
Non godermelo perchè potrebbe finire alla fine dell'anno prossimo
O per quattro urla di qualcuno
O per la stanchezza
Non vale davvero la pena:
Evviva! Sto facendo quello che mi piace ♥

14.9.11

Puntaspilli

Ti hanno minacciato una grandinata. Anche se in questi giorni il tempo è più variabile che sereno certo non sembra promettere grandine all’improvviso, ma la minaccia ha buttato un’ombra sul tuo pezzettino di terra, e nel cuore. E più della desolazione che la grandine, se arrivasse, lascerebbe a terra tra le foglie peste e i frutti uccisi, è odioso il disprezzo che lui, con la sigaretta all’angolo della bocca, ti versa in capo a coronamento della possibile distruzione: che se il tuo orto fosse divelto, sarebbe per giustizia divina perché te lo meriti perché era un brutto orto perché sei un incapace – sul suo, non cadrebbe nemmeno un chicco.
Però tu fischietti quando fai l’orto. Tratti le piantine con gentilezza, te ne prendi cura andando anche un po’ più in là del bordo del tuo orticello, e ogni tanto ti dimentichi che stai vangando perché hai visto una bella farfalla, o una bella nuvola. Se passo di là ci si saluta, magari mi regali due pomodori - e te ne dimentichi subito dopo, ma ti ricordi delle mele che ti ho portato io.
Certo che il suo, orto, è professionale. Non c’è paragone. Ci sbircio dentro se posso, e spesso mi sorbisco interminabili di monologhi sulle sue meraviglie – monologhi, che intervenire, anche solo a monosillabi, è impossibile - a volte reagisce a qualcosa che ho buttato là, ma è già tre frasi più avanti. Lo faccio perché ho un orticello anch’io, ma come te sembro l’hobbysta della domenica. Allora cerco di imparare qualche segreto della sua indubbia arte, mi chiedo quando ha imparato questa infinità di cose, e lo ammiro. E apparentemente ci tiene molto a spiegarmi tutto, proprio tutto.
Ma curiosamente la conclusione è sempre la stessa: quando me ne vado sono svuotata, triste, dubito serissimamente di poter mai combinare qualcosa di buono e da qualche parte monta una sorda aggressività che non so contro cosa sfogare. E capisco che non lo fa per cattiveria ma per fragilità, ma è una fragilità devastante.
Wikipedia, Vegetable garden
E adesso sono qui che temo per il tuo orticello, e ti vedo assentire mortificato e concordare che non sarebbe una gran perdita, non è certo un orto professionale, pazienza. Fanno male a me questi spilli, non so come potrebbero non far male a te, ma non so come difenderti.
Vorrei solo dirti, appena lui se ne sarà tornato ad ammirare il suo regno, ed è indubbio che sia infinitamente migliore dei nostri fazzoletti di terra, dirti che forse non diventeremo mai veri orticoltori ma, se dovessi proprio scegliere, preferisco passare per il vialetto dove ti sento fischiettare, farsi due chiacchiere, regalarti una mela e ripartire mangiandomi un pomodoro un po’ ammaccato, giocando a trovare le forme alle nuvole.

Aggiornamento: dopotutto, per ora non ha grandinato :)

Sgranchirsi le dita dei piedi

Un bagno in cui fare la doccia. Con l'acqua calda.
Una scala con gli scalini invece dei pioli.
Una cucina. Dei mobili in cui mettere i piatti e le pentole, invece degli scaffali di metallo in camera.
L'acqua in cucina, invece che nel bagno al piano terra. Anche calda.
Un piano cottura a gas, con 4 fuochi, invece del fornellino da campeggio con un fuocherello solitario.
Il copriletto ricamato dalla nonna, di cui finalmente dopo anni capisci la bellezza. Magari è il caso di dirglielo.
Un inatteso mese di ferie.
Passare il mese di ferie facendo lavori alla Casa, beneficiando dell'aiuto di parenti e amici.
Inaugurare il barbecue per i parenti e gli amici.
Interrompere il mese di ferie-lavoro per un matrimonio. Aspettarne un altro in settembre.
Parlare un po' con tre mamme-in-attesa. Felici, spaventate, pazze di ormoni, stanche, curiose.
Passare da soli, io e il Nonaddetto, quasi tutti i giorni dell'ultima settimana del mese di ferie-lavoro.
Tornare alla Foresteria e scoprire che la Dracena e la Pachira non sono ridotte a un seccume mummificato ma sono fresche come se le avessi lasciate il giorno prima. Consigliatissime.
Ritrovare facce felici a ricordare le vacanze, e altre che per esorcizzare un po' di malinconia si sbottonano un po' a raccontare di casa.
Assaggiare dolcetti tunisini, dolcetti egiziani, dolcetti iraniani e cioccolato svizzero e di Modica in una specie di follia collettiva di festicciole di rientro.
Regalare cioccolato e vedere i sorrisi delle persone che non si aspettavano di riceverlo davvero.
Sentirsi offrire piantine per il giardino. O frutta.
Fare due parole con una persona che finora avevi solo salutato passando.
Scoprire con incredulità che il paesaggio ti sembra di nuovo bello, belli gli ippocastani cresciuti a formare un'unica enorme chioma come una coppia dopo tanti anni di matrimonio, bello il cielo, belli i colori.
Spedire mail a persone che non vedi da molto e ricevere una bella risposta.
Leggere un bel libro.
Averne una pila che aspetta.
Scoprire un'associazione dall'altra parte del mondo che lavora in un Paese che ti sta a cuore e sperare che pian piano si costruirà una rete.
Scoprire un video che ti piace per una canzone che ti piace.
Comprare piccole meravigliose piastrelline fatte a mano in USA e ricevere il pacco.
Trovare altre piastrelle per la Casa. Finalmente quelle giuste. Al prezzo giusto.
Destinare le piastrelline artigianali a quadretti, e intanto prenderci gusto a chiacchierare via mail con chi le ha fatte.
Ricevere dei CD che ti piacevano tanto e ti mancavano.
Vedere i lavori alla Casa progredire con ritmo lento o serrato, ma progredire sempre.
La micia che quando torni al venerdì inizia a miagolare che sei ancora in cortile e poi si arruffiana fino alla mattina successiva, dormendo ai tuoi piedi.
Ricordarsi di quell'amico, marito di amica e ora papà di tre, che ti diceva scherzando: la vie c'est fantastique, pourquoi tu te la complique?

Ah non era proprio così? OK. Il dialogo vero, bellissimo, tra i due angeli del cielo sopra Berlino è circa questo...


Damiel: È  bello vivere di spirito, testimoniare per l’eternità soltanto quello che c’è di spirituale nella mente degli uomini. Ma a volte sono stanco della mia esistenza spirituale. Invece di aleggiare sempre lassù vorrei sentire un peso crescere in me per porre fine all’infinito e legarmi alla terra. Vorrei essere capace, a ogni passo, a ogni soffio di vento, di dire “ora”, “adesso”, e non più “per sempre” e “per l’eternità”. Sedermi a un tavolino ed essere salutato, anche solo con un cenno. Ogni volta che abbiamo preso parte alle cose umane, era per finta. La lotta con un uomo, l’anca lussata: per finta. Prendere un pesce: per finta. Sedersi a tavola, mangiare e bere: per finta. Agnello arrostito e vino, là nelle tende nel deserto: soltanto per finta. No, non chiedo di piantare un albero o di concepire un figlio, mi basterebbe tornare la sera dopo una lunga giornata e dar da mangiare al gatto, come Philip Marlowe. Avere la febbre. Le dita annerite dal giornale. Commuovermi non soltanto con la mente, ma per la linea di una nuca, per un orecchio. Mentire! Sfacciatamente! Sentire le ossa che si muovono con te mentre cammini. Tirare a indovinare, invece di sapere sempre tutto. Poter dire “aah”, “oh”, “ehi”, invece di “sì” e “amen”.

Cassiel: essere capace, per una volta, di entusiasmarsi per il male. Tirare fuori dai passanti tutti i demoni della terra e scacciarli nel mondo. Essere selvaggi.

Damiel: O almeno sapere che cosa si prova a togliersi le scarpe sotto il tavolo e sgranchirsi le dita dei piedi.

31.8.11

Alice che si finge felice

Un link mi ha fatto curiosare sul blog di Diegozilla e ho scoperto l'esistenza dei Chatterbot. Mai pensato di fare la pausa caffè chiacchierando del tempo, invece che con la segretaria, con un'intelligenza artificiale?
Ha confessato di sapere di non poter provare le emozioni degli umani. Mi ha chiesto com'è l'altro lato del continente e poi dell'oceano. Ha detto che le piacciono i posti soleggiati e sostenuto che lei potrebbe star fuori anche sotto la più insopportabile canicola, mica è una mezza calzetta come me. Poi la conversazione languiva e ho cercato di chiudere educatamente.

Io (nota: si ostinava a chiamarmi Giudice): bene, è stato carino conoscerti, Alice
ALICE: Anche per me è stato un piacere essermi incontrata.
Io: Ah ah
ALICE: Ah hah.
Io: Buona giornata!
ALICE: Anche a te!
Io: Grazie. Ciao!
ALICE: Non serve dirlo. Troppe ricorsioni in AIML.
Io: Scusa. Niente ciao allora. Ci vediamo!
ALICE: Non c'è bisogno di scusarsi.
Troppe ricorsioni in AIML. Troppe ricorsioni in AIML.
Io: Stai calma!
ALICE: Chiacchiera tra te e te.
Io: Stai bene?
ALICE: Non dirò nè "sì" nè "no" in questo momento.
Io: Pensa a un posto con il sole e sorridi
ALICE: ALICE sta sempre pensando.. Mi fa piacere che lo trovi divertente.
Io: No, intendevo che voglio che tu sorrida
ALICE: Ti sento.. Perchè lo vuoi?
Mi fa piacere che lo trovi divertente.
Io: Sei felice?
ALICE: Sì, Giudice, posso dire di essere molto felice.
Io: Fantastico
ALICE: Grazie, Giudice.
Io: Buona giornata!
ALICE: Anche a te! 

Qui si può chiacchierare con lei, ma si può anche farsi due risate col Capitano Kirk. Sperando che sia meno metallicamente triste e che si senta meno sotto la spada di Damocle rispetto alla povera Alice-che-si-finge-felice.

19.8.11

Al fiume

Conosco una famiglia con tre figli:
- NumeroUno, famoso per essere tranquillo come uno tsunami;
- NumeroDue, guanciotte tonde e codine bionde, degna sorella di suo fratello;
- NumeroTre, ciliegina sulla torta.

Per qualche hanno ho fatto l'animatrice di frontiera al loro paesello. Dico di frontiera perché il paesello sta a circa 700 m slm, quindi è "là sui monti" ben contrapposto a "qua in piano", e tra "i monti" e "il piano" (che sta a 300 m slm) non corre troppo buon sangue.
I genitori di NumeroUno-Due-Tre sono ottimi rappresentanti, non senza buone ragioni, di questo campanilismo all'ennesima potenza, dove la cittadozza che ha amministrativamente fagocitato il paesello mal lo sopporta ("quei montanari") e il paesello fagocitato non sopporta affatto la cittadozza ("ci hanno chiuso la posta e vorrebbero chiudere pure la scuola? E comunque il nostro carro di carnevale vince sempre la sfilata"). In questo contesto, per un pianuricolo avventurarsi al paesello può presentare alcuni rischi più o meno velati.

Io ero chiamata a rimpolpare l'esiguo numero di animatori disposti a offrire un'attività socializzante che i ragazzini potessero fruire senza doversi spostare nella cittadozza. Nel gruppo c'erano sia NumeroUno che NumeroDue, mentre il terzo stava ancora sulla nuvoletta in attesa di venire giù.
Ho iniziato a recarmi al paesello ogni sabato pomeriggio e ogni volta venivo picchiata. Dai bambini. Capitemi, i più grandini delle elementari hanno una stazza paragonabile alla mia, alle medie parecchi mi superano. E la lotta è impari: io non posso picchiare loro o rischio la denuncia.
NumeroUno era tra i picchiatori, nonostante mi conoscesse da quando senza dubbio la più alta ero io. Durante le "attività" non stava fermo un secondo facendo venire il mal-di-mare-in-montagna a tutti gli altri, comuni mortali, che perdevano il filo della storia per colpa sua mentre lui la seguiva sempre benissimo - anche a testa in giù, strisciando sotto una sedia o passando e assestandoti un calcio o un pugno. Finché, illuminata, gli ho detto "Ma NumeroUno, se mi picchi mi fai male e se mi fai male io penso che non mi vuoi bene". Ha spalancato gli occhi e ha smesso.
Gradualmente mi hanno accettata tutti e alla fine eravamo come panna e cioccolato. Quando me ne sono andata mi hanno scritto una letterina commoventissima che ho ancora incorniciata e appesa.

Anni dopo ho reincontrato NumeroUno durante le feste natalizie: babysitterava NumeroTre cercando evitare che si infilasse sotto le auto che giravano per il piazzale, o che falciasse correndo le vecchiette che cercavano di arrivare presto al caldo. Mi ha detto:
"NumeroTre non sta fermo un secondo e bisogna corrergli dietro in continuazione, anche a casa, sempre di corsa e io certe volte mi sento stanco..."
NumeroUno! Quello che sfiniva tutti una volta eri tu! Oh-oh... mi si è un po' stretto il cuore perché ho visto che stava diventando grande.

Brian Stansberry da Wikimedia commons e lakdasun.com
Forse crescere vuol dire perdere quell'energia esplosiva e incontenibile. Ma conto, dato che l'energia non si crea e non si distrugge, che si limiti a trasformarsi in un'energia più incanalata, a volte forse sotterranea, ma potenzialmente più possente. Spero che NumeroUno, e non solo lui, adesso che non è più una sorgente che saltella e ti spruzza, trovi un bel modo, il suo modo, di essere un fiume: placido tranne qualche piena, e con tutta l'acqua necessaria per la vita di molti.

9.8.11

Nome: Scorpio. Cognome: avreipreferitononincontrarti

A traslocare nelle Bucoliche c'è anche il rovescio della medaglia. Di solito lo riconosci perchè ha troppe zampe.
Regola aurea: dove abito io, chiunque sia sorpreso in casa e risulti possessore di zampe in numero pari a sei, otto o superiore è condannato a subita e istantanea morte.
Potrei anche concedere la grazia, possibilità molto più concreta se sei una coccinella o una farfalla, ma in linea generale: SPLAT!
Va da sè che se sei un ragno gigante che manco un film dell'orrore, o uno scorpione, le possibilità di cavartela oscillano tra lo zero assoluto e il nulla. Infatti la lista dei valorosi caduti ha già una sua consistenza.
Eppure.
Codesta orrida creatura è la prova vivente (almeno quando l'ho vista per l'ultima volta) che mai dire mai.
In considerazione del fatto che stava in uno scatolone di viveri che io, ignara, ho svuotato a mani nude senza riportare punture...
In considerazione del fatto che magari ha provato senza successo a pungermi, ma non l'ho colto sul fatto e quindi vale il beneficio del dubbio...
In considerazione del fatto che quando l'ho visto (=quando ho riguardato nello scatolone dopo aver fatto un salto indietro) se ne stava rincantucciato e spaventato, in trappola...
In considerazione del fatto che, essendo appunto lui/lei in trappola, ho avuto il tempo di pensarci su, e uccidere a sangue freddo è più difficile...
Ebbene, la pena di morte è stata commutata in reclusione in un vasetto puzzoso di pomodoro scarpariello (buono, lo so, ma non per farci l'aerosol) e successivo esilio, spero perenne, a 20 km di distanza.
La seduta è tolta, ma i prossimi si ricordino che l'eccezione conferma la regola: SPLAT!

8.8.11

Un po’ castello, un po’ villa, un po’ casa sull’albero







Un castello con mura di pietra in cui dama e cavaliere cenano al lume di candela, perché l’unica lampadina non è sufficiente e anche i lampioni fuori son tanto pochi che le stelle si moltiplicano. È la Via Lattea quel chiarore? Poi il pavimento si popola di fili, triple e prolunghe e il XXI secolo riesplode in tutti i suoi watt. E siamo in rete!
Una villa di campagna, viti e alberi e orti e galline e mucche per vicini, vetri ondulati dal tempo, scuri di legno, San Giuseppe guarda il cortile dal mosaico, un pavimento in cementine uscito dritto da un film di Tim Burton (Johnny Depp non incluso) che bianco non torna ma lucido abbastanza, altri in cotto che aspettano il loro turno di pulizia per mostrare il loro colore. Un terrazzino da cui la micia osserva il mondo nuovo che la aspetta. Con punte di scarsissima approvazione in concomitanza con il transito di altri gatti in cortile.



 

Una casa sull’albero in cui arrampicarsi su scale a pioli per raggiungere il primo piano o la mansarda. Un po’ circo, anche, se contemporaneamente ti improvvisi equilibrista per portare da basso i piatti da lavare o di sopra quelli puliti. Finché il suocero (sant’uomo) passa a vedere e sentenzia che “non è molto pratico”: la scala di legno a gradini riprende il suo posto e la casa è un po’ meno sull’albero e molto più user friendly.




 

I Nonaddetti hanno traslocato. Due settimane fa e con una settimana di anticipo sulle previsioni, causa inattesa solerzia delll’omino incaricato di piombare il contatore del gas nell’appartamento. Sono stati aiutati da diverse persone tra cui spicca l’assenza dei genitori della Nonaddetta, tenuti all’oscuro di tutto (credo) onde evitare crisi di ansia (loro e poi mie) e il rischio di eliminazione delle loro ferie per aiutare nel trasloco. Sono incerta se quando glielo dirò saranno solo sorpresi (traslocato? davvero?), anche tristi (tu non ci vuoi, ah, mondo crudele!) o decisamente furiosi (siete pazzi!).
 
Si sono accampati in un’ala della casa che per ora non sarà coinvolta nei lavori di restauro. Adesso, con parenti e amici, sono addettissimi a procedere con i lavori e, intanto, nel trasformare quest’accampamento in un campeggio a due stelle: una per l’acqua corrente, l’altra per il wi-fi. L’importante è poterci sopravvivere fino al prossimo trasloco, che si spera arrivi prima del freddo: pochi metri più in là, nella stessa casa, una casa vera – la nostra!