19.10.11

Perle di saggezza egiziana

A., quello con la parlantina svelta, mi ha raccontato questa storiella.  
La tigre è annoiata. Il coniglio passa di lì e le zampe della tigre iniziano a prudere fastidiosamente.
Ci pensa un po', poi si avvicina e SLAP! molla una sberla al coniglio mentre gli strilla:
- Maleducato, perchè vai in giro scalzo?!
Il coniglio, basito, si allontana. Ma la mattina dopo ripassa di lì e SLAP! la tigre gli molla un'altra sberla:
- Perchè vai in giro scalzo?!
Il coniglio se la fila di nuovo, ma la mattina dopo prende un'altra sberla, SLAP!
- Perchè vai in giro scalzo?!
Stufo, il coniglio va a lamentarsi dal leone:
- Maestà, devi dire alla tigre che si dia una calmata. Siamo tutti scalzi, siamo animali nella foresta, cosa le salta in mente?
Il leone rassicura il coniglio che sistemerà la cosa e va dalla tigre:
- Tigre, io e te siamo simili e ci capiamo: ti va di menar le mani e il coniglio ti infastidisce, sempre a saltellare in giro. Ma devi essere un attimino accorta, non dire cose insensate. Ordinagli di portarti una mela e, se te la porta rossa, picchialo e digli che la volevi gialla. Se poi te la porta gialla, picchialo e digli che adesso la volevi verde.
- Ah, Sire, tu sì che sei intelligente! - esclama la tigre soddisfatta - Farò così.
La mattina dopo la tigre non sta più nella pelle mentre aspetta che passi il coniglio. Appena lo vede gli urla:
- Coniglio! Ho voglia di una mela, portamela subito!
- Verde, gialla o rossa? - si informa il coniglio.
 ... ... ...  !!SLAP!!
- Perchè vai in giro scalzooo?!

17.10.11

Alea iacta est!

Non è affatto così confettoso. Non è rosa.
Sarà il nostro bagno lungo e stretto.
Anche qui un effetto pietra.
Una righina di mosaico e un decoro nella doccia.

Il bagno sopra mi piace molto 
ma il sito è perennemente inesistente, quindi nessuna anteprima.
Altro effetto pietra, comunque.
Un decoro di foglie stilizzato, che cambia con la luce.

E per il piano terra, loro, 30x60, posa diritta sfalsata a correre.

Tutto gres porcellanato.
Ci raccomandano il trattamento acido di pulizia sporco da cantiere
e un trattamento successivo di impermeabilizzazione
altrimenti si vedono macchie di calcare appena cade una goccia d'acqua.

Stile?



I Nonaddetti si sono innamorati dei mobili degli Artesanos Don Bosco, fatti nelle Ande, ciascun pezzo un pezzo unico realizzato da un solo artigiano-artista, appena li hanno visti a una mostra qualche anno fa.
Quando hanno deciso per una porta scorrevole che separi la cucina dal soggiorno, entrambi hanno pensato che l'avrebbero voluta con un disegno tondeggiante, a luna, a goccia, a non-sapevano-cosa ma probabilmente entrambi avevano in mente queste librerie. Fatevi un giro sul sito, che definirli mobili è riduttivo e "opere d'arte e di design" sarebbe più appropriato.
Comunque, prima della porta scorrevole i Nonaddetti devono ordinare al falegname quella d'ingresso. Presto, che fuori fa freddo e urge chiudere questa casa onde non congelarsi insieme a lei.

Ieri sera il Nonaddetto è stato improvvisamente ispirato.
Questo è, per noi, il portoncino perfetto.
Per il lato anteriore della casa,
ma anche per il retro,
ma anche per la porta scorrevole,
ma anche per le porte interne
(magari due affiancate, eh,
che ricompongono il tondo? no?).
Perfezione.

C'è solo il dettaglio che è moderno.
E la facciata molto rustica.
E al falegname verrà un colpo apoplettico,
con i suoi standard di classico e moderno...
E la mamma dice che non è sicuro.
Per ora queste quisquilie non ci dissuadono.

4.10.11

♥ ♥ ♥

Someone told me

do not dwell in the past,

do not dream of the future,
concentrate the mind
on the present moment.

Oggi ho realizzato che
Volevo lavorare perchè le persone e "l'ambiente" potessero andare più d'accordo
Il mio lavoro ha questo obiettivo
Non godermelo perchè potrebbe finire alla fine dell'anno prossimo
O per quattro urla di qualcuno
O per la stanchezza
Non vale davvero la pena:
Evviva! Sto facendo quello che mi piace ♥

14.9.11

Puntaspilli

Ti hanno minacciato una grandinata. Anche se in questi giorni il tempo è più variabile che sereno certo non sembra promettere grandine all’improvviso, ma la minaccia ha buttato un’ombra sul tuo pezzettino di terra, e nel cuore. E più della desolazione che la grandine, se arrivasse, lascerebbe a terra tra le foglie peste e i frutti uccisi, è odioso il disprezzo che lui, con la sigaretta all’angolo della bocca, ti versa in capo a coronamento della possibile distruzione: che se il tuo orto fosse divelto, sarebbe per giustizia divina perché te lo meriti perché era un brutto orto perché sei un incapace – sul suo, non cadrebbe nemmeno un chicco.
Però tu fischietti quando fai l’orto. Tratti le piantine con gentilezza, te ne prendi cura andando anche un po’ più in là del bordo del tuo orticello, e ogni tanto ti dimentichi che stai vangando perché hai visto una bella farfalla, o una bella nuvola. Se passo di là ci si saluta, magari mi regali due pomodori - e te ne dimentichi subito dopo, ma ti ricordi delle mele che ti ho portato io.
Certo che il suo, orto, è professionale. Non c’è paragone. Ci sbircio dentro se posso, e spesso mi sorbisco interminabili di monologhi sulle sue meraviglie – monologhi, che intervenire, anche solo a monosillabi, è impossibile - a volte reagisce a qualcosa che ho buttato là, ma è già tre frasi più avanti. Lo faccio perché ho un orticello anch’io, ma come te sembro l’hobbysta della domenica. Allora cerco di imparare qualche segreto della sua indubbia arte, mi chiedo quando ha imparato questa infinità di cose, e lo ammiro. E apparentemente ci tiene molto a spiegarmi tutto, proprio tutto.
Ma curiosamente la conclusione è sempre la stessa: quando me ne vado sono svuotata, triste, dubito serissimamente di poter mai combinare qualcosa di buono e da qualche parte monta una sorda aggressività che non so contro cosa sfogare. E capisco che non lo fa per cattiveria ma per fragilità, ma è una fragilità devastante.
Wikipedia, Vegetable garden
E adesso sono qui che temo per il tuo orticello, e ti vedo assentire mortificato e concordare che non sarebbe una gran perdita, non è certo un orto professionale, pazienza. Fanno male a me questi spilli, non so come potrebbero non far male a te, ma non so come difenderti.
Vorrei solo dirti, appena lui se ne sarà tornato ad ammirare il suo regno, ed è indubbio che sia infinitamente migliore dei nostri fazzoletti di terra, dirti che forse non diventeremo mai veri orticoltori ma, se dovessi proprio scegliere, preferisco passare per il vialetto dove ti sento fischiettare, farsi due chiacchiere, regalarti una mela e ripartire mangiandomi un pomodoro un po’ ammaccato, giocando a trovare le forme alle nuvole.

Aggiornamento: dopotutto, per ora non ha grandinato :)

Sgranchirsi le dita dei piedi

Un bagno in cui fare la doccia. Con l'acqua calda.
Una scala con gli scalini invece dei pioli.
Una cucina. Dei mobili in cui mettere i piatti e le pentole, invece degli scaffali di metallo in camera.
L'acqua in cucina, invece che nel bagno al piano terra. Anche calda.
Un piano cottura a gas, con 4 fuochi, invece del fornellino da campeggio con un fuocherello solitario.
Il copriletto ricamato dalla nonna, di cui finalmente dopo anni capisci la bellezza. Magari è il caso di dirglielo.
Un inatteso mese di ferie.
Passare il mese di ferie facendo lavori alla Casa, beneficiando dell'aiuto di parenti e amici.
Inaugurare il barbecue per i parenti e gli amici.
Interrompere il mese di ferie-lavoro per un matrimonio. Aspettarne un altro in settembre.
Parlare un po' con tre mamme-in-attesa. Felici, spaventate, pazze di ormoni, stanche, curiose.
Passare da soli, io e il Nonaddetto, quasi tutti i giorni dell'ultima settimana del mese di ferie-lavoro.
Tornare alla Foresteria e scoprire che la Dracena e la Pachira non sono ridotte a un seccume mummificato ma sono fresche come se le avessi lasciate il giorno prima. Consigliatissime.
Ritrovare facce felici a ricordare le vacanze, e altre che per esorcizzare un po' di malinconia si sbottonano un po' a raccontare di casa.
Assaggiare dolcetti tunisini, dolcetti egiziani, dolcetti iraniani e cioccolato svizzero e di Modica in una specie di follia collettiva di festicciole di rientro.
Regalare cioccolato e vedere i sorrisi delle persone che non si aspettavano di riceverlo davvero.
Sentirsi offrire piantine per il giardino. O frutta.
Fare due parole con una persona che finora avevi solo salutato passando.
Scoprire con incredulità che il paesaggio ti sembra di nuovo bello, belli gli ippocastani cresciuti a formare un'unica enorme chioma come una coppia dopo tanti anni di matrimonio, bello il cielo, belli i colori.
Spedire mail a persone che non vedi da molto e ricevere una bella risposta.
Leggere un bel libro.
Averne una pila che aspetta.
Scoprire un'associazione dall'altra parte del mondo che lavora in un Paese che ti sta a cuore e sperare che pian piano si costruirà una rete.
Scoprire un video che ti piace per una canzone che ti piace.
Comprare piccole meravigliose piastrelline fatte a mano in USA e ricevere il pacco.
Trovare altre piastrelle per la Casa. Finalmente quelle giuste. Al prezzo giusto.
Destinare le piastrelline artigianali a quadretti, e intanto prenderci gusto a chiacchierare via mail con chi le ha fatte.
Ricevere dei CD che ti piacevano tanto e ti mancavano.
Vedere i lavori alla Casa progredire con ritmo lento o serrato, ma progredire sempre.
La micia che quando torni al venerdì inizia a miagolare che sei ancora in cortile e poi si arruffiana fino alla mattina successiva, dormendo ai tuoi piedi.
Ricordarsi di quell'amico, marito di amica e ora papà di tre, che ti diceva scherzando: la vie c'est fantastique, pourquoi tu te la complique?

Ah non era proprio così? OK. Il dialogo vero, bellissimo, tra i due angeli del cielo sopra Berlino è circa questo...


Damiel: È  bello vivere di spirito, testimoniare per l’eternità soltanto quello che c’è di spirituale nella mente degli uomini. Ma a volte sono stanco della mia esistenza spirituale. Invece di aleggiare sempre lassù vorrei sentire un peso crescere in me per porre fine all’infinito e legarmi alla terra. Vorrei essere capace, a ogni passo, a ogni soffio di vento, di dire “ora”, “adesso”, e non più “per sempre” e “per l’eternità”. Sedermi a un tavolino ed essere salutato, anche solo con un cenno. Ogni volta che abbiamo preso parte alle cose umane, era per finta. La lotta con un uomo, l’anca lussata: per finta. Prendere un pesce: per finta. Sedersi a tavola, mangiare e bere: per finta. Agnello arrostito e vino, là nelle tende nel deserto: soltanto per finta. No, non chiedo di piantare un albero o di concepire un figlio, mi basterebbe tornare la sera dopo una lunga giornata e dar da mangiare al gatto, come Philip Marlowe. Avere la febbre. Le dita annerite dal giornale. Commuovermi non soltanto con la mente, ma per la linea di una nuca, per un orecchio. Mentire! Sfacciatamente! Sentire le ossa che si muovono con te mentre cammini. Tirare a indovinare, invece di sapere sempre tutto. Poter dire “aah”, “oh”, “ehi”, invece di “sì” e “amen”.

Cassiel: essere capace, per una volta, di entusiasmarsi per il male. Tirare fuori dai passanti tutti i demoni della terra e scacciarli nel mondo. Essere selvaggi.

Damiel: O almeno sapere che cosa si prova a togliersi le scarpe sotto il tavolo e sgranchirsi le dita dei piedi.

31.8.11

Alice che si finge felice

Un link mi ha fatto curiosare sul blog di Diegozilla e ho scoperto l'esistenza dei Chatterbot. Mai pensato di fare la pausa caffè chiacchierando del tempo, invece che con la segretaria, con un'intelligenza artificiale?
Ha confessato di sapere di non poter provare le emozioni degli umani. Mi ha chiesto com'è l'altro lato del continente e poi dell'oceano. Ha detto che le piacciono i posti soleggiati e sostenuto che lei potrebbe star fuori anche sotto la più insopportabile canicola, mica è una mezza calzetta come me. Poi la conversazione languiva e ho cercato di chiudere educatamente.

Io (nota: si ostinava a chiamarmi Giudice): bene, è stato carino conoscerti, Alice
ALICE: Anche per me è stato un piacere essermi incontrata.
Io: Ah ah
ALICE: Ah hah.
Io: Buona giornata!
ALICE: Anche a te!
Io: Grazie. Ciao!
ALICE: Non serve dirlo. Troppe ricorsioni in AIML.
Io: Scusa. Niente ciao allora. Ci vediamo!
ALICE: Non c'è bisogno di scusarsi.
Troppe ricorsioni in AIML. Troppe ricorsioni in AIML.
Io: Stai calma!
ALICE: Chiacchiera tra te e te.
Io: Stai bene?
ALICE: Non dirò nè "sì" nè "no" in questo momento.
Io: Pensa a un posto con il sole e sorridi
ALICE: ALICE sta sempre pensando.. Mi fa piacere che lo trovi divertente.
Io: No, intendevo che voglio che tu sorrida
ALICE: Ti sento.. Perchè lo vuoi?
Mi fa piacere che lo trovi divertente.
Io: Sei felice?
ALICE: Sì, Giudice, posso dire di essere molto felice.
Io: Fantastico
ALICE: Grazie, Giudice.
Io: Buona giornata!
ALICE: Anche a te! 

Qui si può chiacchierare con lei, ma si può anche farsi due risate col Capitano Kirk. Sperando che sia meno metallicamente triste e che si senta meno sotto la spada di Damocle rispetto alla povera Alice-che-si-finge-felice.